Era l’8 settembre del 2020 quando venne sottoscritto il contratto per la realizzazione del nuovo ospedale “San Cataldo” di Taranto. La stipula del contratto  avvenne in prefettura, alla presenza del prefetto Demetrio Martino, venendo sottoscritto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri dell’epoca il senatore tarantino Mario Turco, dal presidente della regione Puglia Michele Emiliano, dall’ex direttore generale dell’Asl di Taranto Stefano Rossi e dall’amministratore unico Domenico De Bartolomeo di Debar Costruzioni, ditta aggiudicataria dell’appalto in raggruppamento temporaneo d’imprese (in raggruppamento con il Consorzio stabile Com, la Cn Costruzioni spa di Nicola Canonico, la Edilco srl, il Gruppo Mazzitelli e la Icoser), il tutto alla presenza del sindaco Rinaldo Melucci.

Il giorno dopo, il 9 settembre, Invitalia (in qualità di Centrale di Committenza per conto dell’ASL Taranto) dava notizia della conclusione della procedura di gara per la realizzazione dell’ospedale, nell’ambito degli interventi previsti dal Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) per l’area di Taranto. L’appalto per il nuovo ospedale da 715 posti letto, per un valore di 122,398 milioni (di cui 119,725 milioni per i lavori e 2, 672 milioni per oneri di sicurezza non soggetti a ribasso), prevedeva la sua realizzazione in 399 giorni (rispetto ai 1245 posti come base di gara).

L’ex premier Giuseppe Conte il 12 ottobre 2020 a Taranto

Un mese dopo, era il 12 ottobre 2020, l’ex presidente del Consiglio di allora Giuseppe Conte partecipò alla posa della prima pietra del costruendo nuovo ospedale ‘San Cataldo’ di Taranto. L’ex premier inserì nel primo blocco pietra una pergamena che attestava la presenza alla cerimonia delle massime istituzioni (quel giorno scesero a Taranto ben 8 ministri del governo Conte II), poi sigillato con la calce dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. Dopo che l’ex direttore generale dell’Asl Stefano Rossi illustrò i dettagli dell’opera, gli investimenti e l’iter che avevano portato all’avvio dei lavori, ci fu la benedizione da parte di monsignor Filippo Santoro arcivescono di Taranto, alla presenza dell’allora viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, dell’ex ministro dell’Università, Gaetano Manfredi e dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mario Turco. “È come per il ponte di Genova – ebba dichiarare Conte -. Siamo qui per sostenervi. Bisogna fare presto. Dobbiamo fare in tempo, non esiste che in Italia ci vogliano 2 anni, 3 anni, 4 anni, 5 anni per un’opera”. “Ma qui – gli rispose il governatore pugliese Michele Emiliano – siamo in Puglia. Ce la facciamo”. E’ evidente che, passati i mille giorni, entrambi si sbagliavano (non una novità per i due ancora oggi fedelissimi alleati).

(rileggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/10/12/conte-taranto-e-il-cis-cosa-restera/)

Lo sblocco dell’iter burocrativo, fu reso possibile anche dal fatto che Il 5 giugno 2020 il Consiglio di Stato aveva scritto la parola fine sull’affidamento dell’appaltoconcesso al Consorzio Debar, bocciando il ricorso del consorzio Reserch, di cui è capofila la Guastamacchia di Ruvo e di cui facevano parte la Cisa Massafra, Ciro Menotti e la Cobar giunto secondo in graduatoria. Questo perché il 5 dicembre 2019 il Tar di Lecce aveva accolto il ricorso della seconda classificata, stoppando l’aggiudicazione dei lavori a favore di Debar che si era aggiudicato la gara a maggio 2019, con un ribasso del 23% (opera con base d’asta di 161 milioni, appaltata a 122) e grazie alla tempistica con cui avrebbe costruito l’ospedale: un anno e tre mesi, anziché in tre anni e mezzo, con un taglio di 860 giorni, cosa che determinò una premialità (lavorando cinque giorni su sette di lavoro, h24). Un mese dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il 21 luglio 2020, il sindaco Rinaldo Melucci firmò l’ordinanza n. 43, con la quale consentiva al raggruppamento temporaneo di imprese, aggiudicatario dell’appalto, di lavorare di notte (ma anche dalle 14:00 alle 15:30), in deroga a una precedente ordinanza che vieta invece le emissioni sonore in quelle fasce orarie.

