Nuovo tavolo sull’ex Ilva entro il 7 novembre per il rilancio degli stabilimenti italiani; impegno del Governo a non chiudere alcun sito; coinvolgimento dei sindacati: è quanto emerso dall’incontro odierno a Palazzo Chigi con i capi di gabinetto della Presidenza del Consiglio, del MiMIT e del ministro Fitto e i leader di Fim, Fiom e Uilm, Roberto Benaglia, Michele De Palma e Rocco Palombella. Come ciò dovrà avvenire, quale strategia stia seguendo il governo, non è ancora dato sapere. Il tutto mentre oltre 1.000 lavoratrici e lavoratori provenienti da tutti gli stabilimenti di Acciaierie D’Italia hanno scioperato e manifestato a Roma per le vie della città insieme a delegazioni da Piombino e Terni, per arrivare a Piazza dei Santi Apostoli dove si è tenuto il comizio dei segretari generali di Fim, Fiom, Uilm Roberto Benaglia, Michele DePalma. Il prossimo 26 ottobre è intanto in programma il cda di Acciaierie d’Italia, dal quale si attendono novità. 

“Nel corso della mattina siamo stati ricevuti a Palazzo Chigi. Alla Presidenza del Consiglio abbiamo detto che lo Stato deve decidere se stare con i lavoratori o lasciare andare avanti l’eutanasia del più grande gruppo siderurgico italiano – ha affermato Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil -. Le lavoratrici e i lavoratori, che stanno con responsabilità difendendo l’interesse generale del Paese, con lo sciopero e la manifestazione hanno ottenuto un tavolo di trattativa a Palazzo Chigi e l’apertura di una reale trattativa che verificheremo nei prossimi giorni. Per questo la mobilitazione a sostegno della vertenza continuerà unitariamente fino alla riconvocazione alla Presidenza del Consiglio entro il 7 novembre. Da oggi parte una mobilitazione permanente nei siti ex Ilva finché non si raggiungerà gli obiettivi fondamentali di scongiurare la liquidazione o la cessazione, di intervenire con risorse pubbliche e private per le manutenzioni ordinarie e straordinarie per mettere in sicurezza persone e ambiente. Inoltre, ci sono interventi urgenti da realizzare a Genova sul carroponte, e anche a Novi Ligure, Racconigi, Legnaro (Padova), Marghera, Milano e Salerno ma soprattutto il rilancio produttivo, occupazionale a Taranto con Afo5. Il futuro della decarbonizzazione con forni elettrici e DRI è possibile solo se finiscono le speculazioni e lo sperpero di risorse pubbliche e ognuno si assume le proprie responsabilità. Al Governo chiediamo che garantisca i lavoratori. Per questo è inaccettabile che presidente e amministratore delegato parlino di aziende che non esistono nella realtà. È necessario poi definire gli assetti della proprietà e della gestione degli impianti – conclude De Palma -. Per questo da qui al 7 novembre ci riuniremo come segreterie nazionali di Fiom, Film e Uilm sul territorio per decidere come continuare le iniziative di mobilitazione. Non ci fermeremo.”

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/10/17/lex-ilva-si-avvia-allo-spegnimento/)

Il segretario generale della Fim Cisl Roberto Benaglia parla “di grande soddisfazione per la mobilitazione di queste ore, grazie alla lotta che i lavoratori stanno portando avanti insieme al sindacato oggi abbiamo portato a casa un primo importante risultato e cioè: abbiamo rimesso al centro dell’agenda di governo la principale vertenza del Paese. Palazzo Chigi non solo ci ha ascoltato, ma ha deciso di coinvolgerci nella trattativa in un percorso sul futuro dell’ex-Ilva. Il governo venendo incontro alle nostre richieste ho escluso sia l’amministrazione straordinaria che la chiusura – ha detto Benaglia -. Abbiamo ottenuto un tavolo entro il 7 novembre a Palazzo Chigi e saremo coinvolti nella trattativa con i Mittal. Chi dice che siamo alle battute finali e vorrebbe continuare con la cassa integrazione sbaglia, noi vogliamo lavorare per il futuro di questo polo industriale strategico per il nostro Paese. L’attuale gestione che abbiamo denunciato da mesi rischia di non andare da nessuna parte con i Mittal serve una svolta. Certo – ha concluso Benaglia – è ancora tutto da fare ma siamo sulla strada giusta chiediamo al governo di ascoltare e assumere le nostre ragioni e proposte in tema di investimenti, impianti, salvaguardia dell’occupazione e decarbonizzazione”.

