È proseguito questa mattina a Palazzo Chigi il confronto tra il Governo e le confederazioni sindacali sull’ex Ilva di Taranto. È stata quella odierna una riunione tecnico-operativa, secondo quanto riferito da Palazzo Chigi, a cui per l’Esecutivo hanno preso parte i Capi di Gabinetto della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei ministeri competenti (Lavoro e Politiche sociali, Imprese e Made in Italy e Affari europei, Politiche di coesione, Sud e PNRR). Per le associazioni sindacali hanno partecipato i rappresentanti di Fim-Cisl, Fiom- Cgil,
Uilm-UIL, Usb e Ugl metalmeccanici.
Il tavolo di confronto, che per il governo sarà stabile e permanente, “si è svolto in un clima franco ed è stato l’occasione per aggiornare i sindacati sugli avanzamenti che il Governo sta portando avanti per affrontare le complesse questioni che caratterizzano da decenni l’impianto siderurgico di Taranto – commentano dal governo -. Per l’Esecutivo si tratta di un confronto importante che rientra nell’ambito della strategia nazionale in cui l’acciaio italiano torna a essere protagonista e che mira a mettere nero su bianco le urgenze e gli impegni che devono essere assunti da tutte le parti. Da parte propria il Governo, sottolineando chiaramente l’intenzione di continuare a fare la propria parte, ha ribadito gli impegni assunti che prevedono l’assoluta esclusione di ipotesi di chiusura o liquidazione dello stabilimento nonché della sospensione dell’attività e ha garantito che l’obiettivo resta quello del raggiungimento nel tempo di determinati livelli di produzione“.
In particolare, i sindacati sono stati aggiornati sul tema relativo alla sicurezza sul lavoro, questione ritenuta essenziale dall’Esecutivo e sulla quale è stato comunicato che l’azienda ArcelorMittal sarebbe stata diffidata dal mettere in cassa integrazione i lavoratori che si occupano di manutenzione. Per quanto riguarda la Cig è stato ricordato che nel Disegno di legge di Bilancio è stata inserita una norma che può essere rimodulata a seconda dei livelli produttivi su cui l’azienda si è impegnata, con l’obiettivo prioritario di mantenere la tutela dei lavoratori. Oltre alle garanzie sulla sicurezza degli stabilimenti, sono stati forniti anche “aggiornamenti sulla positiva definizione della procedura d’infrazione in atto, sulle interlocuzioni con la Commissione europea nell’ambito della revisione del PNRR legata al capitolo REPowerEu e sulla verifica del concreto impegno del socio privato al rilancio dell’impianto. Ogni necessario approfondimento sui temi di carattere industriale è stato rimandato a dopo il 23 novembre quando è stata convocata l’Assemblea dei soci di Acciaierie d’Italia” concludono da Palazzo Chigi.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/11/09/il-preridotto-salvera-lex-ilva/)
Per i sindacati però, l’incontro presso Palazzo Chigi “ottenuto grazie alla mobilitazione dello scorso 20 ottobre, non è servito a ottenere chiarezza sulla trattativa tra Governo e Mittal, e a rispondere sulle garanzie occupazionali, produttive e di salute e sicurezza”. “Il Governo dichiara di voler attendere la data del 23 novembre – giornata dell’assemblea dei soci di ADI – senza stabilire con i sindacati le condizioni necessarie alla realizzazione di un piano industriale, occupazionale e ambientale sostenuto da risorse pubbliche e private. Il governo non può essere ostaggio di Arcelor Mittal, ma avere un ruolo centrale nella trattativa per tutelare l’interesse del nostro Paese e rendere trasparente il confronto a partire dal memorandum tra il Ministro Fitto ed Arcelor Mittal” commentano Fim, Fiom e Uilm nazionali.
