In una lunga nota, il segretario provinciale di Confartigianato, Fabio Paolillo, pone l’attenzione sul Piano strategico del commercio che rappresenta l’atto di programmazione che può salvare i negozi di vicinato e chiama a raccolta gli imprenditori del settore affinché partecipino per influire sulle scelte che si andranno a determinare per il loro futuro.
Il riferimento è soprattutto a quanto è accaduto negli ultimi 30 anni nel Borgo dove “è andato distrutto quel tessuto economico composto da commercianti e botteghe artigiane che animava ed illuminava le strade del centro, che popolava i marciapiedi tutti i giorni. Una offerta commerciale lasciata drammaticamente morire, senza muovere un dito. Sono passati trent’anni e si parla e scrive ancora delle stesse cose, nel frattempo il malato è più che morto, il destino segnato, e per giunta si persevera”.
LA GRANDE DISTRIBUZIONE
“Si è facilitata la vita alla grande distribuzione, che furbamente si è anche evoluta, potendo estendere, come da regolamentazione comunale vigente, la rete distributiva disseminando sul territorio tarantino strutture di ampiezza media che, forti del marchio e della copertura delle grandi potenze commerciali, continuano tuttora a fare strage del piccolo commercio. Infatti, sorpresona, in Via Dalmazia, a pochi passi da Viale Magna Grecia, è stata di recente autorizzata la costruzione (le ruspe sono già efficacemente al lavoro) di una nuova media struttura commerciale. Tutto nel massimo silenzio, un torpore che avvolge inesorabile la città”.
IL PIANO STRATEGICO DEL COMMERCIO
“Il piano tuttora applicato è vecchio e scaduto da diversi anni, risale al 2012, e l’approvazione del nuovo Documento Strategico del commercio vive una travagliata storia che va avanti da anni. Esso deve essere un atto d’amore verso la città, perché riuscire a guardare lontano ci aiuta a delineare strategie urbane ed economiche condivise, che superano le cadenze dei mandati amministrativi ed anche le possibili alternanze politiche o le eventuali contingenti sollecitazioni di nuovi insediamenti di medie strutture. Il Documento strategico è l’atto di pianificazione fondamentale per l’offerta commerciale di domani, quindi l’occasione unica per passare dalle belle parole e buoni propositi ai fatti, per definire i criteri e gli strumenti di protezione e tutela del piccolo commercio, dei negozi di vicinato. Questa volta deve essere il Documento strategico del coraggio e della coerenza, che deve impegnare tutti noi, organizzazioni di categoria ed amministratori comunali a porre le condizioni affinché le nostre strade possano ritornare ad essere vissute dai cittadini, dai commercianti e dagli artigiani.
L’obiettivo principale della norma che individua la stesura di un Documento strategico del commercio è quello dell’integrazione e dell’equilibrio fra la piccola e la grande distribuzione, fra commercio fisso e ambulante, fra tradizione e modernità, fra centro storico e periferia, facendo attenzione alla qualità dei prodotti e dei negozi col risultato di mettere al centro la qualità della vita dei cittadini e delle attività economiche, di piccole e medie dimensioni, che garantiscano un servizio diffuso al consumatore”.
CONCLUSIONI
“Il piano strategico del commercio non può quindi prescindere da una necessaria e puntuale valutazione dei problemi del commercio e delle attività produttive di tutte i vari settori, con uguale attenzione per i pubblici esercizi ed i mercati, che vanno evidentemente ristrutturati e valorizzati.
Quindi, in che direzione vuole andare l’Amministrazione comunale? Mantenere lo status quo delle regole, che come abbiamo visto consentono senza particolari difficoltà la diffusione delle medie strutture della grande distribuzione, o verso criteri che consentono la salvaguardia e lo sviluppo del commercio di vicinato? A vedere tutti questi anni passati ad attendere e poi approfondire una bozza ancora non completa di documento strategico e nel frattempo gli atti autorizzativi che ci sono stati di nuove strutture, si comprenderebbe la direzione”.

Discorsi da secolo scorso. La gente vuole risparmiare tempo e denaro e quindi andrà sempre dove c’è la grande distribuzione (anch’essa tranne l’alimentare in crisi per via dell’ecommerce). Succede in tutto il mondo. Non si può lottare col futuro cercando di bloccare l’oceano col secchiello. Cosa pretendete, che il comune blocchi la grande distribuzione a favore di 3 4 bottegucce ridicole che non portano né occupazione né servizi? Inventatevi voi nuovi servizi che aggreghino la clientela e vedrete che anche il centro potrà rivivere, ma non è certo con 2 negozietti di scarpe che potrà avvenire.