| --° Taranto

Nel 2024, in concomitanza con i Giochi Olimpici di Parigi, uscirà il film “Samia” diretto dalla regista Yasemin Samdereli. Tratto dal best seller “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella, la storia raccontata è quella di Samia Yusuf Omar, giovane atleta somala che dopo aver rappresentato il suo paese alle Olimpiadi di Pechino nel 2008 ritorna a casa e viene perseguitata per aver corso senza velo.

Abbiamo chiesto all’autore Catozzella quanto conta lo sport nell’autoaffermazione femminile. “Lo sport conta – ha detto lo scrittore – nell’autoaffermazione di ogni essere umano perché credo che tiri fuori il meglio di quello che abbiamo. Cercare di superare i nostri limiti però rispettando le regole è uno dei migliori modi, appunto, per superare noi stessi e nel femminile lo vediamo anche in Italia. Per esempio sempre più atlete di colore o comunque atlete che sarebbero rimaste ai margini, grazie allo sport riescono a far passare messaggi importanti oltre a quelli sportivi”. Il film è stato presentato questa mattina allo Spazioporto – Cineporto di Taranto e all’incontro hanno partecipato la regista e lo scrittore sopracitati, la protagonista Ilham Osman Mohamed e i produttori Simone Catania per Indyca, Riccardo Russo per BIM Produzione e Antonio Parente, direttore generale di Apulia Film Commission. Prodotto da Indyca con Rai Cinema, Bim Produzione, Neue Bioskop e Tarantula, il film è realizzato con il contributo di Apulia Film Fund di Apulia Film Commission e Regione Puglia a valere su risorse del POR Puglia FESR-FSE 2014/2020.

“Samia”, come ha affermato Catozzella, è una storia di una persona che fino all’ultimo ha vinto perché è riuscita a trovare dentro di sé il coraggio per diventare chi era destinata ad essere infatti il film è come l’atleta perché alla fine ce la fa. Simone Catania si è soffermato sull’aspetto della sicurezza per via dei temi toccati dal racconto: “E’ un film difficile – ha affermato – che dovrebbe essere girato a Mogadiscio e in Libia ma sono Paesi dove è impossibile girare e quindi abbiamo fatto una ricerca approfondita e siamo andati in Kenya, a Taranto per ricostruire Tripoli e lo stesso vale per le prime riprese effettuate a Cinecittà (…). È un film che ha l’ambizione di smuovere le coscienze non in senso caritatevole ma d’ispirazione perché racconta il diritto di essere una donna in un mondo dove oggi stesso ancora vengono private di fare quello che vogliono fare”. A questo discorso si è collegato Riccardo Russo, sostenendo che avrebbero potuto percorrere delle scorciatoie per produrre più velocemente e riscontrando meno difficoltà. Chiaramente, non percorrerle, ha presupposto dei sacrifici. Infatti, Russo si è mostrato soddisfatto per l’intenzione di aver tenuto fede a una narrazione vera, essendo un film che presuppone una responsabilità sociale.

Yasemin Samdereli ha avuto modo di conoscere la storia di questa giovane atleta attraverso il libro “Non dirmi che hai paura” e ne è rimasta molto toccata anche se, inizialmente, lei e la sorella non sapevano in che maniera avrebbero potuto adattare la narrazione scritta al grande schermo rispettando le scelte artistiche dell’autore. Un ulteriore difficoltà iniziale, avvertita dalla regista, ha riguardato il non essere di origini somale, per cui ha voluto trovare una partner che sapesse qualcosa della Somalia affinché fosse utile nel processo di realizzazione del film e così è stato. Questo racconto d’emancipazione femminile è invece vissuto dalla sua interprete Ilham Osman Mohamed con la speranza di non deludere le aspettative e di contribuire, un minimo, a fare giustizia a Samia e alla sua storia.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *