| --° Taranto

Taranto e i sentimenti nascosti

A cura di Roberto Orlando – Abbiamo affrontato nelle nostre settimane pezzi di Taranto nascosta o scomparsa, dalle strade ai palazzi, dalle parole ai luoghi dell’infanzia e della gioventù fino a quella dei nostri nonni. Ma è possibile parlare dei sentimenti nascosti o scomparsi? Certo, esercizio difficile se non proprio impossibile soprattutto quando la memoria di un’emozione o di un affetto non è la nostra.

Lo spunto viene da una testimonianza lontana nella memoria, trasmessaci oralmente da un simpatico “nonnino” novantenne, che ci ha regalato questo episodio della sua vita. Il nostro interlocutore, salernitano, aveva prestato servizio militare a Taranto alla fine degli anni ’40 e, come spesso accade, la nostra città gli è rimasta nel cuore. “Vedi quella nave (il Colombo, ndr)? Io ci sono stato sopra e ricordo quando i russi l’hanno portata via”. Stiamo parlando del 1949, quando l’Italia per effetto dei trattati di pace ha ceduto all’Unione Sovietica un cospicuo tonnellaggio delle sue navi e tra queste c’era il veliero Cristoforo Colombo, la “sorella maggiore” dell’Amerigo Vespucci.

Il Vespucci (a sinistra) e il Colombo (a destra)

La Cristoforo Colombo era una nave scuola della Regia Marina prima e della Marina Militare poi. Bellissima e amata dai velisti e dagli appassionati del mare, purtroppo non esiste più, vittima dello scempio della marina russa negli anni ‘60. Tutto ciò che resta di quella nave sono una ruota a caviglie e un fregio dello specchio di poppa, conservate presso la Mostra Storica dell’Arsenale, nonché la polena, raffigurante il navigatore genovese, che fa bella mostra di sé presso il Museo tecnico navale di La Spezia. Il resto, distrutto. Ma non il ricordo di questa nave.

Il racconto del nostro nonnino prosegue: “ricordo che ero a Taranto in quel periodo, più di due anni di naia. Ero amico dei pescatori, quante mangiate di pesce e cozze! Quel giorno, quando la Colombo passò dal canale navigabile, c’erano tanti cittadini affacciati che salutavano con i fazzoletti bianchi e piangevano”. Ecco, il sentimento andato, quello che i nostri concittadini avevano per le proprie navi. Certamente erano anni difficili, si usciva con le ossa rotte dalla guerra e Taranto si preparava a vivere una delle crisi economiche più devastanti. Ma i cittadini di Taranto se le ricordavano le navi che uscivano da mar Piccolo per le missioni di guerra, navi che non sapevano se sarebbero tornate. E la tradizione era quella di salutarle così, coi fazzoletti bianchi, con la propria presenza nei pressi del canale navigabile. Anche se ricostruita, c’è una testimonianza video di queste manifestazioni di affetto, nel film “la nave bianca”, dove si vede uscire in mar Grande la corazzata Littorio.

Un fotogramma del film “la nave bianca”

Quel saluto fu riservato anche per quelle unità navali che presero la via dell’Unione Sovietica, come la corazzata Giulio Cesare. La cessione di due navi dal forte valore simbolico per l’Italia (Colombo e Cesare) colpì il sentimento degli italiani e dei tarantini, che non poterono fare altro che sventolare i fazzoletti bianchi al loro ultimo passaggio ponte. Nel tempo questa usanza si è persa, per tanti motivi, dall’antimilitarismo al periodo di pace (dove le navi tornavano sempre a casa), alla consueta frequenza del passaggio delle navi, alla quale i tarantini si abituarono. E forse, quel saluto è stato delegato al monumento ai marinai… ma raccontare oggi di quei fazzoletti bianchi, di quella esternazione di emozioni verso le navi di Taranto, la vicinanza a quegli equipaggi, composti anche dai figli di Taranto, è ancora prezioso per non dimenticare.

Redazione Online

I più letti