Procede il procedimento amministrativo richiesto dalla Lutum S.r.l. avviato con l’istanza di Autorizzazione Integrata Ambientale (del 27/10/2022), relativa alla “Riattivazione di una installazione di smaltimento rifiuti non pericolosi (IPPC 5.3 e 5.4)”, ubicata in località Palombara nel Comune di Taranto, ovvero l’ex discarica Vergine, avviato dalla Provincia di Taranto lo scorso 15/06/2023. 

E’ infatti terminata la possibilità, per i soggetti interessati, di presentare entro 30 giorni le proprie osservazioni in forma scritta. A presentarle sono stati tutti i comuni del versante orientale della provincia (tranne Maruggio), oltre ad una serie di associazioni locali da anni presenti sul territorio e di esponenti e partiti politici.

Tra le osservazioni presentate, ricoprono un ruolo di primo piano quelle di Arpa Puglia. Ricordiamo che la Lutum ha manifestato, nell’istanza alla luce delle volumetrie di discarica ancora disponibili, interesse a completare e riattivare l’installazione del sito esistente. Di fatto la società ha ripreso il progetto (aggiornandolo ma senza modificarlo in maniera sostanziale) che ottenne il parere favorevole alla compatibilità ambientale con Determinazione Dirigenziale n. 16 del 18/01/2005 del Settore Ecologia della Regione Puglia e l’Autorizzazione integrata Ambientale concessa con Determinazione Dirigenziale della Regione Puglia n.384/2008.

Inoltre, vogliamo sottolineare la richiesta un pò anomala che la Provincia ha avanzato alla società Lutum, ovvero quella di trasmettere “le proprie eventuali controdeduzioni alle osservazioni dei soggetti interessati che sono state acquisite agli atti del procedimento, entro il termine di trenta (30) giorni dal ricevimento della presente”, quando in realtà l’ente in questione dovrebbe procedere a tale valutazione autonomamente e con terzietà. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/06/21/la-lutum-vuole-riaprire-la-vergine/)

Brevemente ricordiamo le tappe salienti di questa lunga vicenda che abbiamo seguito nel corso degli anni. Il 14.02.2014 il sito è stato posto in sequestro preventivo nell’ambito del procedimento penale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto. Successivamente, con D.D. n. 27 del 24/03/2015, la Provincia di Taranto ha revocato l’AIA rilasciata alla Vergine S.p.A. – gestore dell’impianto fino al 2014 (titolarità dell’atto successivamente trasferita, per cessione del ramo d’azienda, alla Vergine s.r.l., come da D.D. reg. n. 1 del 07/01/2014). Pois 24/07/2015 ne disponeva la chiusura, intimando al Gestore di avviare le procedure e gli interventi connessi; l’inosservanza di quest’ultima disposizione da parte della società venne poi comunicata all’A.G. e agli Enti interessati il 05/02/2016. 

