Che le nostre aspettative per l’odierno Consiglio Comunale monotematico sulle problematiche legate al comparto della mitilicoltura fossero bassissime, non è una novità per nessuno. Ma quanto accaduto oggi nel Salone degli Stemmi della Provincia (che ha ospitato per l’occasione la massima assise cittadina) è indegno non solo per la politica, per la democrazia, per i lavoratori del mare, ma anche e soprattutto per la città intera. Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito ad innumerevoli consigli comunali, riunioni di commissioni consiliari e parlamentari, incontri politici, dibattiti, convegni, ascoltando e guardando di ogni, tanto da poterne scrivere, volendo, una trilogia dell’assurdo (ad esser buoni). Ma dopo aver assistito quest’oggi all’ennesimo teatrino politico di fine estate, possiamo tranquillamente affermare senza timore di smentita che quello attuale è uno dei peggiori Consigli Comunali degli ultimi 30 anni.

Già solo il fatto di convocare un Consiglio Comunale monotematico sulle problematiche legate al bacino del Mar Piccolo (peraltro su richiesta dei consiglieri di opposizione) il 29 agosto 2023, dopo tutto quello che è accaduto negli ultimi anni, sfiora il ridicolo. E sa tanto di ipocrisia politica e istituzionale. È chiaro che, almeno in questo caso, il centrodestra e le liste civiche di opposizione non abbiano alcuna responsabilità politica, visto che il Comune del capoluogo e la Regione Puglia sono governati dal centrosinistra da oltre 15 anni. Lo stesso dicasi per quanto accade a Roma, visto che il collasso in cui è sprofondata la vicenda del Mar Piccolo negli ultimi anni è stata provocata e voluta senza ombra di dubbio alcuno da determinate forze politiche. Lo abbiamo scritto decine e decine di volte in questi anni, nella solitudine più totale: l’ex commissario per le bonifiche, la dott.ssa Vera Corbelli, è stata volutamente defenestrata nell’estate del 2020 dal governo Conte II, dopo essere stata peraltro per anni attaccata e osteggiata (spesso con toni e modi che di istituzionale non hanno alcunché) dal sindaco Rinaldo Melucci e dal governatore Michele Emiliano (ovvero dal Partito Democratico), oltre che da chi all’epoca guidava il Cis Taranto, il senatore nonché sottosegretario alla presidenza dal consiglio Mario Turco (Movimento 5 Stelle). Tutte personalità che sono riconosciute nel panorama scientifico internazionale come dei veri esperti ambientali.

È stato quel governo a scegliere di non riconfermare nell’agosto del 2020 la Corbelli nel proprio ruolo e ad indicare come sostituito della stessa, l’attuale prefetto di Taranto Demetrio Martino: che si è sacrificato per spirito istituzionale, visto che ha più volte pubblicamente e candidamente ammesso di non avere competenza alcuna in materia ambientale, finendo però poi per prenderci molto gusto a ricoprire tale ruolo. Visto che è stato proprio Martino, in assoluta autonomia (come abbiamo riportato anche in questo caso in decine di articoli) a decidere di annullare la gara europea avviata dalla dott.ssa Corbelli per l’intervento di bonifica dei sedimenti del primo seno del Mar Piccolo. Non è mai stato chiarito cosa ci fosse alla base di tale scelta, in particolar modo da un punto di vista squisitamente scientifico. Soltanto che, a detta dello stesso prefetto/commissario, tale intervento sarebbe costato almeno un miliardo di euro (quando invece la Corbelli parlava di poco piedi 200 milioni): una stima mai spiegata in termini tecnici né in termini di costi/benefici. E così, passati gli anni, soltanto pochi mesi fa si è deciso di approvare ed avviare la sperimentazione di un progetto proposto da ARPA Puglia e Cnr Irsa (che vede coinvolti anche la Asl di Taranto e la Capitaneria di Porto), i cui risultati non arriveranno prima dell’estate 2024. Questo in estrema sintesi quando accaduto in questi anni, le cui tappe si possono leggere negli articoli linkati in questa pagina. Questi sono i fatti, incontrovertibili, che ad oggi tutti fanno finta di ignorare, di non conoscere e non sapere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/11/mar-piccolo-ok-al-piano-b-servira/)

