A cura di Fabiola De Lorenzo (archeologa) – Nel 1899 l’archeologo tarantino Luigi Viola, durante alcuni lavori effettuati in un terreno di sua proprietà tra via Terni e via Solito, rinvenne fortuitamente una cripta, che ribattezzò “Cripta del Redentore”.
Questo luogo di culto ipogeo databile ad età medievale, è attiguo ad una cavità naturale provvista di un pozzo, che ha permesso di identificare nella cripta del Redentore, la cripta conservata sotto la chiesa di Santa Maria di Murivetere, poi abbandonata già dal XIII sec. d.C. . Secondo leggende agiografiche, era un luogo fortemente legato alla tradizione dell’apostolo Pietro, giunto nella città di Taranto. Infatti, Secondo l’Historia Sancti Petri (X sec. d.C.), l’Apostolo, dopo una sosta nell’odierna Isola di San Pietro, volendosi dissetare, si sarebbe diretto verso il luogo sacro in cui si trovava un pozzo vicino un complesso monumentale al cui interno si ergeva la statua di una divinità pagana; nel momento in cui il Santo si sarebbe fatto il segno della croce per dedicare il sito a Giovanni il Battista, la statua si sarebbe sgretolata tra l’ incredulità dei presenti che convertiti al cristianesimo furono battezzati con l’acqua del pozzo di fronte al quale si era compiuto il miracolo.
È stato ipotizzato che l’ambiente ipogeo fosse in origine una tomba a camera di età ellenistica o romana, successivamente, tra il IX e XII sec. d.C., adibita a luogo di culto cristiano. L’ambiente doveva originariamente essere decorato da affreschi, di cui solo alcuni sono attualmente ancora visibili, tra cui quello più facilmente leggibile raffigurante il Cristo Pantocratore, affiancato dalla Vergine e da San Giovanni. Altri affreschi adornano le pareti di questa affascinante cripta, e i graffiti incisi lungo il corridoio d’accesso connotano storie di vite, devozioni e pellegrinaggi, nascoste e raccolte nel cuore della città nuova di Taranto.
