Il cibo rappresenta, specie al sud, un momento di piacere ed appagamento. Che lo si faccia da soli o in compagnia (meglio la condivisione). In occasione della giornata mondiale dell’alimentazione è utile mettere in evidenza alcune piccole accortezze che aiuterebbero a vivere queste occasioni in maniera sana, non andando ad alterare l’equilibrio del benessere fisico. Uno stile di vita corretto può essere mantenuto seguendo la dieta mediterranea, patrimonio dell’Unesco, riconosciuta come la più completa ed equilibrata.

Seguendo i consigli del dietista Alessandro Nitti del dipartimento ASL dei disturbi del comportamento Alimentare di Taranto, alla base di una buona nutrizione ci sono sempre dei corretti stili alimentari che corrispondono al consumo di prodotti vegetali come frutta e verdura, di proteine vegetali come i legumi ed al consumo di proteine animali nelle giuste dosi e porzioni.

Un aspetto fondamentale della dieta mediterranea è la stagionalità, ovvero l’unicità dei prodotti provenienti dal territorio, che permettono il consumo di proteine come il pesce, i vari latticini magri e la produzione di tanti grassi vegetali come l’olio extra vergine d’oliva o la frutta secca. Tutti alimenti dotati di proprietà funzionali che contengono molecole che agiscono positivamente sulla salute del corpo, producendo diversi benefici fisici e mentali. A tutto questo è sempre consigliato associare una buona attività fisica.

Facile a dirsi, ma molto difficile a farsi.

Molto spesso mangiare diventa fonte di gratificazione in maniera errata. In particolar modo, nel mondo occidentale, c’è un grande disagio psicologico che fa diventare il cibo quasi un ansiolitico, capace di calmare e migliorare lo stato fisico.

Il dott. Armando De Vincentiis, psichiatra ASL di Taranto, ha spiegato come la malnutrizione sia molto presente a livello locale: “Non riesco a dare delle percentuali precise, ma posso assicurare che nel nostro territorio ci troviamo a combattere con casi di anoressia, bulimia e molto spesso casi di obesità, tutti strettamente collegati alla sfera alimentare anche se in modalità differenti”.

Le patologie del comportamento alimentare sono dei veri e propri disturbi psichiatrici ed una componente che ha sempre influito su queste è l’assetto sociale. Il mondo così come oggi è fatto, basato più sull’immagine che sull’essenza dell’individuo, fa si che si cada più facilmente in questi disagi.

Questo fattore incide particolarmente sull’anoressia che colpisce in maniera quasi esclusiva il sesso femminile, nelle fasce d’età dai 12 ai 18 anni, le quali si trovano nel periodo più fragile dal punto di vista psicologico. Loro risentono maggiormente le pressioni estetiche imposte dalla società, che vede la figura femminile sempre magra ed efficiente. Le ragazze colpite da anoressia, infatti, sembrano “fatte con lo stampino”, sono estremamente precise, hanno una media scolastica invidiabile e delle personalità che sfiorano la perfezione. Un aspetto impeccabile che in maniera patologica si riversa sul corpo.

Alla base dell’anoressia c’è la paura di ingrassare, che porta le ragazze a dimagrire sempre di più e ad avere una dispercezione corporea che le spinge a vedersi “grasse” anche quando c’è un dimagrimento concreto ed evidente.

Nella bulimia si possono trovare tutti i fattori dell’anoressia, con la sola differenza che le ragazze scelgono la strada della dipendenza dal cibo, il disagio si percepisce attraverso le manifestazioni patologiche che sono le così dette “abbuffate”. Un’altra discrepanza di questa malnutrizione emerge nelle fasce di età che la attuano, molti casi cominciano dai 13 e proseguono superando i 30.

Ad oggi ci sono molti casi di obesi o grandi obesi che coinvolgono una fascia molto ampia dai 18 anni fino ad arrivare ai 50/60 anni. In questi casi non ci si trova di fronte a dei disturbi o patologie, di conseguenza, i pazienti si possono sottoporre ad interventi di chirurgia bariatrica, “il compito dei medici è quello di escludere la presenta di condizioni patologiche che controindicano l’intervento stesso, in particolare ci deve essere l’assenza dei disturbi del comportamento alimentare gravi o dei disturbi psichiatrici gravi per poter effettuare l’intervento” afferma il dott. Armando De Vincentiis.

Gli interventi, da parte dell’equipe, sono sempre multidisciplinari oltre allo Psichiatra, al dietista e agli infermieri i pazienti con queste patologie vengono assistiti dal tecnico della riabilitazione psichiatrica per lavorare sull’immagine corporea per condurre un percorso di accettazione del proprio corpo ed il medico dello sport. Tutto il lavoro si svolge per ristabilire l’equilibrio fisico e psicologico per permettere di condurre una vita quanto più possibile sana.

 

 

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