“Abbiamo chiesto all’investitore di scommettere anche esso nel rilancio industriale di Acciaierie di Italia e quindi nel sito di Taranto così come degli altri dell’ex Ilva. Aspettiamo una risposta significativa in merito e comunque con dl convertito in legge abbiamo gli strumenti per riaffermare il ruolo dello Stato, di uno stato stratega su cui le imprese liberamente a condizioni di mercato possono muoversi”. Così il Ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha sintetizzato al tavolo odierno con i sindacati la situazione sull’ex gruppo Ilva ed i rapporti con il socio di maggioranza ArcelorMittal Italia.
“Oggi lo Stato può intervenire perché ci sia davvero quel piano industriale di riconversione ambientale che consenta di realizzare da subito una inversione di tendenza perché lo scorso anno Adi ha prodotto meno della metà di quanto programmato. Noi dobbiamo invertire la tendenza al declino industriale, invertire il declino della siderurgia”, ha aggiunto ancora sottolineando come ad oggi ci sia “la possibilità, eventualmente lo decidessimo, di anticipare l’aumento di capitale fidati per il maggio 2024 ma soprattutto decidere quale
sia la governance e l’asseto azionario”. In sintesi, ha concluso Urso “quello che vogliamo fare è mettere nella giusta carreggiata la principale acciaieria italiana che può tornare a essere anche la principale industria europea. Lo Stato c’è e con i sindacati c’è intesa sulla stessa direzione di rilancio e riconversione”. Il governo dunque “aspetta che l’azionista di maggioranza ci segua e scommetta sul rilancio produttivo e di riconversione ambientale dello stabilimento”.
Ciò nonostante, i sindacati metalmeccanici hanno confermato lo sciopero unitario di avvertimento dei metalmeccanici che si terrà sabato 24 a Roma, anche perché la convocazione del Ministro ha confermato le difficoltà dell’industria italiana. Di fatto, anche quello odierno si è trasformato nell’ennesimo incontro interlocutorio sull’ex Ilva, senza portare alcune novità sullo sviluppo del dossier.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/06/16/ex-ilva-salta-il-miliardo-del-pnrr/)
“Sull’ex Ilva, oggi Acciaierie D’Italia, avremmo già dovuto avere risposte sugli assetti societari e sulla governance, e questa incertezza sta determinando una situazione drammatica dal punto di vista del rilancio produttivo, occupazionale e ambientale degli stabilimenti. In tutti i siti del gruppo mancano gli investimenti sulla manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti. Chiediamo un elemento di chiarezza e di discontinuità rispetto al passato”. E’ quanto dichiarano in una nota congiunta Pino Gesmundo, segretario confederale Cgil nazionale e Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil. Per la Cgil e la Fiom “è necessario che il Governo e la politica assumano come prioritaria la questione delle politiche industriali nel Paese per affrontare le transizioni ecologiche e digitali mettendo al centro la buona occupazione”.
“La situazione di Acciaierie d’Italia è molto delicata, ma ormai siamo, anche se sembra ancora tutto da fare, alle battute decisive. Il ministro ha condiviso il quadro di grande difficolta’ esistente e Urso ci ha detto che stanno verificando con Mittal la possibilità di continuare la partnership, ma Mittal, a differenza del passato, deve garantire collaborazione, investimenti, risorse, verticalizzazione della produzione e rilancio”. E’ quanto dichiarato all’uscita dall’incontro odierno il segretario generale della Fim Cisl, Roberto Benaglia, che insieme alle altre federazioni metalmeccaniche e alle confederazioni ha incontrato al Mimit il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, per un punto su Acciaierie d’Italia, ex Ilva (il focus sull’acciaio è stato fatto dopo gli incontri su automotive e filiera del bianco presieduti dallo stesso ministro). “Se Mittal ci sta – prosegue Benaglia – si va avanti, altrimenti poiché il tema è che lo Stato non può abbandonare AdI, valuterà il passaggio in maggioranza, ma con l’idea che lo Stato passa in maggioranza per aprire dopo la strada a nuovi privati. Lo Stato gestirà solo per un periodo limitato il gruppo. I segnali di Mittal? Si sta discutendo, vuol dire che Mittal è consapevole di questa necessità”.
