L’associazione ambientalista “Comitato per l’ambiente – I delfini“, ha formulato una serie di osservazioni inerenti all’istanza presentata dalla società Lutum di Autorizzazione Integrata Ambientale, ex art. 29-ter del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., relativa alla “Riattivazione di una installazione di smaltimento rifiuti non pericolosi (IPPC 5.3 e 5.4)” della discarica Vergine ubicata in località Palombara nel Comune di Taranto.
Il Comitato evidenzia l’anomalia riscontrata in merito al procedimento “in quanto sembrerebbe che l’Amministrazione procedente – Provincia di Taranto – abbia ritenuta valida, come evidenziato dal proponente nella istanza, la compatibilità ambientale rilasciata con Det. Dir. N. 16 in data 18/01/2005 dal settore ecologia della Regione Puglia. Ebbene questo Comitato con la presente intende evidenziare che una nuova procedura di VIA, oltre ad essere obbligatoria, risulta necessaria al fine della valutazione ex ante degli effetti prodotti
sull’ambiente dall’intervento proposto e il cui obiettivo consiste nel proteggere la salute, migliorare la qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie, conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema, promuovere uno sviluppo economico sostenibile”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/06/21/la-lutum-vuole-riaprire-la-vergine/)
La prima motivazione che questo Comitato solleva è che “sono trascorsi ben 18 anni dalla compatibilità ottenuta nel 2005 e pertanto, si richiede una nuova VIA. Si evidenzia che è caratteristica dei provvedimenti autorizzativi una durata limitata nel tempo. Lo stesso art. 25, c.5, del d.lgs, n. 152/2006 prevede che il provvedimento di VIA ha l’efficacia temporale, comunque non inferiore a cinque anni e, decorso il periodo di efficacia senza che il progetto sia stato realizzato, il procedimento di VIA deve essere reiterato. Dalla lettura degli allegati presentati è evidente che il progetto risulta solo in parte realizzato in quanto mai costruito l’impianto di trattamento rifiuti e tantomeno realizzate le vasche della discarica dei lotti II e III. Anzi ad una indagine più approfondita attraverso le aereofoto del SIT Puglia si scopre che laddove il progetto rappresentava le vasche del II e III lotto vi era ancora attiva la cava di tufi ed appare che sia rimasta attiva sino alla data del 2015. La necessità di una nuova VIA, oltre dalla previsione normativa che obbliga la reiterazione della VIA alla scadenza (ora) dei 5 anni, per le parti di progetto non realizzate, deriva anche dalla considerazione che nel frattempo sono mutati i quadri di riferimento progettuale (variazione di tutta la normativa inerente la VIA e il d. lgs. 36/2003 modificato dal d.lgs. n. 121 del 2020), programmatico (Piano di gestione dei rifiuti speciali della Regione Puglia e Piano Paesistico Territoriale del Paesaggio) ambientale (il territorio è stato interessato da modifiche dell’antropizzazione e dell’uso dei suoli circostanti il sito). Dalla lettura degli atti si evidenzia che il progetto sul quale è stata rilasciata la compatibilità ambientale era relativo ad un “Impianto di trattamento rifiuti con annessa discarica per rifiuti non pericolosi” che prevedeva una produttività di 325 t/g di rifiuti smaltiti /recuperati mentre il nuovo impianto definito come “Riattivazione di una installazione di smaltimento di rifiuti non pericolosi” ha una capacità produttiva di 1300 t/g discarica) e di 216 t/g (trattamento), quindi con una produzione giornaliera maggiore di 4,5 volte della compatibilità ambientale 2005. Non è certo giustificabile la presa d’atto prot. 11057 del 05/03/2007 del Dirigente del Settore Ecologia ed Ambiente della Provincia di Taranto che concedeva l’autorizzazione ad incrementare la potenzialità di accettazione rifiuti in discarica fino a 1.300 tonnellate/giorno. E’ doveroso sottolineare che l’impianto oggetto di compatibilità ambientale – anno 2005- ha operato in difformità a tale compatibilità in quanto la stessa è stata rilasciata con valutazione ambientale rispetto ad un progetto unitario – impianto di trattamento+discarica – mentre ha operato unicamente come discarica (di conseguenza sono risultati alterati i complessivi impatti sull’ambiente in assenza degli effetti positivi sull’ambiente derivante dalla realizzazione dell’impianto di trattamento)”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/11/la-discarica-vergine-riaprira2/)
“Queste sinora espresse, sono le deduzioni logiche che l’autorità competente dovrebbe considerare al fine di una valutazione oggettiva dell’intervento e di conseguenza richiedere una nuova compatibilità ambientale, ma sussistono anche motivi di prassi amministrativa che non si possono eludere e che si rappresentano – proseguono dal comitato -. La lettera ag) dell’allegato III alla parte Seconda del d.lgs. 152/2006 prevede che sono assoggettati a VIA Regionale ( Provincia delegata) “Ogni modifica o estensione dei progetti elencati nel presente allegato, ove la modifica o l’estensione di per sé sono conformi agli eventuali limiti stabiliti nel presente allegato.” Tale assunto, insieme a quanto prevede la lettera a) del C.7 dell’art. 6 del Decreto: “La VIA è effettuata per: a) i progetti di cui agli allegati II e III alla parte seconda del presente decreto;….” obbliga l’autorità competente a richiedere la VIA in quanto comunque sono previste modifiche rispetto all’originario progetto. Tra le modifiche sostanziali che senz’altro inducono impatti negativi, e che andrebbero analizzati al fine di un valida mitigazione/compensazione, si evidenziano: il maggior impatto dei trasporti in fase di realizzazione della impermeabilizzazione dello strato di base (passato da 1 m a 2 m); Maggior impatto in fase di esercizio sui trasporti del conferimento rifiuti passato da 325 t al giorno (VIA anno 2005) a 1300 t al giorno (progetto attuale). Si evidenzia che la motivazione per la quale è stata incrementata con det. prot. 11057 del 05/03/2007 del Dirigente del Settore Ecologia ed Ambiente della Provincia di Taranto, ossia che la chiusura della discarica Mennole, allora in esercizio, avrebbe di fatto pareggiato gli impatti dovuti al trasporto dei rifiuti – 40 camion al giorno – attualmente non risulta più valida in quanto non può farsi riferimento ad impatti pre-opera di 18 anni fa”.
