Sono passati cinque mesi dal 5 aprile scorso, quando con un parere positivo, con prescrizioni da parte di Arpa Puglia e ISPRA, la conferenza di servizi decisoria con il ministero dell’Ambiente e la partecipazione della Regione Puglia, del Comune e della Provincia di Taranto, dette il via libera al Progetto integrato di messa in sicurezza permanente e di riconversione industriale, sviluppo economico e produttivo nell’area ex Yard Belleli di Taranto, trasmesso dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio nei mesi scorsi.
Ma da allora, tutto è ancora bloccato, visto che l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio attende ancora la notifica dell’avvenuta firma, da parte del ministero dell’Ambiente e del ministero delle Imprese, del decreto ex articolo 252 bis: sino a quando ciò non avverrà, la Sogesid non potrà pubblicare il bando di gara per i lavori relativi a messa in sicurezza, bonifica e infrastrutturazione primaria dell’area interessata dal progetto. Notifica attesa ancor di più a fronte del fatto che lo scorso 7 agosto, il parlamentare pugliese Vito De Palma e del consigliere regionale di Forza Italia Massimiliano Di Cuia, in una nota congiunta (in risposta ad articoli di stampa sui siti specializzati e sul Quotidiano di Puglia e il Sole24Ore) che sottolineavano l’attesa dell’Authority)affermavano che il ministro delle Imprese Adolfo Urso avesse firmato il decreto venerdì 5 agosto, mentre quello all’Ambiente Pichetto Fratin avrebbe apposto il suo sigillo proprio nella serata del 7. A tutt’oggi però, nulla si è ancora compiuto ufficialmente.
Ricordiamo che il cronoprogramma stabilito dalle parti nell’Accordo di Programma, prevede tempi molto stretti per le fasi di affidamento (90 giorni dalla validazione del progetto) e l’esecuzione dei lavori (18-19 mesi). Mentre i lavori per la parte pubblica saranno appaltati dalla Sogesid (società in house al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ed al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che svolgerà attività di Responsabile del Procedimento, verifica e validazione progetti, diriga i lavori e collaudi le opere terminate), quelli afferenti al privato verranno affidati direttamente dal gruppo Ferretti Group (società con sede a Forlì che tra i suoi marchi conta Riva, Wally, Itama, Pershing, Crn, controllata dalla cinese Weichai Group (“SHIG – Weichai Group”) per l’86% e al 13,2% dal gruppo Ferrari, guidato dal presidente Tan Xuguang, e dall’amministratore aelegato Alberto Galassi).
Il progetto ha un valore complessivo di 201,2 milioni di euro, di cui 137,5 milioni di finanziamento pubblico (45.500.000 a valere sul Fondo Infrastrutture e 49.810.674,64 a valere su anticipazione dell’Autorità di sistema portuale) per il completamento della bonifica e le opere di infrastrutturazione e 63,6 milioni di investimento privato per l’attrezzaggio e la messa in esercizio di uno stabilimento produttivo per la costruzione di modelli e stampi per la produzione di scafi, coperte e sovrastrutture da parte della Ferretti S.p.A, che ha chiesto la concessione dell’area per 40 anni, coinvolto nel progetto insieme a Regione, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Autorità di Sistema portuale del Mar Ionio, per circa 65.500 metri quadrati coperti, in un’area che nel complesso arriva a 220.000 metri quadrati.
Nello specifico la Regione Puglia finanzia 13,4 milioni a valere su proprie risorse nonché per 28,1 milioni di euro a valere sull’anticipazione di FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) disposte dal CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) in quota regionale su proposta del ministro per il Sud. Inoltre, lo stesso ministero su proposta del ministero dello Sviluppo economico finanzia altri 35 milioni di euro, a valere sul FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) di competenza del MiSE, la misura del Contratto di Sviluppo richiesto dal gruppo Ferretti.
Il 7 dicembre 2021, il CIS Taranto approvò la riprogrammazione delle risorse proposta dall’allora ministro Mara Carfagna, in qualità di presidente. Grazie a quella decisione, fu possibile destinare 42,08 milioni di euro a diversi interventi (fondi inizialmente destinati al famoso progetto dell’Acquario Green). Di questi, 14,2 milioni di euro andarono ad integrare l’investimento volto all’insediamento del cantiere navale del gruppo Ferretti. Sono le risorse che come previsto dal contratto di sviluppo sottoscritto da Invitalia e dal gruppo imprenditoriale, lo Stato investe a fondo perduto per la realizzazione del progetto.