“Il Governo non ha chiarito lo stato della trattativa “segreta” con ArcelorMittal aumentando i dubbi da noi espressi. Riteniamo, quindi, inaccettabile il modo in cui si sta conducendo questo confronto, viste le condizioni drammatiche degli impianti e di incertezza dei lavoratori, sia diretti che dell’indotto, dei lavoratori di Ilva in AS a cui lo stesso Governo deve fornire una risposta chiara – affermano le sigle sindacali -. È ora di affermare le condizioni a cui Arcelor Mittal deve rispondere: è inaccettabile concedere ulteriori 320 milioni di fondi pubblici, ma si dovrà prevedere la stessa proporzionale responsabilità e partecipazione all’investimento del socio privato, unica garanzia questa per il Paese e i lavoratori. Senza queste condizioni, l’immissione di capitale da parte dello Stato (per un totale di 2 miliardi e 300 milioni), sarebbe l’ennesimo sperpero di denaro pubblico, perché non c’è alcun impegno economico da parte di ArcelorMittal nella realizzazione degli investimenti. Allo stesso tempo apprezziamo l’impegno del Ministero del Lavoro, a seguito delle nostre
richieste di intervento, sui temi della sicurezza e chiediamo il rientro al lavoro per il personale addetto alle manutenzioni, per scongiurare incidenti ben più gravi di quelli che si sono verificati”. Per i sindacati “è ora il tempo di decidere! – per questo in sostegno alle decisioni del coordinamento unitario, le segreterie nazionali di Fim Fiom Uilm proclamano 8 ore di sciopero il 23 novembre nell’interno gruppo industriale ex Ilva (ADI, ILVA in AS, Appalti e indotto) con articolazioni stabilite territorialmente, in continuità con la mobilitazione unitaria del 20 ottobre”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/10/17/lex-ilva-si-avvia-allo-spegnimento/)
“Avremmo preferito constatare l’esistenza di soluzioni concrete intraprese dal governo durante l’incontro odierno a Palazzo Chigi, ma dobbiamo e possiamo solo registrare il rinviare il problema, nello specifico il 23 novembre prossimo, quando si riunirà l’assemblea dei soci ed è per questo che abbiamo deciso di proclamare, unitariamente alle altre sigle sindacali, 8 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti”. E’ quanto affermano al termine dell’incontro con il governo sull’ex Ilva a Palazzo Chigi il segretario nazionale UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, e il vicesegretario nazionale con delega alla Siderurgia, Daniele Francescangeli, con Alessandro Dipino, segretario provinciale UGL Taranto. “Auspicavamo, vista la tempestività della convocazione, che ci fossero fornite risposte sulla reale volontà del governo di risolvere l’annosa vertenza “Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ma – hanno sottolineato i sindacalisti – nulla ci è stato comunicato in merito al cambio di governance, al piano di investimenti e, neanche, sulle indiscrezioni, trapelate attraverso i media, di un possibile accordo tra Mittal e governo in vista di un’iniezione di capitale economico con l’obiettivo, da parte del governo, di trovare, ancora una volta, una partnership con un socio privato”. “Nell’incontro di oggi, invece, è mancata la concretezza, in un contesto quanto mai instabile e pericoloso che rischia seriamente di compromettere la salvaguardia della fabbrica, degli impianti e dei posti di lavoro” concludono.
“Il tavolo che si è svolto quest’oggi presso Palazzo Chigi non ha per l’ennesima volta visto la presenza di Ministri. Una discussione pressoché inutile, perché non ha dato alcun elemento di concretezza e novità sul “Memorandum di impegno” discusso con Arcelor Mittal dal Ministro Fitto. Abbiamo ribadito che di questo vogliamo conoscerne i contenuti, capirne il perimetro industriale e le garanzie. Ma su questo non è stato possibile sviluppare nessuna discussione né avere indiscrezione alcuna – commentano dall’Unione Sindacale di Base -. L’unica cosa che emerge e che il Governo sta attendendo, è che la multinazionale dica se vuole metterci i soldi. Clamoroso il punto a cui siamo. Il Governo prende ordini dalla multinazionale e ne subisce i ricatti, ne è quindi suddito. Abbiamo detto al tavolo che non è accettabile che si stia svolgendo una trattativa priva di confronto con le organizzazioni sindacali. Se il Governo vuole buttare altri soldi pubblici nel pozzo senza fondo chiamato ArcelorMittal deve assumersene la responsabilità”. Per l’USB, “la strada da percorrere è molto chiara ed è sempre quella: lo Stato deve nazionalizzare, assumere il controllo degli stabilimenti per rilanciare la produzione e garantire la transizione ecologica e la decarbonizzazione. Taranto, Genova e gli altri siti attendono risposte, i lavoratori diretti, quelli di Ilva in AS e dell’appalto attendono risposte che non arrivano mai e sono per questo esasperati – concludono dal sindacato di base -. Con queste motivazioni, è necessario dare subito un segnale forte di dissenso: proclamiamo 8 ore di sciopero, che dovranno essere caratterizzate da iniziative di mobilitazione da svolgersi in tutti i siti del gruppo”.
(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/09/26/ex-ilva-il-countdown-finale-e-iniziato/)