
Alice Cooper, Lou Reed, Aerosmith, Julian Lennon, Jason Becker, Peter Gabriel, David Lee Roth. Non si tratta di nessuno di loro, ma di un singolo uomo che con la sua chitarra è stato capace di spaziare fra generi diversi come quelli suonati dalla sfilza di artisti nell’incipit, con cui ha collaborato in modo determinante. Si chiama Steve Hunter e con la chitarra, nel suo percorso professionale, ha dimostrato di saperci fare sul serio. Appartiene alla generazione che ha inventato il Rock più duro e, direttamente dal 1948, è venuto al Museo Archeologico Nazionale di Taranto per festeggiare il suo 75° compleanno, che cade proprio il 14 giugno, e per raccontare gli aneddoti di una vita nell’ambito della sezione “Incontri e Racconti” del Medimex 2023.
Nato a Decatur, Illinois, a poche miglia dalla Blues Highway, lungo la sua carriera ha sempre mantenuto una propensione all’Hard’n’Heavy, restando altrettanto versatile rispetto alla riproduzione di sonorità Pop. Durante la serata ha conversato con i critici musicali Ernesto Assante e Gino Castaldo, ripercorrendo la storia e la produzione artistica dell’immenso Lou Reed, con cui ha inciso “Berlin” nel 1973 e due live negli anni seguenti: lo storico “Rock N Roll Animal” del 1974, indimenticabile per la sua copertina grottesca che – agli occhi di chi scrive – ha preconizzato lo stile Punk e Metal degli anni a venire e “Lou Reed Live” del 1975, con un approccio visivo e una tracklist molto più Glam.

A dire il vero l’accoglienza di “Berlin” all’epoca dei fatti, non fu proprio delle migliori per Lou Reed, che veniva dal grande successo commerciale “Transformer” del 1972, in cui appaiono alcune fra le milestone della storia del Rock come “Vicious”, “Perfect Day”, “Walk on the Wild Side” e “Satellite of Love”. Ma è proprio quando Lou Reed decise di riportarlo in tour nel 2008, che fra lui e il chitarrista si consolidò un rapporto di amicizia che, fino a trent’anni prima, era parso latitare. A ricordarlo è proprio Steve Hunter: «La prima volta ci incontrammo nel 1973 per incidere “Berlin” a New York, ma il feeling è arrivato dopo. Rincontrarsi sul palco dopo oltre trent’anni è stato diverso, anche perché io preferisco condividere la musica e il live e la sera stare “per i fatti miei”. La prima volta che abbiamo veramente parlato, è stata durante il tour del 2008: lui era un uomo profondo e sensibile».
Una velata “Perfect Day” ha accolto i numerosi partecipanti all’incontro nel chisotro del MArTa, ma i brividi sono arrivati quando dagli altoparlanti è iniziata a trapelare la versione live di “Sweet Jane” contenuta in “Rock N Roll Animal”. Un intro infinito; un interminabile incrocio di chitarre ha aperto il noto brano di Lou Reed, trasportando l’ascoltatore in una nuova dimensione sensoriale. Steve Hunter, però, ci ha tenuto a puntualizzare che: «Questa versione dell’intro nacque in Europa durante il tour dell’epoca per aprire “Vicious”, ma negli Usa venne usata per “Sweet Jane” perché il pubblico la voleva come prima canzone in scaletta: scoprimmo che quegli accordi ci stavano benissimo».
Un altro frammento della storia della musica si è materializzato nella città dei Due Mari, che in questo momento ha il merito e il privilegio di ospitare un festival internazionale della musica di livello sempre più alto, anno dopo anno. Non è tutto, però: al MArTa è possibile visitare, previo acquisto del biglietto ordinario, la mostra fotografica: “Lou Reed e la New York di Andy Warhol”.
Una fan, visibilmente emozionata, è poi riuscita a farsi autografare da Steve Hunter un vecchio biglietto di un live tour di Lou Reed: è proprio per questo che la musica non finisce mai.
*Tutte le foto di Simone Calienno. In copertina, da sinistra verso destra: Gino Castaldo, Steve Hunter ed Ernesto Assante