Ma veniamo ad oggi. Il caos è scoppiato immediatamente, appena iniziati i lavori del Consiglio, allorquando il presidente della commissione Attività Produttive del Comune di Taranto, Goffredo Lo Muzio (entrato lo scorso dicembre nel gruppo Taranto 2030), ha chiesto al presidente della massima assise cittadina, Piero Bitetti (Con), di anticipare l’ordine del giorno numero 3, ovvero quello presentato ieri dalla maggioranza (sostenendo la tesi che fosse più completo degli altri), scavalcando in questo modo i primi due dell’opposizione presentati il 22 e il 23 agosto, a firma l’uno dei consiglieri Luigi Abbate e Massimo Battista e l’altro dai consiglieri Cosa, Musillo, Festinante, Vietri, Toscano, Di Cuia, Battista, Borsci. Una chiara mossa politica, peraltro di bassissima levatura, per consentire allo stesso Lo Muzio e quindi alla maggioranza di parlare per primi, evitando così che a farlo fosse l’opposizione che in realtà è stata la parte politica che ha chiesto la convocazione del consiglio monotematico odierno. Seguendo il regolamento, il presidente Bitetti ha quindi chiesto all’aula di votare la proposta (tra le prime proteste levatesi dai banchi dell’opposizione) che ovviamente ha ottenuto il via libera dalla maggioranza, mandando su tutte le furie i consiglieri di opposizione che hanno cosi scelto, tra urla e accuse di ogni tipo, di lasciare l’aula. Travolti da cotanto ‘spettacolo’, mentre molti consiglieri della maggioranza divertiti se la ridevano, accusando l’opposizione di atteggiamenti poco consoni ad un’aula istituzionale (nonostante la sorpresa di alcuni consiglieri di maggioranza che non hanno affatto gradito l’iniziativa politica messa in atto stamane) pensando ancora una volta di stare a casa loro o chissà dove, i rappresentanti della associazioni dei mitilicoltori e dei sindacati di categoria (AGCI AGRITAL TARANTO, UNCI AGROALIMENTARE, CONFCOOPERATIVE TARANTO/FEDERCOOPESCA, LEGACOOP AGROALIMENTARE TARANTO/DIPARTIMENTO PESCA, e i sindacati FAI Cisl, FLAI Cgil, UILA Pesca), che erano stati invitati per assistere e partecipare ad una discussione politica seria su problematiche ataviche e reali che riguardano centinaia di famiglie ed oltre mille lavoratori, hanno inizialmente seguito i consiglieri di opposizione per capire ciò che stava succedendo, mentre il consigliere Lo Muzio faceva il suo intervento in un’aula praticamente deserta e parlando a se stesso ed ai suoi colleghi di maggioranza. Il lettore più attento, non avrà dunque difficoltà a capire a quale sorta di spettacolo indecoroso è stata ancora una volta esposta l’intera città.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/08/12/il-cis-taranto-e-stato-congelato/)

Rientrati poco dopo, insieme ai consiglieri di minoranza, i rappresentanti delle associazioni dei mitilicoltori e dei sindacati di categoria, hanno esposto all’aula i problemi che attanagliano il Mar Piccolo e il settore produttivo storico della città di Taranto. Il punto è che lo hanno fatto al cospetto di un’aula dove la stragrande maggioranza dei presenti probabilmente nulla sa e nulla conosce di ciò di cui si discuteva oggi (come tra l’altro accade anche sul versante Ilva e di tante altre questioni importantissime che riguardano la nostra città). Perché è questa l’unica grande verità con cui purtroppo dobbiamo fare i conti tutti noi: un pressappochismo, una presunzione e un’ignoranza devastante da parte di una classe politica che non merita di ricoprire i ruoli che occupa da anni. Bastava guardare quest’oggi il banco degli assessori comunali (dove spiccava l’assenza del sindaco Melucci assente giustificato per altri impegni istituzionali), intenti in buona parte a passare il loro tempo al cellulare piuttosto che ascoltare chi era di fronte a loro a chiedere, ancora una volta, un’attenzione istituzionale che mai potranno avere (tranne il vice sindaco Manzulli, che quanto meno ascoltava e prendeva appunti). Bastava ascoltare gli interventi del tutto vuoti di contenuti e proposte politiche serie dei consiglieri comunali di maggioranza (unica eccezion fatta per Gianni Liviano che ha saggiamente chiesto di interrompere la seduta per cercare di ritrovare un minimo di garbo e serietà istituzionale, appoggiato anche dal presidente Bitetti, ma la cui proposta è stata ovviamente bocciata dalla sua stessa maggioranza spingendolo ad abbandonare l’aula), per capire quanto il livello si sia ulteriormente abbassato.