Risorse che serviranno a promuovere il riutilizzo dell’area in condizioni di sicurezza sanitaria e ambientale e mira a preservare le matrici ambientali non contaminate, con particolare riferimento a suolo, sottosuolo, acque sotterranee, aria e area marina prospicente allo stabilimento produttivo. La prima parte del progetto comprende gli interventi di messa in sicurezza permanente del sito “ex Yard Belleli”, la seconda parte riguarda la costruzione e l’esercizio degli impianti e delle opere connesse alla realizzazione dell’insediamento produttivo da parte della Ferretti S.p.A. Con l’obiettivo di realizzare un polo produttivo di cantieristica navale per la costruzione di stampi, scafi, coperte e sovrastrutture in materiale composito al fine di ottimizzare prodotto e processo. Come confermato lo scorso 2 agosto dallo stesso gruppo, quando il Consiglio di Amministrazione di Ferretti Spa (Ferretti Group) ha approvato i risultati finanziari consolidati per il semestre chiuso al 30 giugno 2023 con ricavi pari a 580,8 milioni di euro (+8,6% rispetto al primo semestre del 2022), una marginalità del 14,7% (+1,2%), una posizione finanziaria netta equivalente a 320 milioni di cassa e una raccolta ordini in sei mesi di 573 milioni di euro. Il portafoglio ordini è salito così a 1,410 miliardi di euro al 30 giugno scorso, in crescita di circa il 15,8% rispetto al 30 giugno 2022 (quando era 1,2 miliardi).
L’area interessata dal progetto è divisa in due lotti, il primo però è stato già bonificato: il progetto di bonifica per il secondo lotto è stato rivisto proprio in funzione delle esigenze del gruppo Ferretti ed è pronto da tempo. A proposito del primo lotto, nell’agosto 2021 è stato affidato alla ditta campana Cogei srl il servizio di Gestione dell’impianto TAF (Trattamento Acque di Falda) situato nell’area ex Yard Belleli del porto di Taranto e realizzato nell’ambito dell’intervento denominato “Primo stralcio dell’intervento di messa in sicurezza e bonifica della falda in area ex Yard Belleli, funzionale alla realizzazione della cassa di colmata la così detta “ampliamento del V Sporgente”.
Per quanto attiene il secondo lotto, si prevede in particolare il completamento della bonifica già avviata col primo stralcio, col capping di circa 40 ettari di superficie, il marginamento della falda sul lato interno, dopo quello già ultimato nel primo lotto a ridosso del mare, l’ammodernamento della banchina portuale adiacente all’area interessata alla bonifica, la gestione dell’impianto TAF (trattamento acque di falda).
Il progetto, come più volte ricordato, dovrebbe avere una ricaduta occupazionale stimata di circa 200 unità. Anche in questo caso però, urge fare ancora una volta una precisazione che riportammo tempo addietro: nel contratto sottoscritto con il gruppo Ferretti è prevista la clausola sociale che prevede che il 50% dei posti di lavoro dovrà arrivare dal bacino degli ex TCT. Dunque, in realtà i nuovi posti veri e propri saranno 100. Poi è chiaro che si spera che il progetto, una volta realizzato, possa creare un indotto di imprese tale da poter consentire l’assunzione dei tanti lavoratori inattivi da anni a causa della chiusura di molti siti produttivi tra Taranto e provincia.
L’auspicio è che si possa partire il prima possibile con la realizzazione di un programma di opere molto lungo e complesso, che secondo quanto previsto dal progetto dovrebbe concludersi entro dicembre 2024. Ma con questi tempi burocratici, riuscirsi sarebbe una vera impresa.

In Italia la macchina burocratica conserva tempi lumaca mentre la macchina disfattista e catastrofista risulta ben rodata in questo territorio dove personaggi che definiscono Taranto ” il porto più brutto al mondo”trovano canali di dirottamento formidabili ai loro piani che fanno capo alla solita partitocrazia.
Come ex dipendente di un’azienda tarantina chiusa in fretta e furia con il benestare di sindacati lungimiranti e politicanti scappati di casa, posso solo dire che è un film già visto. Nella provincia tarantina la politica e i servitori di turno sono buoni solo nel “bla bla bla”. Ma va tutto bene comunque…ci sono le sagre paesane e gli eventi estivi a creare posti di lavoro. Non cambiare mai nulla … sarà sempre come essere nel Medioevo nel sud Italia.