Taranto si conferma il capoluogo di provincia pugliese più costoso per il carburante. Con le quotazioni di petrolio e prodotti raffinati, che sono salite nelle prime due settimane di agosto, anche i prezzi alla pompa sono aumentati. Nel capoluogo ionico la tariffa più alta, in questi giorni caldi, si registra con la benzina “verde” servita. Nello specifico, in pole position c’è la compagnia Taras Oil, il cui distributore si trova in viale Magna Grecia con 2,487 euro per ogni litro erogato, segue la Q8 in Viale Magna Grecia che registra 2,389 euro/l e infine la Q8 sia in viale Virgilio sia in via Nitti che costano 2,379 euro/l.

Per quanto riguarda il gasolio, invece, lo stesso distributore in viale Magna Grecia di Taras Oil registra 2,397 euro/l, la Q8 sia in viale Virgilio sia via Nitti riportano 2,379 euro/l e l’IP Total Erg, a Palagianello, costa 2,341 euro al litro.  

La situazione non sembrerebbe migliorare neanche in modalità Self-service, che in provincia rimane sulla soglia dei due euro: a Castellaneta con Italiana Carburanti si spende 2,055 euro al litro e con Basile Petroli a Crispiano, invece, 2,026 euro/l. Diminuisce, di pochi centesimi, la soglia del gasolio faidate: ancora a Castellaneta con Italiana Carburanti il prezzo è di 1,995 euro/l, la stessa a Lizzano registra 1,929 euro/l e infine la Q8, a San Marzano di San Giuseppe, riporta 1,919 euro per ogni litro erogato. Anche a Bari e Brindisi, dopo il capoluogo ionico, i costi sono superiori ai 2,40 euro al litro della verde servita, mentre scendono di qualche centesimo i prezzi del gasolio.

Giacomo Basso (63 anni), professionista in pensione, afferma che si tratti, indubbiamente, “di un problema serio” che sta avendo un forte impatto “anche sul flusso turistico”. Questa l’analisi del professionista: “Spostarsi, ormai è diventato oneroso. Pertanto, questi rincari potranno ripercuotersi, nei prossimi mesi, anche quando si ritornerà in città. Di conseguenza, costeranno gli spostamenti lavorativi per la vita quotidiana così come aumenteranno i prezzi dei beni prima necessità” . Giacomo si domanda, dunque, cosa potrebbe accadere anche per il “consumo di materie prime come frutta e verdura” che viaggiano “gran parte su strada”. Prodotti che, peraltro, hanno già subito dei “recenti aumenti. “È chiaro che il Governo debba intervenire – ha concluso il professionista – su questo fronte, con l’auspicio che siano varate, al più presto, misure di contenimento”.

Tariffe esagerate e insostenibili anche per gli addetti ai lavori. Secondo Gabriele Pantaleo (53 anni), autotrasportatore da 35 anni e associato a Casartigiani Taranto, sarebbe colpa delsistema che non funziona” e spiega: “Un mezzo, per guadagnare, dovrebbe fatturare almeno dagli 8 mila ai 10 mila euro mensili lordi. Se si considera un guadagno di soli 8 mila euro, bisognerebbe toglierne 4 mila  di carburante e gli stipendi dei dipendenti. Alla fine, rimarrebbero 2 mila euro di utile”. Gabriele sottolinea che il lavoro, in questo settore, “non è costante” piuttosto si lavora a prestazione di servizio. “A prescindere dalle entrate – ha continuato l’autotrasportatore – ogni mese bisogna pagare i dipendenti, così come l’assicurazione e il bollo”. Sulla questione del caro benzina, Pantaleo sottolinea il suo disappunto rispetto la linea statale: “Per il Governo le accise sarebbero tra le più basse e dunque non le vuole toccare. Ma il ministro farnetica? È del mestiere?”. Inoltre, Pantaleo si domanda per quale motivo i pescatori, che come lui sono dipendenti del settore industria e mercato del Ministero dei Trasporti, verrebbero “agevolati” sul prezzo gasolio: “Perché pagano di meno rispetto agli autotrasportatori? – conclude – E poi, perché noi produciamo delle fatture tracciabili e i pescherecci e gli agricoltori no? Queste sono delle domande che mi pongo, ormai, da diversi anni”.

