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Solo scavando dentro di sé si riescono a trovare le giuste risposte, ma raramente ci vengono donate. È questo l’obiettivo del secondo lavoro della scrittrice Mariangela Tarì. “Terra Madre” mostra i valori delle proprie radici, ci spinge alla riflessione sulle scelte che siamo, a volte, costretti a prendere e che spesso e volentieri ci fanno soffrire.

Dopo il debutto del suo primo libro “Il precipizio dell’amore”, che le ha permesso di essere nominata Cavaliere al Merito della Repubblica per la preziosa e intensa testimonianza delle difficoltà quotidiane legate alla condizione di caragiver familiare, a distanza di due anni la scrittrice tarantina è ponta a farci conoscere la storia di Emma.

La protagonista del romanzo è una giovane, anch’essa tarantina che, spinta dalla madre, decide di partire per il nord, per tentare di costruirsi un futuro migliore. Questa storia ci viene raccontata attraverso il sentimento della nostalgia.

Durante la presentazione del libro, avvenuta all’interno della rassegna dell’Angolo della Conversazione, Tarì afferma “avevo bisogno di mostrare la fragilità di questa donna, il vuoto che emerge nella protagonista è dovuto al suo passato così ingombrante che non le permettere di vivere il presente”.

La storia, ambientata tra Taranto e Verona, mostra la perdita fisica e mentale della forza di Emma, costruita negli anni dai luoghi, dagli odori, dalle anime ed i ricordi che si trovano dentro gli oggetti che nascondono pezzi di vita vissuta.

“Ho voluto creare una sinergia tra la malattia del corpo di Emma con la malattia della terra di Taranto ripercorrendo la storia dell’acciaieria. Il periodo in cui si viveva di un falso benessere che ci ha abituati al brutto, non a caso la madre, Anna le dice vai e torna più bella di prima” racconta l’autrice.

È questo il messaggio che dovrebbe smuovere le coscienze dei giovani di oggi, devono partire per ritrovare la bellezza, perduta negli anni, è riportarla nella propria casa.

Nel romanzo il distacco con la famiglia è quello che ha maggiormente influenzato la vita di Emma. Lei, cresciuta in una vera e propria comunità tra i vari cugini, zii e nonni, si ritrova sola in una città sconosciuta a dover portare avanti la vita del proprio figlio. Questo le fa capire bisogna amare i figli piano, nel senso che bisogna amarli con distacco, guardandoli dall’alto e guidandoli attraverso la verità.

Oltre alle tematiche della nostalgia e della maternità, molto forti all’interno del libro, è presente anche il tema dell’ingiustizia sociale che coinvolge molto la scrittrice “Emma ha portato all’ennesima potenza le mie emozioni. Sono andata via dieci anni fa a causa della malattia di mia figlia. Viaggiare, arricchire il proprio bagaglio culturale è meraviglioso, ma ci dovrebbe essere anche un diritto al ritorno” afferma Tarì. Tutta la storia della Città di Taranto, che è tanto protagonista quanto Emma, si è piegata ad uno stabilimento siderurgico, che ha spinto molte persone ad andare via e perdere tutto, senza possibilità di scelta o di ritorno.

Mariangela Tarì è tornata ed afferma “essere qui oggi, con questo libro e con questi temi sociali è un’emozione indescrivibile. Avere la possibilità di incontrare i tarantini è sempre meraviglioso, perché capisci di non averli mai lasciati veramente, mi riconosco in loro, sto bene e ritrovo me stessa”.

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