È giunto alla nona edizione il Due Mari Winefest che non si presenta come un semplice evento enogastronomico ma come un progetto culturale. Abbiamo chiesto a Stefania Ressa, sua co-fondatrice, il motivo di questa scelta.
«Abbiamo sempre pensato di avere una missione ben precisa: divulgare conoscenza intorno al mondo dell’enologia. La nostra missione è anche quella di arricchire quel processo di marketing territoriale che sta coinvolgendo Taranto mettendo al centro le sue risorse migliori che sono il vino, il comparto agroalimentare e il mare». Sul mare è ricaduta la scelta di optare per la location di “Ketós – Centro Euromediterraneo del mare e dei cetacei” per ospitare l’incontro “Mito e DNA all’origine dei vitigni pugliesi” con il professore agronomo Attilio Scienza.
Il legame evidenziato da Stefania Ressa tra il vino e il mare, dimora della Jonian Dolphin Conservation, emerge anche da una recente collaborazione che ha visto la fondazione di ricerca coinvolta in un progetto di sostenibilità ambientale con la cantina San Giorgio del gruppo Tinazzi. (Per approfondire leggi qui https://www.corriereditaranto.it/2023/05/28/un-brindisi-con-i-cetacei-del-golfo-di-taranto-1/).
“Suggestioni” è il tema di questa nona edizione e al professore abbiamo chiesto come si lascia suggestionare dal panorama enologico pugliese. Per Attilio Scienza una delle suggestioni più interessanti e stimolanti è il ripercorrere all’indietro la storia della viticoltura, di questa varietà locale. «Molto spesso siamo dei contemporanei e viviamo nella quotidianità ma ci dimentichiamo che quello che abbiamo è arrivato da un lungo percorso. L’analisi del DNA ha rivelato delle origini insospettate. Molti miti, molte fonti letterarie e storiche sono state contraddette proprio da queste analisi che hanno dimostrato come molte delle varietà che noi coltiviamo non sono nate qui ma sono arrivate con popoli che, in tempi diversi, si sono spostati. Molto spesso questo materiale che è arrivato da lontano, si è incrociato con il materiale che è qui». Ha aggiunto che è accaduto quel che accade con gli incontri tra le persone: la storia delle varie età del vino è un po’ come la storia degli uomini. «Basti pensare all’incontro genetico tra i greci del IV-V-VI secolo a.C. con le donne locali. Da quest’incontro si sono formati nuovi geni e i vitigni hanno subito la stessa storia. Portati da Oriente, non solo dai greci ma da altri popoli precedenti, hanno trovato qui delle varietà locali meno produttive. Si sono incrociate dando origine a varietà che noi ora coltiviamo».
Questi intrecci la suggestionano ma da quanto ci dice si può affermare che vada rivisto il concetto di “vini autoctoni”?
«Certamente! Se noi osserviamo l’origine della parola “autoctono” vuol dire di quella terra ma dalla terra non è nato niente. Autoctonia è invece un concetto che lega un vitigno ad un territorio nel senso che è autoctono quel vitigno dove si esprime meglio. È il territorio che è autoctono, non il vitigno quindi autoctonia vuol dire che il vitigno ha trovato qui, e non in altre parti, un luogo ideale per esprimersi e quindi è autoctono per quello, non perché le sue radici sono su questa terra».
All’evento sono giunti i saluti istituzionali dell’Assessore regionale Agricoltura, Industria Agroalimentare del Vicesindaco e Assessore allo Sviluppo Economico e all’Innovazione.

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