Che senso ha infatti continuare a dire che il settore della mitilicoltura è in grande sofferenza da anni, quando non si ha il coraggio di affrontare con spina dorsale dritta le cause che hanno generato quei problemi? Quando non si ha il coraggio di affermare i nomi e i cognomi di chi quei problemi ha causato? Quando non si è avuta l’onestà intellettuale di difendere il lavoro del precedente commissario Corbelli (cosa che fece solo il mondo scientifico e l’università di Bari), perché all’epoca al governo c’erano proprio loro, c’era il grande alleato di Emiliano, l’ex premier Giuseppe Conte, c’era una maggioranza formata da Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle in particolare? All’epoca restarono tutti in religioso silenzio. Sapendo che quella scelta avrebbe segnato un punto di non ritorno nel processo di bonifica del primo seno del Mar Piccolo. Ed oggi con quale coraggio venite a parlare di bonifica? Di accelerare il processo di intervento in questione? Tutto questo è inaccettabile, intollerabile. Supera abbondantemente i confini del dibattito e della strategia politica. Tanto è vero che al termine dell’odierna giornata, è stato partorito l’ennesimo topolino: l’ennesima richiesta di convocazioni di tavoli tecnici, di cabine di regia, di stati di calamità, di coinvolgere la Regione e il Governo. Sempre le solite cose che non portano mai a nulla, solo un continuare a parlarsi addosso. Così come crediamo che difficilmente si potrà accedere alle risorse del Just Transition Fund e del PNRR come si legge nel documento odierno proposto dalla maggioranza. Ha molto più senso, questo sì, accelerare l’approvazione del Piano Coste e quindi dei punti di sbarco per i mitilicoltori, così come l’aver unificato lo scorso febbraio, unicamente sul piano amministrativo le concessioni demaniali marittime, così come il fare pressione positiva e costruttiva affinché l’Autorità Giudiziaria dissequestri diverse aree ad oggi interdette per ampliare gli spazi per le cooperative dei mitilicoltori.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/04/26/mar-piccolo-a-che-punto-e-la-notte2/)

Ma tutto questo, come abbiamo scritto in questi anni, non potrà bastare. Perché il problema del Mar Piccolo (nonostante il grande lavoro svolto dalla dott.ssa Corbelli che lo ha liberato dalla presenza di rifiuti di ogni tipo e tutelato da decine di scarichi abusivi) resta nascosto e silenzioso nei suoi fondali. In quei sedimenti inquinati (in particolare da diossina e PCB) per decenni e decenni in primis dalle attività dell’Arsenale della Marina Militare (come hanno documento decine di studi negli anni ed è stato anche testimoniato nel processo ‘Ambiente Svenduto’, ma guai dire una cosa del genere nella città più importante e strategica nel Mediterraneo per l’Europa e la NATO), proseguendo con i cantieri navali Tosi, con l’inquinamento prodotto dai veleni del siderurgico ex Ilva tombati nel sottosuolo e nelle cave circostanti che hanno raggiunto la falda profonda per terminare il loro viaggio nella parte di bacino che si affaccia dai Tamburi. Senza calcolare tutte quelle sostanze immesse nell’aria, nel sottosuolo e nel mare dai canali di scarico in Mar Grande dalla stessa Ilva e dalle altre aziende presenti sul territorio come l’Eni o l’ex Cementir (senza dimenticare la presenza di svariate discariche nell’area industriale). Oltre ai tantissimi danni prodotti da chi pur lavorandoci in quel bacino, ha pensato bene di trasformarlo in una discarica subacquea. Lo abbiamo scritto e denunciato per oltre vent’anni nel silenzio generale (salvo qualche rara eccezione). Così come tutti sanno, perfettamente, un’altra innegabile verità: ovvero che una vera bonifica del primo seno comporterebbe la sospensione totale delle attività dei mitilicoltori nel Mar Piccolo per almeno 4-5 anni, il che vorrebbe dire trovare il modo di sostenerli economicamente e allo stesso tempo dar loro nuovi spazi dove poter lavorare: ma queste sono cose che non si faranno mai.

Non ci resta che sperare che il progetto attualmente in fase di sperimentazione possa dare i frutti sperati, portando a rivedere l’attuale ordinanza regionale in vigore che limita la coltivazione dei mitili nel primo seno sino al 28 febbraio di ogni anno.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/13/mar-piccolo-la-falda-inquinata-e-la-marina2/)

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)

Una risposta

  1. Dopo tutto lo schifo prodotto vorreste pure realizzare il dissalatore ,assurdo ! Quello ci manca a completare il cerchio dello schifo in mare e poi altro che cozze .. adesso tornando al discorso dei meriti di questa classe politica detta dei sinistri , chiediamo ai cozzaruli avete votato ? …… la risposta sarà ce me ne futte a me .. quindi ve la meritate questa classe politica ridicola e scandalosa … più ce lo mettono in quel posto più piace al tarantino “si vede”..

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