“Faremo in modo che questa edizione risulti la più bella in assoluto per passione, per impegno, per competenza e per efficienza”, parole pronunciate appena nel gennaio del 2022 dal presidente del Comitato Internazionale Giochi del Mediterraneo, Davide Tizzano, che appaiono lontane anni luce dalla realtà attuale.

L’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo a Taranto nel 2026 è diventata una enorme bolla di sapone che è scoppiata ieri con la decisione del Coni, il massimo organismo sportivo italiano, di tirarsi fuori dal Comitato Organizzatore locale.

Proprio Tizzano in quell’incontro del 2022 aveva rilasciato dichiarazioni che oggi pesano come una sentenza: “Entrare nello spirito dei Giochi significa occuparsene il prima possibile. Il 2026 sembra lontano ma chi è nel mondo dell’organizzazione e della burocrazia sa che il tempo vola”.

Ed il tempo è volato, effettivamente, tra ritardi, inutili scaramucce politiche ed eventi non preventivabili (pandemia, guerra, inflazione).

Una brutta figura, che ultimamente ha assunto dei contorni grotteschi, la cui responsabilità è di tutti gli attori scesi in campo, da quelli che hanno vestito la maglia da titolare sino a quelli subentrati a partita in corso.

Ecco perché c’è chi ha chiesto di uscire, anzitempo, volontariamente di scena. Il presidente del Coni Malagò ha fiutato una brutta aria, ha toccato con mano l’immobilismo laddove occorreva  imprimere una decisa sterzata e sempre nel gennaio 2022 aveva già chiarito che ci si giocava una certa immagine a livello internazionale: “Non possiamo permetterci di fare brutta figura nella prossima edizione dei Giochi sia perché il presidente del comitato internazionale è per la prima volta un italiano, sia perché tengo particolarmente a Taranto”.

Ed ancora nel novembre 2022 alla presentazione del progetto del nuovo Stadio Iacovone aveva messo in guardia dall’atavica capacità, tutta italiana, di massacrare burocraticamente qualsiasi dinamica di carattere amministrativo. Sino a pronunciare una decina di giorni fa la frase: “Situazione insostenibile”.

Che succederà ora? Servirà questa scossa? Il piano B è dietro l’angolo e si appoggia sulla parola ridimensionamento. Tutto è in discussione. A cominciare proprio dal progetto di rifacimento dello Stadio Iacovone che è già fallito. Per il project financing il tempo è scaduto, non ci sono più i tempi tecnici per portare a termine quanto presentato lo scorso novembre. L’unica, remota, possibilità di tenerlo in vita resta l’acquisizione del progetto da parte del Commissario straordinario dei Giochi.

Ma la strada del ridimensionamento è già segnata da settimane. Da quando si è cominciato a parlare di restyling massiccio dello Iacovone (una “romanella” come l’ha definita l’architetto Zavanella) e di coinvolgimento di città e paesi che hanno degli impianti sportivi già pronti da mettere a disposizione dei Giochi. Insomma se la piega è questa possiamo dire già da ora che comunque vada è un fallimento!

 

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