Astenersi nostalgici dei treni che arrivavano in orario: la sinistra riparta da Tom Morello. Il concerto di domenica sulla Rotonda di Lungomare per la terza e ultima serata di Medimex 2023, è stato il manifesto politico dell’antifascismo per eccellenza. «Giustizia, pace e Rock’n’Roll», ha urlato dal palco il chitarrista statunitense, condensando in tre parole il tour europeo che si è concluso sugli ormai ambiti scranni del Golfo di Taranto.

Tutti gli artisti che passano dal palco di Medimex rimpatriano carichi di meraviglia, increduli del tepore di una platea che va consolidandosi di anno in anno. È successo anche questa volta, in una serata d’addio che ha restituito il sapore dell’arrivederci, in cui Tom Morello è stato insignito della responsabilità di riscaldare i menischi della folla, che poi avrebbe dovuto continuare a saltare con The Cult. È andata proprio così, ma pochi istanti prima che lo storico R.A.T.M. si palesasse sul palco, è partita “Bella Ciao” – e gli spettatori cantavano, cantavano e cantavano, nonostante il solenne lutto nazionale in corso che dovrebbe impor… Bla bla bla.

I fan più esperti erano consapevoli di trovarsi davanti a un happening pregno di messaggi antifascisti, anzi «in ogni caso contro il fascismo», come ha ricordato Morello stesso fra un brano e l’altro, finendo per dedicare all’Italia e alle sue stesse origini peninsulari, uno strumentale a dir poco pazzesco: “Cato Stedman & Neptune Frost”. Come se musica e parole non bastassero per gridare con chiarezza la ferma condanna a una fase oscura della storia italiana, Morello ci ha tenuto a rimarcare il messaggio scrivendo a caratteri cubitali dietro una delle sue chitarre “Niente Fascismo”. Tutto ciò mentre continuava a suonare lo strumento con i denti, alla Jimi Hendrix. Fra i grandi chitarristi viventi, insieme a Yngwie Malmsteen, è uno dei pochissimi a portare avanti quest’antica tradizione di famiglia che fa tanto “Rock” e piace un sacco agli odontoiatri di tutto il mondo.

Tom Morello suona la chitarra con i denti e compare la scritta magica

È sempre da apprezzare il coraggio degli artisti che oggi usano il palcoscenico non per “monetizzare” i trend topic del perbenismo, bensì per perorare l’impegno sociale di cui si fanno strenui portavoce. L’antifascismo è uno dei valori che ha condotto alla democratizzazione europea, e osservare migliaia di persone che lo rivendicano alle pendici del Palazzo del Governo eretto da Mussolini nel 1934, in pieno Ventennio, stuzzica le papille gustative della rivincita, della riappropriazione, della giustizia: della libertà. Forse sarebbe anche il caso di parlare di musica, a maggior ragione sulle ceneri del teatro Alhambra che sorgeva dove troneggia ancora la mastodontica “M” che dà la forma al sopracitato Palazzo di M… orello. Sta bene così.

È difficile contare le collaborazioni maturate dal chitarrista in una carriera lunga e ricca di successi appartenenti a stili molto diversi fra loro e, a volte, anche conflittuali. Per poliedricità ricorda un jazzista moderno più che un chitarrista orientato al Metal, e lo ha dimostrato anche durante il concerto del 18 giugno a Taranto. Tante le influenze nei suoi polpastrelli e le citazioni colte di spettabili colleghi della sua levatura. Un set tutto sommato essenziale di pedali, fra cui un crybaby, un whammy e un delay, è bastato a offrire un risultato sonoro che pareva un misto di GilmourVaiFrippFogertyMooreSatriani e chi più ne ha più ne metta. Tom Morello ha raggiunto un livello olistico del suono, in cui i cambi di chitarra dalla “catasta” a bordo palco non hanno che arricchito il fraseggio totale dell’esibizione. Non si è scoperto ieri il valore musicale dello statunitense, ma le chitarre elettriche di Morello dal vivo parlano, vivono autonomamente, risplendono di luce propria e, probabilmente, al mattino escono anche a fare due passi per sgranchirsi le corde.

Il chitarrista ha eseguito assoli incredibili per tutto il concerto (foto di Franzi Baroni)

Da vero shredder, Morello ha dominato la scena fino ad abbracciare le chitarre con un sustain ai limiti del paranormale, ripercorrendo il suo repertorio con una scaletta da circa venti pezzi. L’elettronica ha fatto da padrona in ogni singolo brano, trasformando “Voodoo Child (Slight Return)” di The Jimi Hendrix Experience in un pezzo Metal. A più riprese, il musicista ha scratchato sulla chitarra elettrica, vestendo i panni di un dj in consolle, fino a “suonare” il connettore del jack con i palmi delle mani, diventando veicolo di una musica che gli scorreva letteralmente nel sangue. I riff di Tom Morello resteranno incisi nella Rotonda di Lungomare, così come l’omaggio da brivido all’amico Chris Cornell, con il quale condivise i preziosissimi anni degli Audioslave.

Una nota di colore, però, c’è: quando Tom ha suonato “Gossip” dei Måneskin, gran parte della platea si è resa protagonista di un ammutinamento di massa; un vero e proprio “sciopero del pogo”, a dimostrazione del fatto che al pubblico non interessa soltanto la qualità dell’esecuzione (e quella di Morello è stata fuori di testa), ma anche ciò che rappresenta una determinata cordata musicale nella cultura di massa. E anche se Dimebag Darrell resuscitasse e decidesse di unirsi alla band italiana, i Måneskin resterebbero comunque un gruppo Pop pitturato di sfumature Rock.

La setlist di Tom Morello diffusa dal direttore artistico, Cesare Veronico

Una luce rossa ha pervaso gran parte del concerto, ma non poteva essere altrimenti con lui sul palco, che con un approccio quasi messianico ha sfiorato il cielo con le dita per l’intera durata del set. Dopo aver eseguito “Killing in the Name”, vecchia gloria dei Rage Against the Machine, e cosciente di aver così causato la rottura dei legamenti alle prime venti file che saltavano e si azzuffavano con la stessa spinta delle onde oceaniche, Morello ha lanciato via la sua chitarra, avviandosi al sipario di un concerto molto tecnico e coinvolgente. L’effetto “cover band” di un’intera carriera è stato scongiurato anche dall’appeal della band di supporto, che non ha mai teso a scimmiottare un passato impareggiabile, senza però scavalcare la pole position del chitarrista – primadonna assoluta.

In chiusura, Morello ha eroso le ultime energie dei fedelissimi del Medimex, che dopo una settimana di musica si sono ritrovati a cantare a squarciagola “Power to the People” di John Lennon. Nello stesso posto, durante un concerto di Medimex 2019, fu Patti Smith a intonare la sua “People Have the Power”. Due brani con un significato simile, intrecciati dalla storia di un Festival che sta assumendo il clamore di un’istituzione in tutta Italia, mantenendo prezzi accessibili e un’offerta culturale che può guardare dall’alto molti eventi più blasonati sparsi per il Paese. Un festival che inizia ad avere anche un “suo” pubblico di riferimento, quindi: astenersi nostalgici dei treni che arrivavano in orario, si diceva.

La “presa” di Palazzo del Governo, illuminato di rosso e riconquistato dalla musica di Tom Morello

E se qualcuno ha trovato indigesto il super mix di una vita sul precipizio della leva del tremolo, che ieri è volata via insieme ai fasci, resta soltanto una cosa da dire: non è bello ciò che è bello; è bello ciò che è Tom Morello.

*Foto in evidenza di Franzi Baroni.
Ove non specificato, foto di Simone Calienno.

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