“Senza il riavvio immediato di AFO 5, visti gli altri altoforni a fine vita, non ci sarà il rilancio dell’ex Ilva, non si potrà avere il tempo di gestire la transizione, e non potranno essere alimentate le linee finitrici di Taranto, Genova e Novi che creano il valore aggiunto all’azienda e che consentono il totale riassorbimento dei lavoratori. Insomma, se non ci sarà tutto questo, l’ex Ilva non avrà un futuro”. Questa invece la presa di posizione di Tiziana Bocchi e Guglielmo Gambardella, rispettivamente segretaria confederale Uil e segretario nazionale Uilm responsabile per la siderurgia, a margine dell’incontro odierno presso il Mimit. “Il ministro Urso ci ha oggi rappresentato, ancora una volta, uno scenario tutto da realizzare e i cui tempi restano una grande incognita – aggiungono Bocchi e Gambardella -. Noi
ricordiamo che con il rispetto dell’accordo del 6 settembre 2018 avremmo dovuto avere il gruppo ex Ilva già rilanciato, una produzione di 6 milioni di tonnellate annue di acciaio liquido, tutte le linea di finitura in marcia per un output di 10 milioni di tonnellate complessive con il graduale rientro in fabbrica dei lavoratori di Ilva in A.S”. “Oggi, invece – spiegano – abbiamo 5mila lavoratori di Acciaierie d’Italia e Ilva A.S. in cassa integrazione, impianti deteriorati e fermi, condizioni economiche e finanziarie disastrose. A nostro avviso, però, ci sono le condizioni di mercato per rilanciare da subito l’ex Ilva, senza contare che nel 2022 abbiamo importato oltre 6 milioni di tonnellate di coils”. “Occorre recuperare il tempo perso – dicono Bocchi e Gambardella – e rimediare a tutti gli errori commessi fino a oggi, a partire dalla rinegoziazione al ribasso concessa a Mittal nel 2020. Non si può continuare a concedere ininterrottamente la cassa integrazione, non si può continuare a concedere risorse pubbliche senza vincolarli agli investimenti. Un miliardo di euro è già stato sperperato lasciando alla multinazionale la possibilità di disimpegnarsi e consentire, con una gestione inadeguata, il declino del più grande gruppo siderurgico italiano”. “Il governo in carica – concludono – decida di invertire il destino catastrofico di Acciaierie d’Italia. Per una vera svolta, il cambio di governance risulta il primo passo da fare”.
“Il ministro Adolfo Urso ha convocato oggi al Mimit (ex Mise) i sindacati per un tavolo focalizzato in particolare sull’automotive, sugli elettrodomestici e sulla siderurgia. Un incontro secondo USB – rappresentata da Marco Benevento, Sasha Colautti e Franco Rizzo dell’esecutivo nazionale – assolutamente privo di spunti nonostante il quadro pesante di deindustrializzazione in cui si trova l’Italia. Il governo Meloni fa la voce del leone ma davanti alle multinazionali si comporta sempre da agnellino, come dimostra l’incapacità di affrontare Stellantis, il socio straniero di Acciaierie d’Italia o JSW a Piombino. Dove Palazzo Chigi ha finora messo le mani, i lavoratori ne sono usciti sempre indeboliti, vista la vocazione dell’esecutivo a favorire i privati. A questo governo che preferisce sedere ai tavoli, USB risponde stando nelle piazze, per incalzare Meloni e la sua maggioranza sulle politiche generali. Lo faremo ancora, a partire dalla manifestazione nazionale di sabato 24 a Roma con inizio alle ore 14 in piazza della Repubblica” concludono dall’USB Lavoro Privato.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)