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Un anno di Melucci bis

Un anno, o poco, più è trascorso dall’elezione bis a sindaco di Taranto di Rinaldo Melucci. Furono 49.807 le preferenze pari al 60,63 % dei voti validi. Una percentuale alta, anche imprevista, che in teoria dovrebbe garantire una governance senza grossi scogli da superare…ma, invece, non sarà proprio così.

Dalle foto a braccetto alle prime fibrillazioni

La calata dei big nazionali, dai larghi sorrisi e le foto di gruppo, come col presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e con l’ex segretario del Partito Democratico Enrico Letta, hanno voluto convincere gli elettori che la maggioranza del candidato Melucci fosse coesa e compatta. E soprattutto, di centrosinistra. Quando, in realtà, gran parte degli eletti vanta una storia e un’estrazione politica totalmente diversa rispetto all’attuale. Si pensi ai due colonelli storici di Giancarlo Cito, Tribbia e Ciraci (assessore di “Taranto 2030”), all’ex forzista Fornaro e all’ambientalista Contrario. Quest’ultimo, anni or sono, ha richiesto a gran voce la chiusura del siderurgico e oggi siede tra i banchi di una coalizione che sostiene la riconversione e la decarbonizzazione della stessa. Tanti i non eletti di Melucci, che hanno orbitato prima nel centrodestra e poi nel 2022 sono passati nel minestrone progressista.

Tra i banchi dell’opposizione, invece, siedono consiglieri portavoce dei tradizionali partiti moderati e conservatori, con personalità provenienti dal campo del progressismo e (ora, poi chissà) del riformismo. Tutte queste divergenze, inevitabilmente, sono insorte a pochi mesi dell’insediamento del consiglio comunale, su questioni di notevole importanza come per il frazionamento del Comparto 32. La polemica, scatenata a ottobre, ha diviso il sindaco e parte della maggioranza dal Movimento5Stelle, cui tutt’ora sostiene, a livello regionale e nazionale, la sua contrarietà all’arresto del consumo di suolo. Invece, l’obiettivo indicato dal sindaco Melucci e compagni era quello di usare il Comparto come l’area da destinare ai servizi per l’ospedale San Cataldo. L’intesa subito ritrovata poi ha rischiato di compromettersi, ancora una volta, a febbraio 2023. Stavolta, il primo cittadino non avrebbe digerito delle dichiarazioni avanzate dall’esponente pentastellato Francesco Nevoli sull’Accordo di programma, da lui richiesto al Governo sulla vicenda ex Ilva. Lo strappo è stato immediatamente ricucito su intercessione del presidente Emiliano, che giunto a Palazzo di Città, ha anche sottolineato “l’impossibile ingresso in maggioranza di eventuali partiti d’opposizione”.

Un chiaro riferimento al consigliere Massimiliano Stellato (Italia Viva), che ha deciso di cambiare atteggiamento nei confronti del sindaco Melucci, dimostrandosi più “collaborativo”.  Lui che è stato uno dei fautori dello scioglimento anticipato della prima amministrazione, a novembre del 2021. Stellato crede che il sindaco sia cambiato? No, assolutamente. In ballo c’è il futuro, da scrivere, e il presente in cui è subentrata Elly Schlein. A marzo 2023, infatti, la radicale stravince contro Stefano Bonaccini, leader della corrente dei moderati. Spazio politico in cui il sindaco Melucci si riconosce maggiormente e alla prima occasione, non tarda ad annunciare il suo scontento verso la Schlein. Così, nuove nubi si addensano su Palazzo di Città.

Nuove formazioni consiliari

Nell’ultimo anno, ci sono stati diversi passaggi nei vari gruppi consiliari. Mignolo ha lasciato i dem per aderire agli amici di “Con”, Contrario è tornato tra i “Verdi” ambientalisti e  Pittaccio e Lo Muzio si sono spostati a “Taranto 2030”. Ancora, le civiche “Taranto Popolare”, “Taranto Mediterranea” e “Partito Socialista e Repubblicano” prima si sono fuse nello schieramento “Riformisti per la Puglia” poi sono ritornate sui propri passi. Fiusco è passato a “Con” e Gianni Liviano ha lasciato i dem per il “Gruppo Misto di Maggioranza”. Il motivo? Lui che da sempre si è dichiarato un “uomo fiero di centrosinistra” era stanco di far parte di una squadra che “non ascolta”, “non si confronta con gli altri colleghi, con le associazioni di categoria e gli addetti ai lavori”.  Stando a quanto raccontato da chi vive all’interno questa giunta, pare che il sindaco Rinaldo Melucci non brilli per empatia e  sembrerebbe poco incline al dialogo.

