Nell’aeroporto di Grottaglie sorgerà il primo centro italiano di “dismantling”, che consiste nello smontaggio, smantellamento e riciclaggio degli aerei giunti ormai a fine vita (Disassembly, Dismantling & Recycling Aircrafts), con l’obiettivo di recuperare e riutilizzare una quota non inferiore all’85-90% degli aeromobili, tra commercializzazione dei pezzi di ricambio e riciclo dei materiali. A realizzarlo sarà ancora una volta un’associazione temporanea di imprese, guidate dalle aziende pugliesi Ecologica spa e Cisa spa (quest’ultima società che gestisce la famosa discarica di Massafra, oltre ad aver acquistato nel 2018 tramite la controllata Lutum l’ex discarica Vergine che ha chiesto di riaprire), che si sono aggiudicate (insieme ad altre imprese) anche l’appalto per la realizzazione del dissalatore progettato dall’Acquedotto Pugliese e che sorgerà presso la sorgente del fiume Tara a Taranto. Il progetto è stato presentato ieri alla Fiera di Rimini ‘Ecomondo’ alla presenza del viceministro MASE, Vannia Gava, del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, del presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Vasile, del presidente del Gruppo Cisa, Antonio Albanese; del direttore generale di Ecologica Spa, Vito Miccolis.

L’operazione voluta tra la società aeroportuale e l’assessorato allo Sviluppo Economico della Regione Puglia pubblicata lo scorso 3 aprile, prevedeva un avviso commerciale per la selezione concorrenziale tra operatori del settore per raccogliere entro lo scorso 2 maggio le manifestazioni di interesse. A carico del sub concessionario incombe la redazione della progettazione del manufatto (preliminare, definitiva ed esecutiva), le prestazioni accessorie (coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed in fase di esecuzione), la direzione dei lavori nonché l’esecuzione degli stessi, il collaudo da parte di ENAC, nonché la predisposizione di tutta la documentazione necessaria ed ottenimento delle autorizzazioni necessarie per svolgere l’attività industriale oggetto della procedura, fermo restando l’autorizzazione ENAC per l’espletamento delle attività, richiesta dal gestore aeroportuale.  

L’Ati è risultata aggiudicataria di una procedura per la subconcessione ventennale da parte di Aeroporti di Puglia (e, comunque, al massimo fino alla data dell’11.02.2045 di fine concessione aeroportuale), per un investimento privato pari a circa 16 milioni di euro che interesserà una superficie complessiva di oltre 18mila metri quadrati, nello scalo aeroportuale jonico “Arlotta”, dove sarà costruito un hangar, lungo 80 metri e largo 82, in cui saranno smontati e “rigenerati” i singoli aerei, nonché la realizzazione di una palazzina magazzino-uffici. L’attività produttiva sarà proiettata secondo quanto dichiarato nel progetto verso la massima sostenibilità, aspetto che ha visto riconosciuta la valenza progettuale rispetto ad altre proposte. Per quanto riguarda il risparmio energetico, oltre a un impianto fotovoltaico completo di sistema di accumulo nonché di impianto solare-termico, la copertura dell’hangar sarà realizzata in modo tale da ottimizzare al massimo la luce naturale con l’obiettivo di risparmiare una notevole quantità di energia. Il piano industriale prevede tempi di costruzione pari a due anni (dopo l’ottenimento di tutte le relative autorizzazioni) e una volta a regime si stima un “traffico” di almeno 12 aerei l’anno fra le tre differenti tipologie in base alla fusoliera (“narrow body”, “wide body” e “regional jet”, ovvero aerei di grandi, medie e “piccole” dimensioni). Il sito di Grottaglie, differenziandosi da alcuni esempi europei, gode anche del fatto di trovarsi all’interno di un sistema logistico che vede come partner la Gesfa, azienda che gestisce una piattaforma cargo e che opera per conto di Boeing per il trasferimento diretto negli Stati Uniti delle fusoliere prodotte nello stabilimento Leonardo di Grottaglie.