“In questi anni si sono avvicendati otto Governi, otto Ministri dello Sviluppo economico, abbiamo fatto decine di scioperi e manifestazioni ma dopo undici anni questa vertenza non è stata risolta. Oggi oltre mille lavoratori provenienti da tutti gli stabilimenti italiani del Gruppo hanno manifestato a Roma per chiedere un’operazione verità al Governo per salvare l’ex Ilva e per salvaguardare l’occupazione, l’ambiente e il futuro industriale – ha dichiarato Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi -. Nell’incontro ci è stato detto che si considera Arcelor Mittal un interlocutore credibile, nonostante in questi anni non abbia prodotto alcun risultato, sotto nessun punto di vista. Questo sarebbe sufficiente per capire che non ci sono più le condizioni per andare avanti nella trattativa segreta che il Governo sta portando avanti con la multinazionale. Nonostante l’Esecutivo abbia deciso di togliere gli alibi per investire, ad oggi la trattativa è ancora complicata e noi siamo convinti che non approderà ad alcun risultato. Finché siamo in tempo diciamo al Governo di fermarsi perché bisogna evitare di concedere altri fondi pubblici a una gestione fallimentare. Il Governo deve capire che è arrivato il momento di prendere la maggioranza e la governance dell’azienda. Abbiamo detto al Governo che non c’è alternativa a questo, altrimenti ci sarà una trattativa che metterà a rischio migliaia di posti di lavoro e il futuro degli stabilimenti. Grazie alla lotta dei lavoratori abbiamo ottenuto che il tavolo di crisi sia a Palazzo Chigi, con il prossimo incontro stabilito per il 7 novembre, ma continueremo a chiedere soluzioni fino a che non le avremo”. conclude Palombella.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/09/26/ex-ilva-il-countdown-finale-e-iniziato/)

“Un dispiegamento di forze dell’ordine smisurato quello di fronte al quale ci siamo ritrovati questa mattina all’ingresso della capitale. In circa 200 abbiamo bloccato l’autostrada, per manifestare la nostra frustrazione e la nostra grande preoccupazione per un futuro, quello dei lavoratori legati direttamente ed indirettamente allo stabilimento tarantino, che non riusciamo più a vedere – afferma in una nota l’Unione Sindacale di Base (USB) -. Dunque, i timori manifestati pacificamente dai lavoratori e dalla nostra organizzazione sindacale, sono stati interpretati nella maniera più sbagliata possibile, noi stessi siamo stati trattati come dei criminali. Fatto gravissimo e preoccupante. Sono stati utilizzati per il monitorare la situazione un elicottero, otto cellulari, almeno 15 auto di servizio, una decina di unità in borghese e una moto per un totale di oltre 100 poliziotti. Probabilmente per l’arresto di Matteo Messina Denaro sono state impiegate meno forze. Gli iniziali momenti di tensione sono stati però poco dopo superati, anche grazie alla collaborazione nella trattativa dei dirigenti della Questura”. “Altro momento della giornata di venerdì 20, che ci parla chiaramente dell’atteggiamento di questo Governo, è la mancata convocazione, tra le forze sindacali a Palazzo Chigi, dell’Usb che rappresenta circa 2000 iscritti. Significa non dare voce ad una corposa parte di lavoratori di quella fabbrica, dell’appalto e in As, dando uno schiaffo alla democrazia – prosegue la nota -. Siamo al corrente di come il ministro Fitto ha sostanzialmente consegnato la fabbrica nelle mani di ArcelorMittal, sconfessando la linea seguita nei primi mesi dell’anno dal ministro Urso e che, per noi, era l’unica percorribile. Quel che è grave è che nell’incontro di fine settembre, il Governo aveva fatto intendere che non vi era alcun accordo; al contrario voci insistenti riferiscono di un accordo siglato ancor prima di quel momento, con una trattativa avviata addirittura a giugno. Dunque, lo Stato starebbe “donando” lo stabilimento al privato e regalandogli anche qualche altro miliardo di euro. Tradotto in concreto: si va verso la chiusura ad opera di ArcelorMittal, senza che venga immaginata una rete di protezione e tutela per la forza lavoro impiegata all’interno del sito”. “Ad accompagnare tutto ciò probabilmente anche uno schema nel quale i cassintegrati, come è stato per i percettori di reddito di cittadinanza, figureranno come coloro che vivono sulle spalle dei contribuenti, piuttosto che coloro che stanno pagando più di tutti per gli errori della politica. Tutto ciò è inaccettabile e, se dovesse essere confermato, le nostre reazioni sarebbero ancora più pesanti – concludono dall’Usb -. Questa giornata però ci ha fornito un dato che offre un punto di vista diverso su come affrontare una crisi che non interessa solo la siderurgia, ma che parla al Paese: è finita la liturgia di convocazioni a cose fatte, a decisioni già prese sorvolando la sensibilità di lavoratrici e lavoratori. L’obiettivo non può essere solo un tavolo di confronto vuoto di contenuti, l’obiettivo è cambiare il paese e il modello di sviluppo economico su cui esso si fonda”.

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