La vigna, la vite ed il vino

La lavorazione delle terre ha sempre caratterizzato la Puglia ed il Meridione, i prodotti che nascevano dal duro lavoro e dalla dedizione dei contadini, sin dagli albori, servivano principalmente al sostentamento delle stesse famiglie; negli anni a venire si sono costruite e sviluppate aziende che hanno anche esportato questi prodotti, oggi riconosciuti, a livello nazionale ed internazionale.

Questa continua crescita è certificata anche dai dati, aggiornati nel 2022 dall’Istat, che mostrano come la Puglia registri un valore del 40% in più rispetto alla media storica sulla produzione di vino. In tutta l’Italia invece i vini bianchi hanno riscontrato una produzione più attiva, influenzata da vini spumanti, rispetto ai rossi.

La nostra realtà locale non ha lasciato scivolare questi sviluppi e, negli anni, si è resa partecipe di alcune iniziative per promuovere la qualità del vino pugliese. Attraverso il progetto culturale “Due Mari Wine Fest”, giunto alla sua nona edizione e ideato da Stefania Ressa, Fabio Romandini e Andrea Romandini, i cittadini trascorrono delle giornate tra workshop, degustazioni di cibi tradizionali tarantini e di vini pregiati. Oltre agli approfondimenti, alla conoscenza e alle curiosità sui vini, viene anche assegnato il “Premio Due Mari WINEFEST” che per questo anno ha visto protagoniste 11 cantine pugliesi, giudicate dall’agronomo Attilio Scienza, alcuni appassionati e dall’AIS, Associazione Italiana Sommelier.

L’evento enogastronomico, che è diventato un punto di riferimento per la città di Taranto, lascia spazio ai tre colori del vino, il rosso, il bianco ed il rosato. Da sempre associati a determinati pasti per accompagnare ed esaltare il gusto e gli aromi, oggi anche il vino preferisce essere bevuto senza nessuna “etichetta” come spiegato da Attilio Scienza, agronomo e responsabile Produzione di Feudi di San Giorgio, co-fondatore della Simonit and Sirch, “gli accostamenti che  venivano rispettati in passato del vino rosso per la carne, del bianco per il pesce ed il rosato e spumante per gli antipasti, si può dire che sia passato di moda” e continua “oggi la gente vuole anche sperimentare i sapori facendo combinazioni differenti tra i pasti ed il vino, basta che quest’ultimo non manchi sulla tavola”.

Inoltre questo è stata dedicata la linea di vini, ai tre cetacei del Golfo di Taranto “Pontos”, vino Primitivo Salento Igp; “Idros” Chardonnay Puglia Igp ed infine, “Toosa” il Primitivo Rosato Salento Igp.

Nonostante il coinvolgimento di questo prodotto in diverse attività della città, la forte crescita di produzione dell’anno precedente, i dati del 2023 in continuo aggiornamento, non sono così positivi. Le cause sono principalmente dovute al cambiamento climatico, che si è riversato nei terreni provocando un rallentamento dei lavori all’interno delle vigne, procurando alle foglie le infezioni e la malattia denominata peronospora; ed il fenomeno delle cantine piene di vino non venduto, dovuto al blocco causato dalla pandemia che non permette il conferimento dell’uva al 100%, creando disagi ai produttori.

La malattia che ha colpito il meridione nel 2023, la peronospora, è arrivata in Europa a metà ‘800, “ha un ciclo molto particolare che si sviluppa in ambienti umidi e poco caldi” racconta Scienza “un’alga che, una volta entrata nel mesofilo della foglia si diffonde si di essa. Questa malattia va prevenuta e non curata, attraverso l’utilizzo di prodotti specifici che possono bloccare il suo ciclo e sperare di salvare il grappolo evitando la riduzione della produzione e della qualità di quello che rimane”.

Gli ambienti meridionali non hanno mai avuto problemi di peronospora, ma principalmente di oidio, ma le condizioni climatiche di questo hanno cambiato profondamente il percorso delle vigne.

“I terrei intrisi di acqua non hanno consentito ai mezzi agricoli ed ai trattori di poter entrare e trattare. L‘agricoltore aspettando che il terreno si asciugasse, ha consentito al fungo di diffondersi” afferma Attilio Scienza. In questo caso è la natura ha dettare i tempi del lavoro dell’uomo che si è trovato di fronte ad un evento eccezionale, rispetto alle regioni del nord che sono abituate a lottare con questa malattia.

Queste cosi dette calamità naturali, non si possono bloccare, perché in un modo o nell’altro vengono fuori. Una volta che si presentano, vanno gestite con molta cautela ed informazione per evitare di perdere tutto il raccolto. La natura stessa fa un auto-selezione eliminando le piante deboli che non riescono a lottare contro l’infezione e lasciando le più forti. È il ciclo della vita che come una ruota gira senza mai fermarsi, facendoci ritrovare a volte in cima altre volte in basso, alternando i momenti difficili a quelli più prosperi.

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