Secondo i dati forniti ieri ia Rimini, l’obiettivo del progetto si colloca in un contesto internazionale che prevede un piano di dismissione di oltre 1.000-1.500 aerei civili l’anno nei prossimi 15 anni con un avvicendamento che vedrà il parco aeromobili in gran parte rinnovato (senza escludere l’eventuale opzione per i velivoli militari). Il ciclo di vita di un velivolo da trasporto non supera i 25 anni e le nuove scelte ambientali da parte dei costruttori dei giganti del cielo punta a far volare aerei meno pesanti per risparmiare soprattutto sui carburanti oltre che sui costi di costruzione (fibra di carbonio). A titolo di esempio fornito sempre ieri: un Boeing 747 – ormai destinato alla conclusione del lifecycle – pesa oltre 180 tonnellate rispetto a un A 300 che ne pesa 87. Da qui la scelta – necessità di recuperare quante più parti possibili da un vecchio aereo, reimmetterle nel circuito dell’economia riducendo al minimo la quota destinata allo smaltimento. Grazie al riuso e riciclo dei vecchi aerei, nel centro di Grottaglie è stimato un volume d’affari di oltre 30 milioni l’anno (per una dozzina di velivoli) attraverso il recupero delle componenti di valore (motori, carrelli, sistemi idraulici, freni, ecc.) destinati a pezzi di ricambio (regolarmente “certificati”) e alla vendita del materiale riciclato (un aereo è composto per il 70% di alluminio, 15% acciaio, 5% rame, 5% titanio, 5% materie plastiche e fibre varie).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/11/08/il-dissalatore-di-taranto-quanto-sara-green/)

Gli aspetti più importanti da chiarire sono quelli legati all’impatto ambientale che un’operazione del genere comporta. Ovvero la presenza tra i componenti costruttivi degli aeromobili di elementi nocivi, o tra le varie attività, la fase di pulitura e decontaminazione dell’aereo potrebbe potrebbe prevedere la rimozione di sostanze pericolose e materiali infiammabili o esplosivi, e le attività di demolizione aeromobili potrebbero, pertanto, influire sulla salubrità dell’ambiente circostante e la salute dei cittadini. Per questo bisognerà capire quale impatto ambientale si avrebbe per il territorio grottagliese e provinciale, in quali depositi si stoccheranno e rilavoreranno i materiali che risulterebbero dalle demolizioni, e quale impatto avrebbe tale attività sulla viabilità provinciale e se l’ente è stato informato di questa possibilità, sia formalmente che informalmente. Da chiarire anche l’aspetto occupazionale, ovvero quante unità lavorative saranno impegnate nella realizzazione dell’hangar e quante nell’attività vera e propria, la ricaduta nell’indotto e se sarà prevista l’assunzione di personale locale.

Certo lascia pensare il fatto che il duo Cisa-Ecologica (società co-editrici al 50% della EDIME srl, società editrice della Gazzetta del Mezzogiorno che in queste settimane sta licenziando molti giornalisti, a causa del crollo delle vendite del giornale in edicola) stia facendo man bassa di appalti milionari, attraverso la vincita di bandi finanziati con risorse pubbliche sia regionali che europee (da Acquedotto di Puglia ad Aeroporti di Puglia passando per il PNRR), creando una sorta di duopolio nei diversi e più settori. A dimostrazione, ancora una volta, di come il business dei rifiuti in provincia di Taranto e nella Regione Puglia sia stato e sia ancora oggi la fortuna economica di pochi gruppi imprenditoriali, che oggi passano all’incasso, dopo aver ‘salvato’ il ciclo dei rifiuti regionali pugliesi ancora lontano dal porterei definire virtuoso.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/06/21/la-lutum-vuole-riaprire-la-vergine/)

3 Responses

  1. Certo che tutta la mé che si può immaginare la si realizza a Taranto ,la regione Puglia spazia quando ci può scaricare tutta la monnezza del mondo e piuttosto che farci usufruire del nostro aeroporto si inventerebbe chissà cosa ,veramente una città alle pezze in mano agli sciacalli andate a fare in .e quel sindaco presidente e commissario del cappero possibile che non muove mai un dito e se ne infischia totalmente di tutto ,però è profumatamente pagato!!

    1. Mamma sempre a pensare a ste menate. Ma che problema d’ambiente vuoi creare in un coso di cemento lungo 3 km e mezzo e largo 500 metri. Ma chi ci vive la dentro? Ma basta. Questo è un circolo che fa lavorare la gente , da lavoro a Grottaglie e al porto perchè poi dovrai spedirla la marce. Basta nimby e soprattutto pensare che tutto il mondo sia contento di darti soldi perchè tu faccia la bella vita al sole e al mare

  2. Sarebbe ora di studiare un dismanting delle navi per riconvertire l ‘area industriale del siderurgico ormai giunto al capolinea e magari sostituire gli altiforni con un parco fonderie. A Taranto è notte il tessuto sociale, politico ed economico dorme e aspetta la manna dal cielo.

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