Una storia di profondo altruismo ed umanità quella raccontata dal regista Edoardo De Angelis nel suo film “Comandante”. È il 16 ottobre 1940 quando il capitano di corvetta della Regia Marina Salvatore Todaro affonda a largo dell’Atlantico un piroscafo mercantile belga, il Kabalo, che aveva aperto il fuoco su di loro. Todaro decide di salvare i 26 naufraghi belgi condannati a morte certa alla deriva su una zattera a centinaia di miglia dalla costa.

Il commento del regista Edoardo De Angelis :”Quello che è avvenuto durante la Seconda guerra mondiale, quando Salvatore Todaro ha salvato i suoi nemici per portarli in un posto sicuro, è un messaggio trasversale che attraversa il tempo e purtroppo ha un senso oggi, lo avrà domani e temo lo avrà sempre fin tanto che gli esseri umani non si comportino in maniera degna di questo nome. La vicenda di Salvatore Todaro è troppo importante perché possa essere offuscata da qualsiasi forma di egoismo”.

Mentre nel mondo persistono scenari bellici la storia del Comandante, secondo De Angelis, insegna che l’uomo veramente forte è quello capace di correre soccorso.

Alla prima, proiettata questo pomeriggio presso il multisala Casablanca, era presente anche l’attore Massimiliano Rossi. A lui abbiamo chiesto cosa avesse significato calarsi nei panni di un sommergibilista, nel film braccio destro del protagonista Pierfrancesco Favino. La sua risposta : “Il mistero! Fare il marinaio è un lavoro talmente serio che ci vuole un’esperienza grande che io ho solo imitato. Sono di Napoli quindi vivo il rapporto con il mare e con le barche ma essere un marinaio è diverso. Essere un marinaio significa avere la sapienza dell’esperienza. Quello che sicuramente ho visto è che i marinai hanno la faccia bruciata dal sole e questo madre natura me lo ha dato perché c’ho la faccia così segnata ma il senso è che è proprio il tempo a fare il marinaio. Per me è stato emozionante interpretarne uno ma è stata un’emozione a cui ho voluto dare rispetto”.

Accanto all’attore, alla produzione e al regista mancava Pierfrancesco Favino che attraverso un videomessaggio ha ringraziato la città per averlo ospitato con grande calore, cura e attenzione e spera che i tarantini e le tarantine siano orgogliose del film girato nella nostra città.

 

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