Il Comune di Taranto ha ottenuto dalla Regione Puglia la possibilità di unificare, sul piano amministrativo, le attuali concessioni demaniali marittime relative esclusivamente alla mitilicoltura. Che come abbondantemente risaputo, per la particolare situazione ambientale e territoriale – che rappresenta un unicum in tutto il territorio nazionale – sono giocoforza distribuite in siti diversi, con la conseguente rideterminazione dei canoni per i soggetti titolari di almeno due titoli concessori e per i quali sarebbe applicabile la suddetta D.G.C. n. 36/2023. E’ quanto emerso ieri, durante la riunione del Tavolo di
concertazione per lo sviluppo delle attività alieutiche e di maricoltura tarantine, alla presenza di alcuni esponenti dell’amministrazione comunale, dei sindacati di categoria e delle associazioni che rappresentano i mitilicoltori tarantini.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/09/19/quale-futuro-per-le-bonifiche/)
La richiesta di unificazione delle concessioni demaniali marittime relative alla mitilicoltura, riguarda una superficie complessiva di specchio acqueo inferiore a m2 600.000 (seicentomila).
Per questo da tempo l’Amministrazione comunale, sotto la spinta dei sindacati di categoria e delle associazioni della mitilicoltura (e grazie al supporto della Capitaneria di Porto), ha ritenuto necessario, alla luce delle limitazioni imposte dalle normative vigenti e al fine di espletare correttamente il ciclo produttivo, oltre che di soddisfare l’esigenza di trasparenza e tracciabilità nella gestione del prodotto nonché tutelare la salute del consumatore, trovare la strada milgiore per garantire un’unica concessione demaniale marittima esclusivamente sul piano amministrativo tramite unificazione delle aree concesse nel I Seno, e quelle del II Seno e/o del Mar Grande, destinate allo spostamento del prodotto nonché all’allevamento. Il tutto al fine di evitare che le conseguenze economiche e sociali, indotte dai fenomeni inquinanti, continuino a colpire in maniera drammatica un settore strategicamente importante per l’economia e l’immagine della città di Taranto. Intento materializzatosi poi con la D.G.C. n. 36/2023 attraverso la quale la Giunta Comunale ha espresso la volontà di unificare, esclusivamente sul piano amministrativo, le concessioni demaniali marittime vigenti destinate alla mitilicoltura, senza alcuna variazione delle caratteristiche geometriche e spaziali attuali.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/08/12/il-cis-taranto-e-stato-congelato/)
Tutto questo è la conseguenza ineluttabile di quanto avviene oramai da anni: il I Seno può essere utilizzato, in ragione delle ordinanze vigenti, esclusivamente per l’allevamento del seme che, una volta raggiunta la dimensione prefissata, entro il 28 febbraio di ogni anno (in virtù dell’Ordinanza G.R. 13 settembre 2018 n. 532 recante “Misure sanitarie straordinarie di controllo del rischio per diossina e PCB nella produzione di mitili di Taranto”), deve essere trasferito nel II Seno o, in alternativa, nel Mar Grande. La limitazione temporale nell’utilizzo del I Seno implica ulteriori adempimenti, in termini di oneri e burocrazia, a carico degli operatori., costretti a richiedere nuove aree in concessione per la conclusione del ciclo produttivo, previa attesa per l’espletamento delle procedure di gara, e, contestualmente, a fronteggiare maggiori costi di investimento e gestione, incluso il canone demaniale marittimo. Pertanto, l’affollamento produttivo del II Seno limita sensibilmente la crescita e, quindi, la qualità del prodotto, con evidenti riflessi economici negativi, oltre ad aggravare il surriscaldamento delle acque, con conseguente insorgenza di condizioni anossiche in grado di provocare un’estesa moria del prodotto, se non tempestivamente spostato in aree idonee. E quindi per seguire l’intero processo produttivo, i mitilicoltori con concessione nel I Seno del Mar Piccolo di Taranto sono stati obbligati a richiedere almeno un’altra concessione demaniale marittima dislocata in un diverso specchio acqueo.
Adesso, il passo successivo, sarà quello di convocare un tavolo tecnico per fare il punto sui canoni, così da intavolare un’interlocuzione con il Demanio per rivedere l’intero sistema della concessioni.
Chiaramente però, il problema principale resta il nodo irrisolto della bonifica dei sedimenti del primo seno del Mar Piccolo. Dove tutto è di fatto sospeso in un limbo. Dal primo ottobre infatti, è rimasto vacante il ruolo di Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, ricoperto sino alla natura scadenza del mandato dall’ex prefetto Demetrio Martino. Senza dimenticare
che da oltre un anno ormai, non si riunisce il Cis Taranto dove il progetto di bonifica è incardinato. Ma in attesa della nomina del nuovo commissario da parte di Palazzo Chigi, il rischio concreto è quello di perdere altro tempo prezioso, dopo anni in cui la macchina delle bonifiche è già andata a rilento. Ma i primi, negativi risvolti, già s’intravedono all’orizzonte. E’ il caso del progetto sulla “Valutazione dei tassi di decontaminazione in lotti di mitili trasferiti dal primo seno del Mar Piccolo al Mar Grande“, che vede la partecipazione del Comune di Taranto, di Arpa Puglia, del CNR Irsa, della Asl Taranto, della Capitaneria di Porto, delle associazioni di mitilicoltori e dei sindacati di categoria.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/10/11/mar-piccolo-in-sospeso-il-progetto-sui-mitili-1/)
Il progetto (di cui a lungo abbiamo riferito sulle colonne di questo giornale in questi mesi) prevede la possibilità di spostare i molluschi in determinate aree del Mar Grande in modo di agevolare non solo il completamento della loro maturazione, ma anche l’acquisizione di elementi utili alla definizione del quadro ambientale per le zone interessate dalla presenza di impianti per la mitilicoltura. E’ stata già avviata la fase di sperimentazione che ha come finalità, da un lato, il monitoraggio dello “stato di salute” dei mitili e, dall’altro, consentire “l’adozione di provvedimenti idonei, proporzionati e coerenti con l’obiettivo della tutela della salute”. Ovvero per una eventuale revisione dell’Ordinanza Regionale atta a mitigarne l’impatto, rispetto alle attività della mitilicoltura tarantina. Tra un anno, o forse anche prima, sapremo se questa strada sarà perseguibile o meno.
Il problema è che attualmente lo stesso progetto risulta essere a rischio, finanche sospeso, tanto è vero che si sta già pensando come aggirare lo stallo a cui si rischia di andare in contro nei prossimi mesi. Come ad esempio la strategia che prevede di ottenere dei fondi dalla Regione Puglia, pari a poco meno di 250mila euro, così da far proseguire le varie attività di sperimentazione necessarie, tra cui l’analisi dei campioni, evitando così di attendere l’ok all’utilizzo di fondi presenti sulla contabilità speciale in dote al commissario. In attesa della nomina del nuovo responsabile degli interventi di bonifica, non ci resta che incrociare le dita.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/11/mar-piccolo-ok-al-piano-b-servira/)