L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, a partire dalla fine di agosto, ha avviato le conferenze dei servizi per il rilascio di alcune Autorizzazioni Zes (Zone Economiche Speciali inserite nella Zona Franca Doganale) dopo le istanze pervenute negli scorsi mesi, in particolar modo per per UTM, Greentouch e Cantieri di Puglia.

Ma prima di entrare nel dettaglio per richiamare e ricordare i tre progetti in questione, dall’Autorità Portuale fanno sapere che il 9 agosto scorso è stata respinta ed archiviata l’istanza di Progetto Internazionale 39 per la Piattaforma Logistica, per la mancata capitalizzazione e per la la mancata modifica dei soci. L’istanza presentata nel settembre dello scorso anno, aveva come scopo quello di gestire la Piattaforma Logistica svolgendo attività di movimentazione e stoccaggio di merci e container, ed attività di ricerca e sviluppo nei settori dell’energia e delle scienze della vita, con l’impegno a mantenere le attività in area Zes per almeno 10 anni. Ed era entrata in competizione e ritenuta più idonea lo scorso marzo, rispetto a quella presentata lo scorso dicembre dalla società Vestas Blades Italia Srl, che aveva invece come scopo quello di svolgere attività di stoccaggio e trasporto di prodotti finiti, semilavorati e materie prime relativamente al ciclo produttivo delle pale eoliche. Sull’istanza della Vestas la stessa Progetto Internazionale 39 srl aveva tra l’altro presentato delle osservazioni.

Più che il progetto in se, a far discutere anche sulla stampa di settore e quella nazionale (come ad esempio il quotidiano “La Verità”), era la natura della società. Com sede a Roma in Piazzale Clodio 22, nei pressi del Tribunale penale della Capitale, nello studio del commercialista Tommaso Celletti che ne risultava anche amministratore unico e azionista al 33%. Un altro 33% appartiene a Alfredo Esposito residente a Civitavecchia, il restante 34% è diviso tra Gao Shuai, al 33%, e l’Associazione per lo sviluppo economico e culturale internazionale (Aseci) che detiene l’ultimo 1%, il cui presidente è proprio Gao Shuai. Quest’ultimo, residente a Milano da molti anni, è fondatore del Dragon business forum, responsabile di progetti per favorire rapporti tra imprese italiane e cinesi ma soprattutto è un delegato del governo di Pechino. L’imprenditore Gao Shuai non è nuovo dalle nostre parti, visto che nell’aprile e settembre 2020, in piena pandemia da Covid-19 quando le mascherine venivano vendute (e comprate) a peso d’oro, in Puglia arrivò direttamente dalla Cina un carico da 50 tonnellate di mascherine. In quell’occasione il governatore Michele Emiliano dichiarò che ciò era stato possibile grazie alle relazioni di amicizia con il Governatore della Provincia del Guangdong Ma Xingrui. E secondo quanto ricostruito all’epoca, fu proprio l’imprenditore Gao Shuai a fare da facilitatore con le grandi piattaforme distributive dei materiali sanitari che in quel momento tutto il mondo cercava. Al di là di questo, la srl italo cinese, secondo la ricostruzione degli organi di stampa di cui sopra, si occuperebbe anche dell’assunzione e “la gestione di partecipazioni operanti nei settori energetico, trasporti, concessioni, logistica, servizi in genere”, anche se fino alla scora estate aveva un core business molto diverso. La srl, l’11 agosto 2022, avrebbe ha cambiato nome e oggetto. “Prima, infatti, si chiamava Pumma brand e si occupava di gestire il marchio di una catena di pizzerie nella Capitale, il progetto PummaRe ideato dall’imprenditore romano Roberto Tomei che della Pumma brand era anche amministratore unico – scriveva La Verità -. Fino al 28 luglio, quando con gli altri soci ha ceduto le quote ai nuovi azionisti e si è dimesso. Della vecchia società è rimasto solo il commercialista Celletti, come amministratore”.

