“Sinceramente mi sembra proprio esagerato tutto questo clamore a proposito dell’aumento dei prezzi della colazione al bar e in particolare del caffè per il quale, in venti anni, cioè dall’entrata dell’euro, l’incremento si aggira attorno ai trenta centesimi”. Lo dichiara Paolo Barivelo, presidente per il settore bar della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) – Confcommercio Taranto.
Gli aumenti della popolare bevanda, il cui consumo in Italia continua a essere da record, secondo Barivelo, sarebbero proprio risibili. “Dal 2001 siamo passati dagli 85-90 centesimi al banco fino all’euro-un euro e venti – spiega – Ma ora vogliamo tener conto delle bollette dell’energia elettrica, che in taluni casi sono addirittura triplicate? E questo incremento solo in piccolissima parte è stato scaricato sulla clientela, che non vogliamo assolutamente scoraggiare. Quindi, se chiediamo, in media, un euro e venti per un caffè non mi sembra proprio il caso di fare tutta questa tragedia!”.
Secondo l’esponente di Confcommercio, il prezzo della tazzina a Taranto rispetto a tutte le altre città, pur con tutti gli aumenti, si mantiene al di sotto della media; nel panorama italiano il caffè si paga ancora di meno in confronto al resto d’Europa e in particolare a Inghilterra Spagna dove, essendo il consumo di nicchia, non si scende al di sotto dei due euro.
Parimenti gli aumenti seguiranno, sempre per il considerevole costo dell’energia, per cappuccini, espressini e dolci da colazione. ”Un ulteriore incremento di prezzi – dice – si registrerà invece per alcune qualità di cornetti, in particolare per quelli al pistacchio e ai cereali, a seguito dei costi dei ripieni praticamente raddoppiati”.
Paolo Barivelo dichiara che nei pubblici esercizi il cliente non è attento solo alla qualità del prodotto. “È ottimo, per esempio, anche il caffè preparato a casa con le cialde o le capsule – dice – Ma noi offriamo al cliente anche un servizio a base di cortesia, qualità, pulizia e talvolta di disponibilità al colloquio: altrimenti non avrebbe senso venire da noi. È questo l’aspetto che ogni bar dovrebbe curare particolarmente, unitamente, se possibile, alla conoscenza da parte del personale della lingua straniera per interagire meglio con i turisti di altre nazionalità”.
Si parla anche del numero sempre più crescente di esercizi che, per risparmiare, non mettono più a disposizione della clientela i quotidiani, per la lettura gratuita durate la consumazione. “Su questo mi trovo in netto disaccordo con i colleghi – dice – La nostra attività commerciale ha sempre avuto una tradizione finalizzata alla diffusione dell’informazione e della cultura, favorendo con ciò la socializzazione. Fare a meno di tutto questo mi sembra proprio un grossolano errore. Anzi, dovremmo fare di più: perché, ad esempio, non mettiamo a disposizione dei nostri clienti anche dei libri?”
Facciamo nostra questa proposta.