In considerazione dei superamenti delle CSC registrati da alcune analisi eseguite da ARPA Puglia su campioni prelevati dai pozzi di monitoraggio della falda di pertinenza della discarica, con ordinanza del 31/03/2017 il Dirigente del Settore Ecologia ed Ambiente della provincia di Taranto, ordinò alla Società Vergine s.r.l. in liquidazione, nonché ai proprietari del sito, di mettere in atto le necessarie misure di prevenzione e di messa in sicurezza, per rimuovere e/o isolare le fonti che avevano prodotto il superamento delle CSC nelle acque di falda, nonché evitare la diffusione delle fonti inquinanti. Poiché l’ordinanza non sortiva alcun effetto, nel corso di una riunione tecnica tenutasi in data 11/07/2017 presso la Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifiche della Regione Puglia, fu deciso di porre in atto i poteri sostitutivi ex art. 250 del D.lgs. 152/06. Il 19/06/2018, in costanza di sequestro preventivo, l’intero compendio immobiliare su cui insiste la discarica ex Vergine è stato acquistato dalla Lutum S.r.l.. Con successiva ordinanza del 05/07/2019, la Sezione del Riesame del Tribunale di Lecce ha autorizzato la nuova proprietaria del sito alla realizzazione degli interventi di messa in sicurezza (MISE)/Misure di Prevenzione (MIPRE) per le vasche A e B afferenti al lotto I di discarica, a condizione che avvenissero “sotto lo stretto controllo delle Autorità amministrative competenti, che dovranno effettuare le verifiche e concordare le specifiche modalità operativa”. Al riguardo si puntualizza che, diversamente da quanto riportato nella documentazione progettuale della Lutum (ed in particolare nel § 2.1 dell’elaborato R.1.1) “Relazione Generale” del 10/2022, ove la società dichiara che: “…Si procede alla progettazione di dettaglio degli interventi e delle indagini preliminari sono sempre stati realizzati previa condivisione con tutti gli enti interessati, ARPA Puglia in primis, così come disposto nell’ordinanza del Tribunale di Lecce…” e ancora “…l’intervento di spostamento dei rifiuti e le relative modalità esecutive di massima sono stati discussi e approvati dagli Enti presenti al tavolo tecnico tenutosi in data 07/01/2021 presso la Regione Puglia…”, ARPA non ha condiviso alcuni dei sopraindicati interventi, così come ARPA non ha partecipato al tavolo tecnico regionale del 7 gennaio 2021. Il 17/03/2021, la Corte di Appello di Lecce – Sezione distaccata di Taranto con provvedimento n. 7/2021, come indicato a pag. 4/56 dell’elaborato R.1.1 annesso all’istanza di cui al presente procedimento, “in conseguenza dell’assoluzione, non appellata dalla Pubblica Accusa, di tutti gli imputati da tutti i delitti relativi alla gestione della discarica ha revocato il sequestro preventivo dell’area disponendone l’immediata restituzione in favore di Lutum S.r.l. …”.  L’ARPA ha espletato le proprie attività in qualità di ente di controllo fino alla riconsegna del sito alla LUTUM S.r.l., momento in cui è decaduta la legittimazione ad accertare che le attività di messa in sicurezza avvenissero secondo quanto disposto dall’Autorità Giudiziaria. Tuttavia, l’Agenzia ha fornito il proprio supporto tecnico anche dopo tale evenienza, effettuando sopralluoghi presso il sito in località Palombara, di cui l’ultimo in data 08/11/2022. Sulla base di questi, peraltro, viene fatto presente che lo stato dei luoghi del comprensorio, con particolare riferimento alle vasche A e B del Lotto I, non corrisponde esattamente a quello descritto negli elaborati progettuali annessi all’istanza in oggetto della Lutum ed in particolare al rilievo “Stato di fatto. Piano quotato per curve di livello (ott.2021)” datato 10/2022, poiché, come appurato dall’Agenzia e confermato dalla Lutum s.r.l., le operazioni riferibili alla messa in sicurezza sono continuate ben oltre tale periodo con conseguente cambiamento della morfologia delle suddette vasche. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/11/la-discarica-vergine-riaprira2/)

Ciò detto, Arpa Puglia ha espresso, senza entrare nel merito tecnico del progetto presentato in quanto dette valutazioni attengono a una eventuale fase successiva, alcune osservazioni di carattere generale sul procedimento de quo in qualità di soggetto interessato (in un documento redato dal gruppo di lavoro formato dall’ing. Mario Manna, la dott.ssa Adele Dell’Erba, la dott.ssa Adriana Primicino, il dott. Ciro Galeone e firmato dal direttore del DAP e del Servizio Territoriale di Taranto dott. Vittorio Esposito). 

