A cura di Alessandro Epifani – Nell’immaginario collettivo, non solo dei cosiddetti boomers, restano indelebili alcune scene fortemente simboliche, tra le quali è imprescindibile il finale del film intitolato “Nuovo cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore.

Il pregio maggiore del recente saggio dei critici Monreale e Armocida sta nel rivelare al lettore il percorso biografico e formativo di questo maestro della Settima arte, rivelandone episodi inediti o poco noti. La storia del piccolo Totó, aiuto-proiezionista nelle afose estati del Dopoguerra siciliano, è infatti riferita all’esperienza di un Tornatore adolescente che si guadagnò i primi spiccioli proiettando quattro volte al giorno una logora copia piena di incollature del film “Un dollaro d’onore” di Howard Hawks, in un tempo in cui le emozioni filmiche non erano compresse in bit bensì impresse nelle famose “pizze” di celluloide.

Da quell’episodio sbocció l’amore per il mezzo audiovisivo che ha reso Tornatore uno dei più poetici autori italiani tardo novecenteschi. Il volume delinea e sintetizza tutto l’arco narrativo di un cineasta capace di coniugare la crudezza documentaristica de “Il camorrista” alla nostalgica riflessione autobiografica del citato film, vincitore del Premio Oscar.

Scopriamo così che più ancora del coinvolgente sodalizio con il genio del maestro Morricone, Tornatore si confessa debitore di un eterogeneo corpus di film seminali: “Otto e mezzo” di Fellini, “Il posto delle fragole” di Bergman, “Quarto potere” di Orson Wells (film che definisce “… eterno…”), ma anche di capolavori come il kubrikiano “2001 Odissea nello spazio” (“…non si può vivere senza averlo visto almeno una volta…”) e dell’oggi trascurato “Rashomon” del maestro Kurosawa (“…film determinante…”).

Se ogni uomo non è un Isola, come scriveva il poeta Coleridge, il maestro siciliano protagonista di questo saggio è un arcipelago fitto di corrispondenze, la cui ricchezza risiede proprio nella diversità dei temi e degli argomenti del suo background, da cui emerge la rara dote di continuare in tutte le stagioni della vita a nutrirsi di linguaggi, stilemi, provocazioni esterne non già per una produzione facile ed epigonale, bensì capace sempre di trovare una propria voce o, come diceva Giuseppe Verdi, “una tinta pronta”.

Di Armocida e Monreale

“G. Tornatore, il cinema e i film” Euro 23.00

Editore Fandango

Giudizio 4 stelle su 5

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