La tre giorni di Mediterraneo Slow, la manifestazione organizzata dal Comune di Taranto, in collaborazione con Slow Food Italia e Slow Food Puglia e la partecipazione della Regione Puglia, chiude con un bilancio più che positivo: migliaia di persone hanno affollato la Rotonda dei Marinai d’Italia con il mercato della terra e del mare, animato da 70 produttori dei Presìdi e delle comunità Slow Food pugliesi, le conferenze e i forum, gli show cooking con i cuochi dell’Alleanza Slow Food, le degustazioni e le attività per bambini. Un’edizione zero fortemente voluta dal Comune di Taranto, realizzata in particolare grazie al supporto dell’assessorato allo Sviluppo economico, Promozione territoriale, Innovazione che segna un’ulteriore tappa nel dialogo avviato a partire dal 2018 con Slow Food Puglia e Slow Food Italia. Un percorso che oggi vede già impegnate le tre realtà a progettare le prossime edizioni dell’evento.
«Il Mediterraneo rappresenta l’uno per cento dei mari del mondo, ma contiene il dieci per cento di biodiversità marina. Un mare dove con-vivere, non dove morire. In questo senso vogliamo riporre fiducia nella nostra mediterraneità dimenticata: un modo di stare al mondo, un umanesimo meridiano che si concretizza nella capacità di provare empatia verso il prossimo, e verso il vivente tutto – ha dichiarato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia -. Per noi di Slow Food lo strumento d’elezione per rigenerare un’umanità mediterranea è il cibo: olivo, vite e grano, ma anche la piccola pesca e la mitilicoltura. Taranto in questi anni ha dimostrato di essere una città capace di pensarsi diversa, senza derogare le questioni ambientali a favore di vantaggi economici, proprio perché ha vissuto e sofferto sulla sua pelle le conseguenze di questo grave errore».
Tra i temi dell’evento anche le politiche del cibo delle città, con uno spazio di confronto e dialogo dedicato alle amministrazioni comunali pugliesi: la Città metropolitana di Bari, con il suo documento sulle food policy appena approvato, il percorso di Taranto, che punta al concetto di “urban health”, e poi ancora Andria con il Food policy hub e Lecce. Tutte città che hanno avviato da tempo una collaborazione proficua con la rete di Slow Food nei rispettivi consigli del cibo, dove le progettualità di Slow Food (Mercati della Terra, Orti, Presìdi e Alleanza dei cuochi) trovano una collocazione naturale.
La diversità e l’umanità sono anche il fil rouge che ci ha accompagnati al Parco Lulù, un’area giochi per i bambini e le famiglie inaugurata pochi mesi fa nel quartiere Tamburi, poco distante dell’Ilva. Proprio qui è stata realizzata anche una piccola biblioteca e Slow Food ha raccolto l’invito di Legalitria (un progetto nazionale che promuove la lettura in contesti difficili) e ha inserito nell’ambito di Mediterraneo Slow una tappa in questo rione per donare al parco i libri per ragazzi pubblicati da Slow Food Editore. Un luogo difficile e ferito, ma anche ricco di diversità e di energia, dove un piccolo parco giochi può diventare un’oasi di verde, di socialità positiva, di cultura, e di rigenerazione.