Preliminarmente si pone in evidenza “la mancata osservanza dei termini temporali (30 giorni dal ricevimento della domanda) per l’avvio, da parte dell’Autorità Competente, del procedimento fissati dal comma 3 dell’art. 29-quater del TUA, i quali si sono oltremodo prolungati senza rappresentarne le motivazioni. Difatti, nella nota della Provincia di Taranto del 15/06/2023, si legge che l’istanza LUTUM datata 25/10/2022 è stata acquisita al protocollo provinciale il 27/10/2022, mentre l’avvio del procedimento si è concretizzato proprio con la predetta comunicazione provinciale del 15/06/2023″.

Sotto il profilo istruttorio, si osserva che l’istanza della LUTUM s.r.l., nei termini in cui è stata formulata, non possiede i requisiti che ne consentono l’accoglimento, in quanto “la D.D. reg. n. 16 del 18/01/2005 (BURP n. 30 del 23/02/2005), con cui è stato rilasciato dalla competente Autorità regionale il parere favorevole sulla compatibilità ambientale per la realizzazione dell’impianto per rifiuti non pericolosi in località Palombara proposta dalla Vergine s.r.l., non rappresenta un titolo attualmente valido, in quanto, rispetto alla configurazione impiantistica valutata positivamente in fase di VIA, solo parte dell’impianto progettato è stata effettivamente realizzata, cosicché il provvedimento risulta inefficace ai sensi di quanto stabilito dall’art. 25, comma 5, del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.8 (su tale aspetto peraltro è disponibile ampia giurisprudenza). Vieppiù che la D.D. reg. n. 16/2005 richiama esplicitamente l’art. 15, comma 3, della L.R. Puglia n. 11/2001, il quale recita: “…La VIA positiva ha efficacia per il tempo, in ogni caso non superiore a tre anni, stabilito nell’atto recante la valutazione di impatto ambientale in relazione alle caratteristiche del progetto, anche in deroga ai termini inferiori previsti per le intese, concessioni, autorizzazioni, licenze, pareri, nulla osta, assensi in qualunque modo denominati, comunque acquisiti. Trascorso detto periodo senza che sia stato dato inizio ai lavori, le procedure di VIA devono essere rinnovate…”. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/08/discarica-vergine-cassazione-scrive-lultima-parola4/)

Dopo di che ARPA si sofferma su quanto riportato a pag. 4/56 dell’elaborato R.1.1 “Relazione Generale” del 10/2022 annesso all’istanza LUTUM s.r.l., ove, in relazione alla D.D. n. 16/2005, si legge che “…A pagina n. 2 del documento è riportato che nel suo complesso l’installazione (piattaforma di trattamento + discarica) potrà accettare 350-400 tonnellate/giorno di rifiuti e che la capacità produttiva dell’impianto di trattamento è di 100.000 t/anno, con una produttività di 325 t/giorno di rifiuti smaltiti e/o recuperati. Con presa d’atto prot. 11057 del 05/03/2007 del Dirigente del Settore Ecologia ed Ambiente della Provincia di Taranto veniva concessa l’autorizzazione ad incrementare la potenzialità di accettazione rifiuti in discarica fino a 1.300 tonnellate/giorno…”, richiedendo alla Provincia “di fornire copia della citata presa d’atto dirigenziale prot. n. 11057 del 05/03/2007, non agli atti del presente procedimento né dell’agenzia. Ciò anche in quanto “per la discarica la capacità massima giornaliera (1.300 t/g) data per autorizzata con la citata presa d’atto, nonché la volumetria totale (2.288.000 m3), vengono confermate nell’istanza progettuale presentata dalla Lutum s.r.l., mentre per l’impianto di trattamento rifiuti la società prevede una diversa capacità produttiva massima per l’operazione D9 (pari a 216 t/g e 64.800 t/a) e una capacità istantanea massima di deposito preliminare D15 pari a 1.200 t, sottolineando (v. par. 5.1 dell’elaborato R.1.1 annesso all’istanza Lutum) che “…le quantità sono state ridotte rispetto a quanto già autorizzato in sede di VIA in ragione dell’eliminazione della linea di trattamento delle frazioni da raccolta differenziata…”; la normativa ambientale, compresa quella in materia di V.I.A., A.I.A., discariche e gestione dei rifiuti, ha subìto dal 2005 ad oggi una rilevante evoluzione (es. emanazione del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii.), così come le B.A.T., la Pianificazione e la Programmazione regionale ambientale e quella specifica per il settore rifiuti, nonché il contesto territoriale in cui l’installazione ricade, elementi questi ultimi da cui non è possibile prescindere. Sempre ARPA ricorda infatti che l’art. 179 del D.Lgs. 152/06 “Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti” sancisce al comma 1 la gerarchia a cui deve attenersi detta gestione, che vede solo quale ultima opzione lo smaltimento (si veda altresì quanto disposto dall’art. 182 del TUA). Inoltre: il comma 2 del predetto articolo recita “…La gerarchia stabilisce, in generale, un ordine di priorità di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale. Nel rispetto della gerarchia di cui al comma 1, devono essere adottate le misure volte a incoraggiare le opzioni che garantiscono, nel rispetto degli articoli 177, commi 1 e 4, e 178, il miglior risultato complessivo, tenendo conto degli impatti sanitari, sociali ed economici, ivi compresa la fattibilità tecnica e la praticabilità economica…”; il successivo comma 3 stabilisce “…Con riferimento a flussi di rifiuti specifici è consentito discostarsi, in via eccezionale, dall’ordine di priorità di cui al comma 1 qualora ciò sia previsto nella pianificazione nazionale e regionale e consentito dall’autorità che rilascia l’autorizzazione ai sensi del Titolo III-bis della Parte II o del Titolo I, Capo IV, della Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nel rispetto del principio di precauzione e sostenibilità, in base ad una specifica analisi degli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti sia sotto il profilo ambientale e sanitario, in termini di ciclo di vita, che sotto il profilo sociale ed economico, ivi compresi la fattibilità tecnica e la protezione delle risorse…”. 

