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Anche quest’anno si pone con gran rilevanza il problema della moria dei mitili a causa del surriscaldamento del nostro mare. È la denuncia di Mimmo D’Andria, decano dei mitilicoltori tarantini nonché presidente di Agri Pesca Taranto: “Stava andando tutto alla perfezione, con il prodotto cresciuto nel migliore dei modi, come tradizione comanda in questo periodo, e con rilevante smercio. Poi da venerdì scorso non si è capito più nulla, con il rialzo brusco delle temperature che ha provocato il ko del 45/50% della produzione presente nel secondo seno di Mar Piccolo, pari ad almeno 20mila quintali di cozze”.

Lo scenario che si presenta fra i “giardini” è desolante, con i gli operai che esaminano minuziosamente le “zoche” alla ricerca del prodotto, in verità alquanto scarso, salvatosi dalla terribile calura di questi giorni, così d rivenderlo al mercato e arginare in qualche modo le perdite. “Anche questa volta tutto il lavoro di un anno è andato in malora, proprio quando sembrava che che l’avremmo fatta a soddisfare gli ordinativi giunti da ogni parte d’Italia – denuncia D’Andria – E’ dal 2011 che, in previsione del brusco rialzo delle temperature, avanziamo ogni anno richieste al Demanio di comodato d’uso per almeno quattro di aree del primo seno di Mar Piccolo, dalle acque più fresche grazie alla circolazione di correnti, ove trasferire la produzione. A questo ogni volta presentiamo la richiesta di una adeguata mappatura del sito, commisurando l’estensione delle aree necessarie secondo le esigenze delle aziende. Ma ogni volta la nostra domanda viene respinta adducendo la motivazione dell’inquinamento, che riteniamo non sia  in misura tale da non permettere la presenza dei nostri impianti. Ma ammesso che sia vero, come mai da anni non si intravede alcun progetto per venirne a capo?”.

Un’altra soluzione sarebbe lo spostamento delle coltivazioni a Mar Grande, ma i costi delle concessioni, secondo D’Andria, non sarebbero sostenibili da parte delle settantadue aziende del settore, che hanno alle dipendenze circa settecento operatori. “Ora la nostra preoccupazione maggiore – conclude il miticoltore – riguarda la salvaguardia della semenza presente in Mar Piccolo, attraverso il trasferimento in specchi d’acqua che ne consentano la conservazione. Ma non sappiamo se siamo ancora in tempo. In caso contrario, sarà compromessa anche l‘intera produzione dell’anno prossimo”.

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