Purtroppo però, come ben sappiamo e abbiamo documentato in tutti questi anni, non tutto è andato per il meglio. Perché se da un lato i lavori del cantiere per la realizzazione della struttura procedono e sono quasi giunti al suo completamento (con il punto di arrivo più volte spostato in avanti nel tempo a causa prima della pandemia da Covid-19 e poi dal rincaro dei materiali e delle materie prime imposto dalla guerra tra Russia e Ucraina scoppiata lo scorso 24 febbraio), per raggiungere il traguardo del fine lavori dovremo attendere ancora diversi mesi. Minimo quattro ad essere positivi.

Il cantiere del San Cataldo

In ordine allo stato dei lavori, rispetto all’ultimo aggiornamento del 5 giugno si è registrato un avanzamento di un più 0,5% della produzione, portandolo al complessivo 84,5%. Le procedure di gara per arredi e attrezzature (che costituiscono il restante 15% delle opere da realizzare) sono in corso di svolgimento e si è in attesa di conoscere dal Dipartimento salute la documentazione da produrre, in considerazione della sottoscrizione del contratto di programma avvenuta lo scorso 28 giugno, che ha messo a disposizione i 105 milioni di euro utili all’acquisto di arredi e attrezzature, per poter procedere con l’aggiudicazione delle gare. Non essendo stato ancora adottato il decreto di assegnazione delle risorse (previsti dal Programma straordinario di investimenti in edilizia e tecnologie sanitarie ex
articolo 20 della Legge 67/1988), le gare non si possono bandire: quando ciò avverrà bisognerà attendere almeno 90 giorni affinché siano effettuate tutte le verifiche del caso. Di fatto dunque resteranno a lungo sospesi i lavori nell’area ad alta tecnologia, fermi dallo scorso 23 maggio.

L’Asl di Taranto in questi mesi ha comunque avviato diverse procedure di gara per economicità dei tempi. Sono state in tutto cinque le procedure multi lotto avviate e in corso di espletamento il cui importo appaltato è di 54 milioni, riguardanti le procedure per l’acquisizione delle apparecchiature per completare le opere murarie (per gli impianti di radioterapia e medicina nucleare e per le apparecchiature di radiologia, come tre acceleratori lineari, una Tac con simulatore di nuova generazione, due Gamma camere, una Pet/Tac, tre apparecchi per risonanza magnetica, un angiografo biplano e una sala attrezzata per la radiochirurgia dei tumori cerebrali). Ricordiamo che le gare indette dalla Asl di Taranto, sono state bandite grazie ad una delibera regionale, nonostante la mancanza della firma sull’accordo di programma con il ministero della Salute. La Regione infatti decise di assumersi la responsabilità di procedere lo stesso in attesa di raggiungere l’accordo con il ministero.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/07/03/san-cataldo-tutto-fermo-in-attesa-del-decreto/)

Un progetto finanziato e pensato nel 2012

Giusto per riannodare i fili di questa lunga storia, è bene ricordare che nello Studio di Fattibilità realizzato nel 2012 dalla Regione Puglia con l’assistenza di Formez, si leggeva che la realizzazione del nuovo ospedale di Taranto avrebbe comportato “la sostitzuione dell’attuale offerta dei due presidi esistenti nella Città (Moscati e SS. Annunziata), insieme all’offerta attualmente garantita dal Nosocomio di Grottaglie”, aspetto che in molti hanno dimenticato troppo in fretta. 

