Quando gli squadroni del 4° Reggimento dei Carabinieri a Cavallo entrano sul terreno di gioco dello stadio Erasmo Iacovone, sono scortati dal piccolo Briciola. È la simpatica mascotte a quattro zampe che sorprende il pubblico incuriosito del “Carosello Storico dell’Arma dei Carabinieri”, la manifestazione militare che rievoca le secolari imprese dei militari a cavallo. È una piacevole serata d’estate, in cui l’attesa e il fermento scaldano lo stadio rossoblù. Quest’ultimo si prepara ad assistere a uno spettacolo insolito: pantaloncini e tacchetti hanno lasciato spazio alle uniformi con le livree rosse e i pennacchi. Infatti, ecco che sul campo gli squadroni del battaglione Pastrengo, cui prendono il nome dall’omonima battaglia, che si preparano a sguainare le spade al cielo. Chiudendo gli occhi si torna indietro nel tempo a quel fatidico 30 aprile del 1848, il grande scontro che fu combattuto, nella provincia veronese, durante la Seconda guerra di indipendenza. E mentre le spade sembrano squarciare il cielo limpido, alla luna piace riflettersi in ogni lama.
Qui, i cavalieri sono guidati dal comandante Leonardo Colasuonno e sfilano sulle note della Fanfara della Legione Allievi Carabinieri di Roma. Cavalieri a bordo di destrieri grigi, marroni, neri e bianchi, piccoli e adulti, che si intrecciano tra loro quasi sfiorandosi, creando dei cerchi simmetrici lungo il campo. E mentre i cavalieri in uniforme danzano sulla brillante erba dello Iacovone, l’aria è riempita da una voce che spiega quanto si sta osservando.
Lealtá che, purtroppo, i militari sono costretti a pagare anche a caro prezzo soprattutto sul campo di battaglia. Intanto, cresce l’attesa e man mano aumenta anche la curiosità. Il pubblico non sta più nella pelle perché è desideroso di assistere alla prova più audace dello scontro: l’incrocio a diagonale. La scena rievoca il battesimo di fuoco del 6 luglio 1815 dei militari, a quattro zampe, contro l’imperatore Napoleone. Infatti, fu la prima volta che i cavalli vennero impiegati in un’operazione bellica. In quello scontro il contingente di Carabinieri a cavallo, integrato nel Corpo di spedizione piemontese, contrastò la riconquista della Savoia a opera del generale francese, che riportò le truppe alle mure di Grenoble. Lo scontro viene inscenato al centro del terreno di gioco, affinchè tutti gli occhi vengano calamitati sulla battaglia simulata.
Finita la battaglia, la truppa si ricompatta. Il Carosello è giunto all’ultimo atto: la rievocazione del 1848, in cui i cavalieri sono pronti a lanciarsi alla carica. È un trionfo di colori: in lontananza, sembra quasi udire gli spari e i colpi dei cannoni. Poi, la calma. Il 4° Reggimento dei Carabinieri a Cavallo ha terminato l’esibizione e si prepara a lasciare il campo, salutando la città di Taranto.



Quattro gatti sugli spalti dimostrano la vuotezza del popolo tarantino sempre pronto a riempire spalti altrui ( magari se fosse stato fatto a Lecce gli immigrati leccesi avrebbero pagato anche il bigliettino) mentre appare lampante il diniego di spettatori provenienti dalla regione o regioni limitrofi. Si nota anche la mancanza di una concomitanza con i crocieristi. Tutti però parlano ancora di città a vocazione turistica dove da decenni non sono stati in grado di accattivare i visitatori dei “giuramenti “( sarebbe bastato offrire un servizio completo o all inclusive,b&b a lowcoast). Cosa dire un popolo dove ancora esiste qualche fanatico di una politica che non esiste né a destra né a sinistra.
Immaginate lo stadio pieno di sterco di cavallo ,il manto erboso smosso pronto per la semina dei pomodori ,a quanto pare il comune ci ha scapitato pure soldi e Melucci neanche si presenta ,non c’è mai ,c’è solo quando si raccontano balle e quando bisogna fregare lo stipendio e il tarantino che tristemente ha creduto in lui …