Dopo aver perso, a causa dell’eccessivo caldo dei giorni scorsi, il cinquanta per cento della produzione di cozze, potremmo andare incontro a un disastro ancora maggiore per la prossima annata. L’allarme è lanciato da Mimmo D’Andria, decano dei mitilicoltori tarantini nonché presidente di Agri Pesca Taranto, da noi già sentito recentemente sulla drammatica situazione che sta attraversando la categoria. “L’ondata di calore annunciata per i prossimi giorni – dice – potrebbe far morire l’intero quantitativo di semenza ora depositato nei due seni di Mar Piccolo, così da azzerare l’intera produzione nel prossimo anno”.
Tutto ciò, secondo il mitilicoltore, potrebbe essere evitato, ma a una sola condizione, cioè con il trasferimento dei semi in Mar Grande, nello specchio d’acqua a sud di zona “Tarantola”.
“Ne abbiamo già parlato con il prefetto e il sindaco – aggiunge D’Andria – perché ci venisse accordato il comodato d’uso gratuito. Purtroppo ci è stato ribadito che la nostra richiesta verrebbe accolta solo attraverso l’istituto della concessione, che per noi avrebbe un costo proibitivo, soprattutto alla luce del danno economico subito, peraltro per un periodo alquanto limitato. Si tratta di appena quattro mesi, giusto il tempo per far tornare le acque di Mar Piccolo a temperature idonee allo sviluppo della semenza. Possibile che non si riesca a raggiungere un accordo per la salvaguardia di tante famiglie coinvolte in tale attività?”.
Il mitilicoltore evidenzia il gravissimo danno subito dalla categoria proprio in un’annata caratterizzata dall’ottima qualità del prodotto e dalla consistente richiesta giunta da tutt’Italia; accenna ai 300mila euro stanziati dalla Regione Puglia grazie all’assessore Donato Pentassuglia: “assolutamente insufficienti – commenta – per le necessità più impellenti delle aziende, che davvero non sanno come andare avanti”.
“Purtroppo – conclude il mitilicoltore – abbiamo dovuto annullare tanti ordinativi, recuperando neanche le spese di produzione. E ora ci siamo ridotti a vendere solo prodotto proveniente per la maggior parte dagli allevamenti di Bellaria (in provincia di Rimini) e di Cagnano Varano (comune del Foggiano): roba buona, per carità, ma niente di paragonabile alla cozza tarantina”.
È l’ennesimo colpo alla nostra economia, già così poco tenuta in considerazione, nonostante le varie promesse di rinascita della città e di programmi preannunciati e cancellati per scarsa attenzione da parte dell’Amministrazione locale ai problemi del territorio.
A Taranto il problema della crisi che ha investito il settore dell’itticoltura (La cozza tarantina era conosciuta nel mondo) è decennale e a niente sono serviti gli appelli fatti dalla categoria degli allevatori per preservare tale patrimonio.
L’auspicio è che l’amministrazione e le istituzioni locali comincino ad attuare quella rinascita tanto sventolata e raramente messa in atto per iniziative fondamentali per il nostro territorio.