Le aziende dell’indotto ex Ilva, associate in AIGI, stamattina hanno manifestato davanti alla Prefettura. Gli imprenditori sono “stanchi di aspettare una svolta che tarda ad arrivare” e “stanchi di numerosi start & stop su progetti sbandierati come risolutivi” e poi “ritirati dopo pochi mesi”. Infatti, le imprese dell’indotto ex Ilva non “escludono ulteriori iniziative di protesta già a partire dalla prossima settimana”. Chiedono a gran voce “obiettivi chiari, definiti, precisi” per orientare gli investimenti: “Che sia DRI, idrogeno, o altro, serve un piano industriale definitivo! La diatriba Stato-privato non è di nostra competenza, non spetta alle aziende sindacare sugli assetti societari. A noi interessa la ripresa della produzione e che essa sia ecocompatibile”.
Ancora, Aigi ribadisce trasparenza sui motivi tecnici per i quali “si vogliono spostare i fondi (1 miliardo di euro già nella disponibilità della società DRI) dal PNRR al Fondo di Coesione mettendo a rischio tempi e certezza di esecuzione”. Pretenderebbero di sapere il motivo per cui “non si riesce a produrre nei limiti dei 6 milioni di tonnellate concessi dalle attuali prescrizioni e in generale come gli interventi sullo stabilimento siderurgico coinvolgeranno la comunità imprenditoriale locale”.
“Nei mesi scorsi – si legge nella nota stampa ufficiale – abbiamo avanzato una serie di proposte tecniche che potrebbero alleviare le attuali difficoltà delle nostre imprese, sulle quali non abbiamo ottenuto risposte. Difficoltà che potrebbero determinare gravi ripercussioni sul fronte occupazionale”. Gli imprenditori invitano le istituzioni nazionali “che hanno a cuore le sorti del territorio” al confronto “costruttivo e risolutivo” sulla presa in carico di impegni precisi per la risoluzione dei problemi. Aigi, pertanto, ha dichiarato che promuoverà un tavolo di confronto con tutte le associazioni di categoria “maggiormente rappresentative del territorio per individuare una strategia comune e condivisa”.