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Che privilegio lasciarsi trafiggere il cuore dal Ritmo (con la “R” volutamente maiuscola) di Tullio De Piscopo, specie quando ciò avviene nell’edizione 2023 di Medimex – che è tutto un pertcuotersi di cose ed emozioni – con la partecipazione di una collega eccezionale come Valentina Magaletti.

Il Vintage Drum Show sarebbe bastato da solo a smuovere la coscienza della “molle Tarentum”, ma per rimarcare il concetto la sera del 15 giugno Tullio De Piscopo, uno dei batteristi italiani (e non solo) più forti di sempre, si è presentato al Teatro Fusco di Taranto per rimarcare il concetto in un vero e proprio Drum Summit. In sua compagnia un altro asso dell’ultima/prima linea di banda: Valentina Magaletti, batterista meno famosa ma apprezzatissima dalla platea, che vanta un curriculum molto ricco e tante collaborazioni di prestigio alle spalle. A dialogare con i due professionisti di piatti e tamburi, ancora una volta il critico musicale Ernesto Assante.

Non capita tutti i giorni di vedere due batterie in contemporanea sul palco, e l’aria di “sfida” (si fa per ridere) fra i batteristi, si respirava già dal foyer di Via Giovinazzi. Lui: l’inventore del ritmo alla “Tarumbò”, spalla storica di Pino Daniele, potente, instancabile, estroverso, poliedrico, virtuoso e più vigoroso che mai dopo il terzo scudetto del Napoli. Mancava da Taranto dal 2019, anno in cui sulla Rotonda di Lungomare si tenne “Il grande viaggio insieme” di Conad. Lei: elegante, precisa, orchestrale, elettronica, raffinatissima nei cambi di ritmo e sperimentale a certi livelli fra battenti e bongo.

La platea gremita del Fusco, prima di godersi le batterie, ha ascoltato le storie dei due musicisti sul palco. Tullio De Piscopo ha raccontato alcuni aneddoti che riportano a una certa “Napoli Milionaria”: «Papà era un batterista, così come mio fratello Romeo (precocemente scomparso a vent’anni, ndr) e voleva che io suonassi il contrabbasso, perché sosteneva che mancassero buoni contrabbassisti». Il ritmo scorreva nel sangue dei De Piscopo, ad ascoltare Tullio: «Iniziai a mimare l’atto di suonare il contrabbasso con un manico di scopa, ma io avrei voluto suonare la batteria come mio padre e mio fratello: per fortuna non c’erano i soldi per comprare un contrabbasso, e così…». Anche gli inizi di Valentina Magaletti risalgono all’infanzia: «Per me la batteria aveva un grande fascino, così mi regalarono un rullante e dopo un hi-hat. Come tom usavo il divano di casa!». Non per niente l’esperienza del napoletano ha ricordato come fosse comune usare i fustini del detersivo al posto dei tom, quando le lire in tasca erano poche.

Tante le memorie del musicista, fra le influenze Jazz di Art BlakeyQuincy Jones e gli incontri fortunati con Astor Piazzolla, compositore di Tango che ebbe per la prima volta l’intuizione di inserire la batteria in questo genere, affidandosi proprio a lui, e il genio di Pino Daniele. «L’ho amato fin da subito» ha affermato De Piscopo, emozionato. Il primo incontro fu curioso: «Mio padre mi disse che circolava un nuovo cantautore “forte”, e un giorno mi arrivò la telefonata di Pino Daniele. Ero di ritorno da Milano, dovevo mangiare la pizza, così ci incontrammo un venerdì a mezzogiorno davanti alla pizzeria di Port’Alba a Napoli». Il resto è storia.

Valentina Magaletti e Tullio De Piscopo duettano alla batteria

I suoni di Valentina Magaletti, invece, hanno radici più lontane. Si potrebbe dire, chiedendo in prestito a Pino Daniele le parole, che è “Tutta n’ata storia”. Molta Elettronica, approccio Industrial con piatti non convenzionali, uso di microfoni a contatto e forti influenze Dab, connotano lo stile pulito e trascinante di una batterista che ha colto l’occasione per stigmatizzare il pensiero secondo cui, lo strumento che suona, è riservato ai soli “maschi alfa”. Non a caso la video-citazione di Cindy Blackman, nota e fortissima batterista statunitense che suona uno di quei set “da piovra”, come li definirebbe De Piscopo, amante dell’essenziale per antonomasia, che ha ricordato la nano-batteria usata per eseguire alcuni brani dal vivo durante l’ultimo tour di Pino Daniele (Nero a Metà, 2014). Perché? «Troppa tecnica fa male», ci ha tenuto a puntualizzare il napoletano, battendosi il cuore come componente principale del set.

Bella ‘Mbriana, Pino Daniele, 1982

L’excursus storico è stato accompagnato da due esibizioni di Tullio De Piscopo e Valentina Magaletti, che dopo un lungo call and response si sono risolte in un unico interminabile assolo a quattro mani. Prima, però, un po’ di “Stop Bajon” per far capire chi comanda là dietro. Un vero vanto per la città aver ospitato un confronto così tecnico e, al contempo, coinvolgente. Che il ricco suono di piatti e pellami sia inteso come metafora di un percorso di rinascita culturale del territorio che non deve conoscere pause, continuando a mantenere un serrato 4/4 senza mai sbagliare un colpo, abbandonandosi all’irregolarità della Bella ‘Mbriana** accennata da Tullio solo quando ne vale davvero la pena – perché l’apparizione di una Bella ‘Mbriana, poi, da queste parti, non guasterebbe.

 

*Tutte le foto di Simone Calienno
In copertina, da sinistra verso destra: Valentina Magaletti, Ernesto Assante e Tullio De Piscopo

**La Bella ‘Mbriana è lo spirito “buono” della casa, e secondo la credenza popolare napoletana la sua apparizione è presagio di avvenimenti positivi

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