Anche per Giacinto Fallone (58 anni)referente della categoria degli autotrasportatori di Casartigiani Taranto, ormai sarebbe diventato un lusso guidare: “Il mese scorso ho pagato 4.200 euro di gasolio – ha spiegato – per un camion che ha fatturato circa 9.200 mila euro con Iva”. Il referente ricorda che il consumo di un camion a gasolio varia dai 2.5 ai 3.2 km al litro: “I piccoli imprenditori, molto spesso, non hanno le capacità finanziarie per il volume di fatturato e per cui non possono permettersi anche dei mezzi nuovi, specialmente quelli a GPL liquido, che sono molto costosi”. Per il referente di Casartigiani Taranto servono riforme strutturali, così come crede che “debba diminuire la dipendenza dai Paesi arabi”, che a loro volta “restringerebbero la produzione per guadagnarci di più”. “Non basta la defiscalizzazione – ha continuato Fallone – di 5 o 6 euro, che peraltro non tutti possono permettersi! Piuttosto bisognerebbe rendere sistematico l’adeguamento mensile, in fattura, della media dell’aumento del carburante, che a sua volta si ripercuote sui prezzi di vendita. Così come bisognerebbe controllare chi specula sui rincari perché al trasportatore, in fin dei conti, non va nulla” ha concluso il referente degli autotrasportatori.

 

La riflessione di Confartigianato Taranto

Il segretario provinciale di Confartigianato Fabio Paolillo, qualche settimana fa, si è soffermato sul tema chiedendosi per quale motivo a Taranto, nonostante la presenza della raffineria ENI si paghi “la benzina più cara di tutta la Puglia”.  “E’ una situazione piuttosto strana –ha commentato – considerato che abbiamo la raffineria; quindi, il prezzo alla pompa dovrebbe essere inferiore, visti i costi del trasporto. Ma nell’ambito dei ristori per la città, a sua volta davvero sempre generosa nei confronti della grande industria, si potrebbe ottenere uno sconto sulla benzina per i tarantini?”.

Paolillo poi ha posto i riflettori sulle azioni dell’amministrazione locale: “Le compensazioni di carattere ambientale, versate da ENI e da suoi partner per Tempa Rossa, sappiamo riguardare importanti interventi individuati dall’attuale amministrazione comunale, come una quota parte del cofinanziamento della riqualificazione del complesso Ex Baraccamenti Cattolica, il finanziamento del Progetto Riqualificazione Aree Verdi e del progetto FAROS del porto di Taranto. Un buon risultato, ma crediamo non possa essere esaustivo”.

Il coordinatore provinciale di Confartigianato chiede alla comunità di “fare squadra”: “Rivalutiamo questo sistema di compensazioni ambientali – ha proseguito – e insieme agli amministratori locali, regionali e nazionali proviamo a ottenere da Eni e dalle altre grandi imprese dell’energia del territorio, prezzi migliori, perché pagare profumatamente la benzina che produciamo localmente, rispetto la media nazionale, ci sembrerebbe una beffa” ha concluso Paolillo.

Cosa stiamo pagando?

Il prezzo finale pagato dai consumatori è formato da tre elementi: dal costo della materia prima, dalle accise, che sono imposte indirette e dall’Iva al 22%, che si applica sia sulla materia prima sia sulle accise. Quest’ultime valgono, su un litro di benzina, 0,728 euro mentre su un litro di gasolio 0,617 euro. Questi dati fanno riferimento alla media della settimana precedente al 14 agosto, i cui numeri sono stati pubblicati dal Ministero delle Imprese.

2 Responses

  1. Siamo dei cogli… e basta ,non ci rispetta neanche Cristo ,ci stanno buttando la mé in faccia dalla mattina alla sera e continuano a farci pagare tutta questa aria inquinata,assurdo proprio dei polli .Taranto veramente è vittima di bullismo da parte di chiunque e a noi sembra non sfiorarci minimamente. Mah passivi fino all’ultimo !!

    1. Inizia tu a non prendere l’auto e se possibile toglitela proprio, e vedrai che i prezzi si abbasseranno e vedrai di conseguenza meno auto in giro e l’ambiente più pulito.

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