Esiste ancora la Rotonda di Lungomare o è crollata? Cantare la Bertè sotto il palco degli Skunk Anansie nel 2023 può apparire come profanazione del Rock a tutti gli effetti, ma dal momento in cui Skin, voce della band britannica, ha iniziato a stracciarsi le vesti donandosi al pubblico con tutta la sua carica e calandosi nella platea in fibrillazione, c’era poco altro da fare: “Sei bellissima-Sei bellissima-Sei bellissima” à gogo; come se non ci fosse un domani.

E sì, Skin è di una bellezza travolgente e incarna l’antieroe del modello femminile-patinato meglio di tante colleghe che passano più tempo in camerino che sul palcoscenico. Niente sermoni, niente “letterina” alla se stessa bambina, niente superfetazioni. Un solo abito di scena e un sorriso gigante che riflette la nobiltà d’animo di chi lo possiede. Irriverente, passionale, prodiga di empatia, profondamente innamorata del suo mestiere. Libera; donna: “Femmena”, avrebbe detto Pino Daniele. Questo ha dimostrato la sera del 17 giugno durante il secondo concerto di Medimex 2023, dinnanzi a migliaia di spettatori perennemente indecisi fra l’esaltazione e la commozione.
A spianare la strada a lei a ai suoi compagni d’avventura, ci hanno pensato The Murder Capital, band irlandese di ragazzacci belli Dark e affini alle sonorità di The Twilight Sad, che hanno preso subito confidenza con un pubblico ben disposto all’ondata di metallo che stava per arrivare. Ancor prima, la scenografia è stata travolta dall’inattesa grinta di una band di super giovanissimi made in Bari: i Red Room. Non arrivano a vent’anni sommando l’età di tutti, ma se le intenzioni di questi capelloni sbottonati troveranno conferma negli anni a venire, se ne sentirà parecchio parlare.

“Sei bellissima, Skin” – torniamo a noi, occupiamoci di bellezza: ce n’era da vendere ieri sera. È stato il direttore artistico del Festival, Cesare Veronico, a diffondere per primo la setlist del concerto tarantino sui suoi social. Se qualcuno se lo stesse chiedendo, sì: le hanno fatte tutte; proprio tutte e anche qualcuna in più, forse: tutte quelle che passano in radio, che fanno saltare, piangere, pensare. Gli Skunk Anansie al Medimex 2023 ricordavano una band al secondo o terzo disco, nel pieno della crescita esponenziale che anima gli artisti in erba all’inseguimento di un domani luminoso. Ma la tempra è forte quando i dischi alle spalle iniziano a diventare tanti, anche se le rughe sul volto non compaiono perché si è siglato un patto con Euterpe – non c’è altra spiegazione.
La linea di basso tracciata da Cass Lewis ha primeggiato per l’intera durata dell’esibizione, senza mai svilire il lavoro degli altri musicisti, degni di un’armonia difficile da riprodurre quando l’Hard Rock incontra le sonorità Funk applicate al Metal. Merito anche del batterista Mark Richardson, giusto commilitone di una puntuale sezione ritmica che ha permesso ad Ace di enfatizzare gli assoli di chitarra. Non è semplice star dietro a una voce come quella di Skin, che può arrivare a sfiorare le stelle, salutando dall’alto Felix Baumgartner che torna da una passeggiata di salute nella stratosfera e umiliando l’estensione naturale degli strumenti.
Nota anche per la sua carriera solista e per alcune collaborazioni italiane, fra cui spicca quella con i Marlene Kuntz ne “La canzone che scrivo per te” del lontano 2001, la voce degli Skunk Anansie si è fatta accompagnare da quella di Erika Footman, che si è divisa fra tastiere e cori, al punto da sorreggere con lealtà i virtuosismi di Skin, fornendo anche maggior solidità melodica al gruppo.
Eppure il 2001 sembrava ieri ad ascoltare gli acuti di Skin, che in certi momenti parevano registrati per la metafisica cui tendevano, in barba agli anni che dovrebbero passare per tutti allo stesso modo – ma così non è. La buona musica tiene giovani per sempre, senza contare che ci sono persone che nascono con la voce e altre che vengono al mondo con l’Orchestra Filarmonica di Vienna nei polmoni. Non è difficile capire a quale delle due categorie appartiene Skin.

I momenti da brivido sono stati tanti e per motivi diversi: da “Intellectualize My Blackness” e “Yes It’s Fucking Political”, manifesti politici a tutto tondo che non conoscono mezzi termini; a “Because of You”, “Weak as I am”, “My Ugly Boy”, “Hedonism” e “I Believed in You”, successoni internazionali che hanno consumato le stazioni radio di tutte le emettenti e i cui testi non sono da sottovalutare.

«Ci sono persone che usano Dio per perseguire persone transessuali, gay o di colore, ma se credi veramente in Dio non fai questo», ha affermato Skin dal palco, dedicando “God Loves Only You” a tutti coloro che hanno conosciuto il peso dell’intolleranza sulla loro pelle. Ma il finale agrodolce con “Secretly”, “Little Baby Swastika” e “You’ll Follow Me Down” è stato qualcosa di struggente; così struggente che è peccato rovinare la delicatezza di quegli istanti astraendone una descrizione rispettosa del dovere di cronaca: ha fatto quasi “male” – dopo il nutrito pogo sottopalco – e di fronte all’empatia del dolore non si deve che tacere.
I formalismi devono soggiacere al cospetto di un’artista di cui, per eleganza, non si scrive qui l’età, ma che nonostante il traboccare degli anni in cui è la cervicale a decidere le giornate di un essere umano, ha ancora la forza di scendere a cantare in parterre fra i suoi fan e di praticare la suprema arte dello stage diving (sì, si è tuffata sulla folla). Gli Skunk Anansie del 2023 entrano, così, a pieno titolo nell’Albo d’Oro del Medimex, come artisti che sono riusciti a instaurare il maggior rapporto d’intimità con il pubblico dopo Nick Cave nel 2022, sempre sulla Rotonda di Lungomare a Taranto, e dopo quella lucida follia di Iggy Pop in Piazza della Prefettura a Bari nel 2017: chi c’era, sa.
Per chi non c’era, questa sera ci sono gli “esami di riparazione” dell’edizione 2023, che chiuderà con Tom Morello + The Cult. E poi ci sarà Medimex 2024… Dicevamo?
*Foto in evidenza di Franzi Baroni. Ove non specificato, foto di Simone Calienno