Dunque per ora ‘sventato’ il pericolo di una ‘conquista cinese‘ del porto di Taranto, più volte adombrato a livello giornalistico e politico (ricordiamo che il gruppo Ferretti che realizzerà un importante progetto presso l’ex Yard Bellleli ). Per quanto riguarda la Piastra Logistica, considerata la più importante delle opere infrastrutturali, nodo logistico prioritario inserito nel corridoio scandinavo-mediterraneo all’interno della rete di trasporto trans-europea (Trans-European Network-Transport – Ten-T), che ad oggi però, non è mai entrata in funzione nonostante sia costata ben 220 milioni di euro, l’Autorità Portuale attenderà qualche nuova istanza per poi eventualmente procedere con un avviso pubblico. Visto che nel 2022 la stessa ne acquisì la gestione, dopo un contenzioso avviato con il gruppo Gavio che era subentrato a sua volta nella gestione nel 2006 attraverso la società Taranto Logistica, terminato con un accordo che porterà nelle casse del privato ben 40 milioni di euro attraverso un pagamento rateale.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/02/la-piastra-logistica-parlera-italo-cinese/)

Tornando alle tre istanze ZES per cui sono state avviate le conferenze dei servizi, la società United Task Management, che risulta facente capo ai due soci Mauro Carriglio e Gianluca Fortunato (rispettivamente General Manager e CEO), nel febbraio dello scorso anno presentò un’istanza per un’area portuale di mq. 11.160, insistente sulla parte retrostante della Calata V del Porto di Taranto, al fine di realizzare un hub portuale finalizzato alla logistica e allo sviluppo di attività impiantistiche. La società ha rappresentato di voler beneficiare dell’Autorizzazione unica Zes per la durata di 20 anni. Nelle intenzioni della società l’hub dovrà rappresentare una via preferenziale per la spedizione navale di manufatti, assemblati in area, di entità e pesi eccezionali (strutture, serbatoi, piping, apparecchiature e parti elettro-strumentali per le tipologie industriali suddette, caldaie di grandi dimensioni, sistemi offshore e package anche relativi a impianti e quadristica elettrica e altre tipologie simili), forti delle “esperienze maturate nella progettazione, direzione e gestione di impianti in vari settori industriali, dalla siderurgia, alla petrolchimica alla produzione di energia”, specializzati nella “progettazione, supervisione delle fasi di costruzione e montaggi e controlli di qualità nonché selezione dei subfornitori più idonei” per i medesimi.

Per quanto riguarda l’istanza della GREENTOUCH SRL (di cui in verità sappiamo molto poco), ricordiamo che la società in questione ha chiesto invece il rilascio di una concessione demaniale marittima per l’occupazione ed uso di un’area portuale di circa mq. 25.300 (m 275 x m 92) per la realizzazione di una bioraffineria nel porto di Taranto. La società ha rappresentato di voler beneficiare dell’Autorizzazione unica ZES, per la durata di 50 anni.