“E’ necessario inoltre che attualmente sia effettuata una valutazione degli impatti cumulativi considerato che l’area è caratterizzata da altri siti di discarica, da apertura di nuove cave e da interventi di energie rinnovabili. Ad avvallare la tesi che è necessario una nuova VIA, si è espresso il TAR Umbria con la sentenza n. 120 del 20 maggio 2022 ed il Consiglio di Stato con la sentenza 3937 del 2020. Entrambe si esprimono nei seguenti termini: “I provvedimenti autorizzativi di valutazione ambientale hanno una durata limitata nel tempo e le decisioni su progetti già approvati sono riesaminabili in considerazione della natura intrinsecamente dinamica dei fattori che condizionano gli equilibri ambientali e della mutevolezza nel tempo delle condizioni di contesto. Risulterebbe, dunque, illogico e contrario al sistema di tutele ambientali previsto dall’ordinamento, anche sulla base del principio di massima precauzione in materia ambientale, ritenere che i provvedimenti VIA assentiti antecedentemente all’entrata in vigore del d.lgs. n. 4/2008 (e successivamente del d.lgs. n. 104/2017) possano avere durata indeterminata nel tempo sebbene i progetti non siano ancora stati realizzati” prosegue il comunicato dell’associazione.
(leggi il nostro ultimo articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/28/discarica-vergine-ombre-sulla-riapertura/)
Per ultimo, “motivazione più importate ai fini giuridici, la necessità di reiterare il provvedimento di VIA, deriva dal costrutto che la compatibilità ambientale ( det. Dir. Del settore Ecologia della R.P. n. 16 del 18 gennaio 2005) è stata rilasciata ai sensi della L.R. 11 del 200. (allegato A) La suddetta L.R. 11/2001, vigente alla data del rilascio della compatibilità ambientale (allegato B) riportava all’art. 15 – articolo richiamato oltretutto nella stessa determina: “ Art. 15 Effetti della VIA 1. La VIA positiva obbliga il proponente a conformare il progetto alle eventuali prescrizioni in essa contenute per la realizzazione e a monitorare nel tempo l’intervento o l’opera. 2. La VIA negativa preclude la realizzazione dell’intervento o dell’opera. 3. La VIA positiva ha efficacia per il tempo, in ogni caso non superiore a tre anni, stabilito nell’atto recante la valutazione di impatto ambientale in relazione alle caratteristiche del progetto, anche in deroga ai termini inferiori previsti per le intese, concessioni, autorizzazioni, licenze, pareri, nulla osta, assensi in qualunque modo denominati, comunque acquisiti. Trascorso detto periodo senza che sia stato dato inizio ai lavori, le procedure di VIA devono essere rinnovate. 4. L’autorità competente, a richiesta del proponente inoltrata prima della scadenza del termine previsto, può prorogare il predetto termine per motivate ragioni, per una volta sola e per un periodo non superiore a quello inizialmente stabilito”. Quindi è indubbio che la compatibilità ambientale, per le opere non realizzate, sia scaduta in data 18 gennaio 2008. Da quanto sopra rappresentato si chiede alla Provincia di Taranto di annullare il procedimento AIA attivato e di richiedere al proponente l’attivazione contestuale della procedura di VIA” concludono dal Comitato per l’ambiente – i Delfini – rappresentato dalla dott.ssa Maria Massaro.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/08/discarica-vergine-cassazione-scrive-lultima-parola4/)
Non c’è poi molto da aggiungere, del resto solo in un contesto politicamente così degradato si poteva immaginare un percorso amministrativo tanto superficiale. All’interno del Consorzio del Primitivo, in mezzo a campi da coltura, con abitati vicini e mare incantevole munito di strutture ricettive ad un tiro di schioppo, il cui valore complessivo esorbita moltissimo l’operazione dei soliti noti nel territorio. Mi auguro mollino la presa, in caso contrario comunque, anche grazie a ‘i deflini’ – per fortuna basta anche solo un esposto ben fatto, ovvero fondato, del genere per ottenere il risultato di impedire agli Enti di far finta di nulla – la discarica non aprirà prima di una nuova e adeguata VIA. Cioè tendenzialmente, mai.