Acciaio e pallone. Sebbene si stia tentando di variare la narrazione di Taranto (Turismo e Volley di serie A? non solo), questi due argomenti tengono sempre banco nell’opinione pubblica locale.
Quello che è accaduto, ieri, ad esempio nel mondo del calcio tarantino ha qualcosa di surreale. Un club di calcio completamente in balìa di una serie di eventi negativi che farebbero perdere la pazienza anche ad un santo.
Per un attimo facciamo finta di non parlare dell’attuale proprietà del Taranto FC 1927, che non ha mai brillato per simpatia. Facciamo, quindi, finta che il presidente sia il signor Conte (uno dei cognomi più comuni nella nostra città) e che questi debba programmare la stagione sportiva 2023/2024.
Il sig. imprenditore Conte parte con l’handicap di non poter utilizzare lo stadio per oltre metà stagione. Lancia, comunque, la campagna abbonamenti e circa 1000 tifosi sottoscrivono la tessera. Il 3 settembre scorso alla prima gara in casa con il Foggia, dopo la partita i tifosi ospiti lanciano un fumogeno su dei tappeti di tartan (principalmente composto da poliuretano), imballati con della plastica e posizionati (non si sa ancora da chi e perché, diventerà un nuovo caso Ustica?) sotto i gradoni della Curva Sud. L’unico posto dove non dovevano esserci. E pensate un po’ l’accanimento del destino il settore va in fiamme e lo stadio Iacovone successivamente viene considerato inagibile.
La squadra rossoblù è costretta giocare sempre in trasferta e quando le si palesa la possibilità di tornare nel suo stadio con suoi tifosi, dopo le rassicurazioni del caso del proprietario dell’impianto (il Comune di Taranto), il mercoledì prima dell’impegno casalingo, la Commissione Provinciale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo dice no. Non si può giocare con il pubblico. Il Taranto giocherà a porte chiuse con evidente danno alle casse societarie e a quei circa 1000 sfortunati abbonati.
Congiunture sfavorevoli da luna nera che portano ad un gesto, prevedibile e non si sa sino a quanto realmente intenzionale, del presidente del club rossoblù, che non solo in una lunga lettera, giustamente, dice che non si può più andare avanti così e che a questo punto è giunto il tempo di mollare tutto. Ma indica come responsabile maggiore di questa situazione l’amministrazione comunale di Taranto ed in particolare il sindaco Rinaldo Melucci.
E così si completa il quadro che potremmo definire da “terra dei cachi” (cit. canzone di Elio e le Storie Tese). Dove la decarbonizzazione dell’impianto siderurgico ex Ilva, di cui si aveva certezza, sparisce, per ora, dagli obiettivi dell’attuale governo, i Giochi del Mediterraneo del 2026 ( a proposito il presidente del Coni Malagò ha declinato l’invito a rilasciarci un’intervista, ndc) diventano una telenovela che sembra non aver mai fine, e la maggioranza alla giunta comunale viene mantenuta a galla dalla stampella lanciata da un consigliere – rappresentante di quella fluidità che ormai contraddistingue l’attuale politica – che in precedenza la giunta, guidata dal medesimo sindaco, l’aveva fatta cadere.
Siamo sicuri che siamo solo “sfortunati” a vivere a Taranto? O siamo tutti dei Tafazzi (personaggio comico autolesionista del programma tv cult “Mai Dire Goal”?


Taranto terra di nessuno, storie pirandelliane, emblema di un Italia in preda alle dietrologie dallo sport all’economia , dalla politica alla società tutto sembra un grande teatro dove la verità si nasconde in personaggi spesso forestieri ricchi di farse ai danni di semplici cittadini spesso ignavi e menefreghisti con una visuale di 20 cm oltre la punta del naso. Tutto questo ricade sempre a svantaggio della città mentre i soliti cugini regionali e i fratelli della politica romana guidata dal capitalismo lombardo trovano facili corrotti per depredare opere, progetti e finanze.