La proposta della società Cantieri di Puglia srl, prevede invece un programma di attività economiche e/o investimenti nell’interaarea ex Soico, avente una estensione di circa 60.000 mq, con lo scopo di realizzare un nuovo ed innovativo polo della nautica nel porto di Taranto, destinato alla costruzione di scafi ed ai successivi allestimenti, nonché alle attività di refitting per yacht di medie-grandi dimensioni. La Cantieri di Puglia Srl ha chiesto una concessione di 40 anni su 61.600 mq (di questi 9.462 metri quadri risultano coperti ed in particolare 8.635 metri quadri saranno destinati ad edifici industriali e 827 metri quadri ad edifici civili) per “realizzare un cantiere navale per la costruzione ed il refitting di yacht di medio-grandi dimensioni nell’area portuale di Taranto, con conseguente incremento dei traffici portuali ed avvio di attività di innovazione e ricerca per la tracciabilità dei prodotti in arrivo presso l’impianto produttivo, (…) impegnandosi comunque a mantenere le attività in area Zes per la durata di almeno 10 anni dopo il completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, avvalendosi del regime di Zona Franca Doganale”. Il valore dell’investimento sarebbe pari a 63 milioni di euro e prevede già nel primo anno di attività l’impiego di 100 unità lavorative dirette, che dovrebbero raggiungere il tetto di 250 unità entro il terzo anno di attività. Per quanto attiene invece le attività dell’indotto, i numeri parlano di un iniziale impiego di 15 unità sino a raggiungere la soglia di 250 unità. Secondo quanto riportato sui portali della società e siti specializzati, Cantieri di Puglia è una newco costituitasi lo scorso ottobre a Massafra. Il 60% del capitale sociale (di 100mila euro) appartiene a Sea Style Company, anch’essa società con sede legale a Massafra e con sede operative in Toscana e Friuli presso lo stabilimento di Fincantieri, che secondo quanto si legge dalle informazioni pubblicate, possiede lo stesso logo e referenze, oltre a trovarsi praticamente adiacente ala Sicmi Sea Style di Pasquale di Napoli, presidente dallo scorso aprile della sezione metalnavalmeccanica di Confindustria Taranto, (che, “stando a quanto riportato nell’ultimo bilancio (in perdita di 10,3 milioni di euro su 12,3 di fatturato), potrebbe portare a breve a una procedura concorsuale” riportano siti di settore). Attraverso quest’ultima società, per Azimut Benetti si stanno costruendo a Buffoluto, in collaborazione con la Sgm, due mega yacht. L’area dei vecchi cantieri navali è stata infatti acquisita due anni fa da due diverse società, una delle quali è appunto Sgm, con cui la Sicmi sta collaborando e realizzando l’ordine in questione. Il restante 40% della Cantieri di Puglia apparterrebbe invece alla Alba Holding Srl, che siti specializzati di settore identificano in un “trust regolato dal diritto sanmarinese, amministrato (come Cantieri di Puglia) da Teresa Rizzo, amministratrice fra l’altro anche di Cisa Spa, facente capo all’imprenditore del ramo rifiuti e co-editore della Gazzetta del Mezzogiorno Antonio Albanese (residente al medesimo indirizzo di Rizzo)”.

Sia come sia, con il proseguo dell’iter chiarirà meglio la natura reale degli investitori e la consistenza dei vari progetti. Certo è che è grande l’interesse per il porto ionico, che anche grazie a queste iniziative economiche legate alla ZES, cerca il definitivo rilancio economico, aprendosi a varie attività economiche alternative che non siano quelle legate alla grande industria e al traffico merci. Oltre ad essere ancora oggi interessato da moltissimi lavori di ammodernamento, al centro di progetti finanziati con il PNRR, con la possibilità di veder implementare le sue attività con i progetti Agromed ed Eco Industrial Park. Per provare finalmente a rendere concreta la possibilità che il porto di Taranto diventi finalmente uno degli hub più importanti del Mediterraneo, come da tempo immemore in tanti sperano e sognano.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/24/zes-area-ex-soico-alla-cisa2/)

One Response

  1. Chi di sogni e di speranza vive disperato muore, il porto è destinato a morire, nonostante presenta sulla carta diverse ali di sviluppo sistematicamente ad arte tarpate. Questi pericoli di “conquista cinese ” mistificati evidentemente da attori che per 60 anni cancellano qualsiasi forma di investimento e di progetti inghiottiti ” nel triangolo delle Cheradi” dove tutto svanisce nel nulla. Questi attori sono gli stessi che fanno capo alla politica romana e al pseudocapitalismo del Nord che hanno destinato questo territorio a colonia come pattume industriale costituito da insediamento siderurgico ottocentesco e parcheggio dislocato di navi apparentemente da guerra tanto da non permettere uno spiraglio di luce a sfondo turistico.

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