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“Taranto salvo con i giocatori scelti da me”

Nicola Dionisio, l’ex direttore del Taranto FC 1927, esonerato assieme all’allenatore Nello Di Costanzo, dopo appena due giornate della scorsa stagione in Lega Pro, ha mantenuto la parola. Aveva promesso di parlare dopo la scadenza naturale del suo contratto (30 giugno) e lo fa con grande disponibilità rimarcando con pacatezza concetti che ai più attenti osservatori non erano sfuggiti. A cominciare da quello relativo all’esonero dato in pasto ad una piazza che mugugnava sin dal mercato estivo.

“Alla fine penso che il lavoro che è stato fatto è sotto gli occhi di tutti, nonostante sia stato cambiato tutto in corsa. Peccato non aver avuto il tempo di dimostrare la bontà del nostro operato perché è accaduta una cosa che non sta né in cielo né in terra, ossia mandare via dopo appena due gare, affrontate contro avversari di tutto rispetto come Monopoli e Catanzaro, il sottoscritto e l’allenatore. Avevamo una rosa completamente rinnovata. C’era bisogno di tempo trovare l’amalgama giusta. Ritengo di avere la coscienza a posto”.

Si sarà chiesto il perché di questa decisione…

“A volte posso esserci anche delle pressioni esterne ma il tempo è galantuomo. Diciamoci la verità: la squadra che ho allestito ha poi giocato per tutto il campionato facendo bene. Vorrei ricordare che ha monte abbiamo dovuto fare un faticoso lavoro di abbattimento dei contratti e quindi abbiamo abbassato il monte ingaggi, centrando in pieno questo obiettivo dato dalla proprietà”.

Qualche voce di corridoio parlava di attriti con una parte del club sin dai giorni del ritiro pre campionato, con Di Costanzo che avrebbe anche minacciato di dimettersi. Conferma?

“Nego totalmente. Io e mister Di Costanzo, quando abbiamo firmato per il Taranto sapevamo quale era l’obiettivo della proprietà: puntare su giovani e minutaggio. I giocatori li ho scelti io seguendo l’identikit per caratteristiche fornitomi dall’allenatore. Poi è normale, forse a qualcuno della società  non eravamo simpatici, ma non ne abbiamo le prove.  Dentro di noi possiamo avere delle idee ma ormai è acqua passata”.

Il cambio idea sul portiere over, da sempre sua convinzione, a cosa è dovuto?

“Fu la proprietà a decidere di puntare su tre portieri classe 2000 per via del minutaggio. Eppure all’ultimo giorno di mercato ho avuto in pugno Forte dell’Avellino. Era praticamente tutto fatto ed il club di provenienza avrebbe pagato una corposa buonuscita al giocatore ma fui stoppato.”

Alla fine il Taranto ha giocato quasi tutto il campionato con gran parte dei giocatori scelti da lei. Una soddisfazione postuma se pensiamo soprattutto al valore cresciuto di Antonini o di Tommasini.

“A parte un paio di elementi determinanti arrivati a campionato in corso, penso a Vannucchi e Formiconi, le altre scelte di mercato effettuate non è che abbiano fatto la differenza. In capo sono andati quei giocatori che avevo portato io. Riuscire ad ingaggiare Tommasini non è stato semplice. La trattativa è stata complessa perché il giocatore ha cambiato procuratore in corsa e su di lui c’erano tantissime altre squadre. Sono sicuro che esploderà definitivamente da un momento all’altro e mi auguro che il Taranto possa riuscire a riaverlo dal Pisa la prossima stagione. Antonini per me non era una sorpresa, lo conoscevo già. L’ho visto, poi, giocare a Ravenna e mi sono chiesto cosa ci facesse in serie D un difensore di quella levatura”.

Con il budget che avevate a disposizione non le sembrava una forzatura dichiarare di voler puntare al piazzamento play-off?

“Mi hanno dato anche del pazzo per questo ma sapevo che il campionato era livellato verso il basso e che a parte due-tre squadre, le altre potevano giocarsela alla pari. Io ci credevo e mi sarei giocato tutto, come avevo previsto di fare, nel mercato di gennaio. Avevo già delle trattive avviate a luglio che si sarebbero concretizzate nella finestra invernale. C’erano gli accordi con i procuratori ed avrei portato a Taranto tre giocatori importanti per ruolo”.

Ci spiega, invece, la scelta di fare un biennale ad Infantino, calciatore più anziano di Saraniti che teoricamente avevate già in rosa?

“La mia prima opzione era Saraniti. L’avrei fatto rimanere ma il giocatore aveva altre idee per la testa. Ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto riconfermarlo perché ero conscio delle difficoltà nel  trovare un attaccante, in serie C, che ha un budget come quello suo. Avevo in mano Caturano ma purtroppo per via di un ingaggio più alto degli altri, non è stato possibile prenderlo. Non c’erano molte altre scelte da fare ed Infantino non era certo un brocco. Per quello che dovevamo fare noi andava più che bene. Ci serviva per inserire gradualmente in prima squadra un giovane di prospettiva come La Monica”.

C’è ancora posto in questo calcio per la figura del direttore sportivo o si va verso la nuova moda dell’allenatore-manager?

“Il calcio ha bisogno delle sue figure. Non darei tanti poteri a un allenatore per una questione di responsabilità. Bisogna rispettare i ruoli, una società deve avere un po’ tutte le figure, come direttore sportivo e generale. Il mercato in mano all’allenatore potrebbe essere un’arma a doppio taglio perché può succedere che le cose non vadano bene e se tutti i giocatori sono scelti dal mister si cambia tutta la squadra? “.

 

 

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