Alla luce di tutte queste considerazioni per Arpa Puglia emerge che l’istanza della Lutum s.r.l. di “riattivazione” di un’installazione con titolo autorizzativo revocato (l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata con D.D. reg. n. 384/2008 e s.m.i. per la sola attività IPPC 5.4 alla società Vergine S.p.A., precedente Gestore dell’installazione di località Palombara) avrebbe dovuto contemplare non solo la domanda finalizzata al rilascio di un nuova AIA, ma anche la richiesta di pronuncia della compatibilità ambientale del progetto (V.I.A.).  In tali termini, quindi, avrebbe dovuto essere instaurato il relativo procedimento all’esito dell’istruttoria dell’Autorità Competente, la quale è da individuare – secondo il corretto inquadramento – nella Regione Puglia (ai sensi dell’art. 4 della L.R. n. 26 del 07/11/2022). Pertanto, conclude l’Agenzia Regionaleper la Protezione Ambientale, “si richiede a codesta Amministrazione provinciale di rigettare l’istanza della LUTUM s.r.l. in esame in quanto improcedibile e di archiviare il procedimento de quo”.

La partita dunque è ancora tutta da giocare. Resta il fatto che, come abbiamo avuto modo di scrivere anche recentemente (e non solo nell’estate del 2028 e negli anni a venire), era fin troppo scontato che l’interesse della Lutum, società controllata dalla CISA di Massafra dell’imprenditore Albanese, andava soltanto in un’unica direzione: ovvero quella della riapertura della discarica. E questo al di là delle rassicurazioni della Regione Puglia e di quelle dei partiti e di tanti esponenti politici che oggi si schierano demagogicamente contro la riapertura del sito. Così come tanto, troppo silenzio in questi anni su questa vicenda è calato, anche dalle meritorie associazioni ambientaliste dei territori interessati, che forse hanno troppo creduto alle parole della politica o hanno sperato che entrando in essa, avrebbero potuto in qualche modo evitare che si arrivasse a questo punto. 

(leggi il nostro ultimo articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/28/discarica-vergine-ombre-sulla-riapertura/)

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