Come ti cambio la squadra

Dunque, tutto sembrerebbe tornato al punto di partenza. In seguito all’ennesimo scricchiolio in maggioranza, lo scorso maggio, causato dalla mancata approvazione del bilancio da parte di alcuni consiglieri della stessa maggioranza in consiglio comunale, il sindaco ha rilasciato delle dichiarazioni sibilline. Così, inaugura il primo giro di consultazioni. Ormai, il tormentone che impazza anche sulle pagine social satiriche del Comune, sembrerebbe: Italia Viva si, Italia Viva no? Che succederà? Entrano i consiglieri Stellato e Casula o Melucci aderisce al partito di Renzi? La seconda ipotesi, a oggi, sembrerebbe quella più accreditata. Il sindaco, intanto, ha ricevuto il no secco dai suoi consiglieri: l’uomo e la donna di Renzi non sono graditi. Ancora, lo scorso 3 giugno Melucci ha azzerato la giunta, ritenendo opportuno lasciare le cariche invariate a Mattia Giorno e Fabrizio Manzulli, per dar spazio a nuove figure tecniche. Venti giorni in cui, sono tornate in campo le vecchie formazioni e sono state ipotizzate le uscite di Di Santo e Luppino. Poi, durante l’ultimo consiglio comunale è arrivata l’adesione di Stellato e Casula alla maggioranza con l’approvazione al rendiconto 2022. Per un problema tecnico, in un primo momento i voti non gli sono stati riconosciuti, poi è passato con 22 favorevoli.

La nuova (cara e vecchia) giunta

Ecco la giunta: dopo venti giorni, nel pomeriggio di giovedì scorso, il sindaco ha varato la nuova squadra. Le prime indiscrezioni, rivelatesi subito esatte, hanno destato immediatamente scalpore. Non è cambiato niente: Luppino e Di Santo rimangono lì dove sono, con delle cariche differenti. Dunque, dei quattro assessori “in bilico” si sono salvati tutti. Sarà stato un colpo di testa? Come mai il sindaco ha azzerato una giunta, che poi ha riconfermato in toto?

Le malelingue spifferano che a quanto pare che da Bari, il Sindaco di Puglia (Michele Emiliano, ndc) gli abbia “suggerito” di lasciare tutto invariato. La squadra costruita ad hoc, frutto di accordi elettorali, non si tocca. E se così fosse, si ripeterebbe uno schema già visto e rivisto nella scorsa legislatura: il sindaco che vuole agire autonomamente, deve fare i conti con il suo padrino politico.

E se invece, così non fosse, non avrebbe senso fermare la macchina amministrativa per venti giorni e poi rimescolare il tutto con gli stessi ingredienti. Capricci o fibrillazioni politiche a parte, la città ha i suoi grattacapi e le sue preoccupazioni da affrontare: dal decoro urbano, dagli aumenti di alcuni servizi e passando alle altre questioni ancora da risolvere come i bilanci, l’organizzazione delle municipalizzate, i cantieri che necessitano di una svolta e i fondi nazionali da intercettare. “Desideriamo richiamare alla responsabilità – si legge nel comunicato stampa ufficiale diramato ieri pomeriggio – anche i singoli assessori che, se è vero che vengono in parte indicati e confermati dalle forze politiche, devono comunque rispondere a un preciso mandato e all’impegno che è stato affidato loro dalla comunità, non semplicemente alle appartenenze politiche”. Con questo modo democratico di richiamare gli assessori sugli attenti, Melucci ribadisce ancora una volta la sua autorità politica. Della serie: “o si fa come dico io oppure quella è la porta”.

Fine prima parte (la seconda sarà pubblicata sabato 1 luglio)

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