Davanti ai microfoni dicono che i rapporti sono ottimali e che ognuno vuole il bene dell’altro. Amministrazione comunale di Taranto e Taranto FC 1927 dietro le quinte, ma neanche tanto poi, si punzecchiano e anzi arrivano a farsi anche qualche dispettuccio.
La questione stadio Iacovone (non il nuovo, ancora su carta, ma il vecchio e fatiscente da concedere in deroga al club sportivo, almeno sino al 31 dicembre) sta diventando stucchevole (ipotesi Vibo Valentia, tirata fuori farebbe ridere mezza Italia, ndc) e come al solito gli avvoltoi della politica la girano a pretesto per vivacizzare il proprio ruolo di opposizione. Ci sta, fa parte del gioco, della dialettica politica, appunto.
Ma qui, ora, serve soltanto un pizzico di buonsenso da parte di tutti. Si conceda questo benedetto nullaosta per l’utilizzo dello Iacovone da inserire nella pratica di iscrizione al prossimo campionato di Lega Pro. Si trovi un accordo economico con chi è moroso (che ridere quelli che dicono che è normale non pagare i canoni di utilizzo di un bene pubblico, magari tra qualche tempo ci diranno anche di non pagare una multa, o le tasse perché tanto in gran parte d’Italia si fa così!), gli si tolga qualsiasi alibi e soprattutto lo si aiuti a trovare un’altra casa dopo il 31 dicembre 2023, se è vero che cominceranno i lavori del nuovo stadio Iacovone.
Vero, non sarebbe un atto dovuto ma una giusta mano tesa nei confronti di un club che comunque rappresenta Taranto nella terza serie calcistica nazionale che di suo deve convincersi (avrebbe già dovuto farlo dallo scorso novembre, quando fu presentato il progetto del nuovo impianto) che la riqualificazione è una strada economicamente e tecnicamente non praticabile sebbene forzatamente percorsa dai soliti bastian contrari.
Forse non è chiaro a tutti quello che vuole lo zar di palazzo di città! Lui chiede solo sottomissione ai suoi voleri poi tutto si risolve.