L’intervento in questione, sempre per memoria storica, è contemplato nella Programmazione degli interventi finanziati nell’ambito della Delibera CIPE 3 agosto 2012 n. 92 – Fondo per lo Sviluppo e la Coesione Regione Puglia – Programmazione delle residue risorse 2000-2006 e 2007-2013 e modifica della delibera n. 62/2011. Il capitolo interessato è quello relativo all’Azione Benessere e Salute, che assegna a tale investimento una dotazione complessiva pari a 207,5 milioni di euro di cui 150,00 milioni a carico del Fondo di Sviluppo e Coesione per il periodo 2007-2013 e 57,50 milioni a carico del bilancio regionale (DGR 6 agosto 2010). ll tutto si innestava, pertanto, nella più ampia programmazione degli investimenti in Sanità che la Regione Puglia si è data nel corso del 2012, in una prima fase attraverso la definizione del documento di valutazione ex-ante “Documento Programmatico degli investimenti in Sanità per la Puglia 2012 – Interventi per il II Accordo Integrativo Ex Art. 20 L.N. 67/1988”, che all’epoca era in fase di istruttoria presso il Ministero della Sanità e che è stato sottoscritto soltanto lo scorso 25 maggio. Tale programmazione origina dalla legge regionale 19 settembre 2008, n. 23, con la quale la Regione Puglia ha approvato il Piano Regionale di Salute 2008-2010. Il passaggio successivo è stato definito con l’Intesa Stato-Regioni del 3 dicembre 2009 (Patto per la Salute 2010-2012) recepita dalla L. 191/2009 (Finanziaria 2010). Con la delibera n. 1725 del 7 agosto 2012 la Regione

Veduta cantiere san Cataldo

Puglia aveva poi provveduto ad approvare la proposta complessiva di realizzazione dei nuovi presidi ospedalieri tra cui”il nuovo Ospedale dell’area jonica, a Taranto (ASL  TA), denominato “nuovo Ospedale S. Cataldo di Taranto”, allocato in un’area a ridosso del centro abitato e fuori dal nucleo urbano più congestionato, in Via A. Sordi nel quartiere Solito – Corvisea di Taranto, sulla direttrice verso Grottaglie e vicino all’area già interessata dai lavori per la realizzazione della Tangenziale Sud Taranto – Avetrana”.

Dunque, come forse i più attenti lettori ricorderanno, il nuovo ospedale di Taranto era in cantiere da anni. E prima di chiamarsi ‘San Cataldo’, in realtà possedeva il nome di un altro santo, “San Raffaele“. Durante la seconda giunta regionale guidata da Nichi Vendola, si fece infatti spazio l’idea (sostenuta dai provvedimenti di cui sopra), di realizzare a Taranto il più grande struttura pubblica del Mediterraneo, il San Raffaele del Mediterraneo, con un investimento di 200 milioni di euro (le stesse risorse poi utilizzate per il San Cataldo) attraverso una società costituita dalla Regione Puglia con la Fondazione di don Verzè, per costruire un grande ospedale di avanguardia e moderno ma anche un centro di formazione, di didattica e di ricerca. Appunto, il polo della salute che si sta cercando adesso di realizzare. Il tutto naufragò il 29 settembre 2011, quando la Procura di Milano dichiarò il fallimento del San Raffaele, l’ospedale fondato da Don Luigi Verzè, per debiti di oltre 1,5 miliardi di euro pari a quasi tre volte il fatturato e un patrimonio negativo per 200 milioni (dati contenuti nella seconda relazione finanziaria redatta dalla società di consulenza finanziaria Deloitte). Meno di un anno dopo, nell’agosto del 2012, la Regione Puglia delibererà la nascita del nuovo ospedale, con il nome di un santo alquanto caro ai tarantini.

ll Nuovo Ospedale San Cataldo, che subentrerà all’ospedale SS. Annunziata di Taranto, svolgerà un ruolo strategico nell’ambito della rete ospedaliera pugliese quale DEA di II Livello. Il presidio ospedaliero sarà, infatti, coinvolto nelle maggiori reti tempo-dipendenti, operando come HUB per la rete cardiologica, dell’ictus e del trauma. Sono inoltre previste altre discipline di alta specialità, quali la chirurgia vascolare; la neurochirurgia; la chirurgia toracica; la terapia intensiva neonatale. L’intervento di completamento consentirà di dotare l’ospedale di apparecchiature moderne e innovative da destinare ai reparti di radiologia, rianimazione e terapia intensiva, medicina nucleare, emodinamica, pediatria, radioterapia, dialisi, terapia intensiva neonatale, UTIC, sale operatorie e sale parto. Tecnologie che dovranno consentire all’ospedale di essere all’avanguardia e affrontare la sfida della transizione digitale offrendo ai cittadini servizi innovativi e avanzati. Si spera non troppo in là negli anni.

(leggi tutti gli articoli sul San Cataldo https://www.corriereditaranto.it/?s=san+cataldo&submit=Go)

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