Adesso non ci sono più dubbi. L’intervento per il “dragaggio di 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti in area molo Polisettoriale e per la realizzazione di un primo lotto della cassa di colmata funzionale all’ampliamento del V Sporgente del Porto di Taranto”, sarà effettuato dal raggruppamento temporaneo di imprese formato dalla società italiana Grandi Lavori Fincosit (che ha realizzato la Piastra Logistica del porto ionico e i lavori per l’allungamento del pontile petroli Eni previsto dal progetto Tempa Rossa) e alla società belga con sede in Lussemburgo Jan De Nul.

E’ stato firmato infatti ieri il contratto di appalto con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio: l’importo del completamento è stimato in 35,080 milioni di euro e, dopo una serie di delibere di impegno emesse dal 2014 al 2021, c’è una disponibilità di 15,061 milioni (Intervento finanziato a valere sul P.O.R. Puglia FESR-FSE 2014-2020, Fondo FESR, Asse prioritario VII – Azione 7.4 “Interventi per la competitività del sistema portuale e interportuale” – Intervento previsto dal PON Infrastrutture e Reti 2014/2020 cofinanziato dall’Unione Europea).

Come si ricorderà, lo scorso 3 agosto la Direzione dei lavori dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, in anticipo sui tempi previsti, consegnò l’area in cui effettuate le prove per un tempo previsto pari a 93 giorni consecutivi, che si protrarranno per altri 30 giorni dopo la proroga concessa dall’Autorità Portuale. Questa prima fase è infatti relativa all’effettuazione delle prove ed all’esito di quest’ultime: qualora le prove daranno esito negativo, sarà necessaria una variante del progetto esecutivo che nelle intenzioni dell’Autorità Portuale dovrà essere approvata il più brevemente possibile, per poi passare alla realizzazione degli interventi che potrebbero riguardare il solo dragaggio oppure anche un intervento di completamento della vasca di colmata, destinata ad accogliere i sedimenti, contaminati e non, dragati a fini ambientali e portuali dal fondale della Darsena Polisettoriale e del relativo bacino di evoluzione. Che resta il grande punto interrogativo di tutta questa vicenda.

Già nel maggio 2021, sorsero alcune importanti problematiche per le ultime fasi di chiusura ed impearmibilizzazione della cassa. In particolar modo relativa alla così detta “non conformità 18”, che riguardava il marginamento a mare della realizzanda cassa di colmata e, nella fattispecie, l’insieme di numerosi casi in cui la geometria dell’appoggio del diaframma sul gargame del palo era inferiore al valore minimoindicato come tolleranza accettabile nel progetto esecutivo, determinando una condizione di trasmissione del carico non simmetrica e difforme da quella prevista in progetto (nel 2018 lo stato dei lavori era appunto fermo dopo che la ditta aveva issato i pali dell’area di marginamento a terra). A fronte della risoluzione proposta dall’Astaldi (che arrivò prima nella gara del 2014 e con cui l’Autorità ha risolto il contratto lo scorso febbraio), l’Autorità Portuale decise di acquisire un parere tecnico specialistico in merito alle proposte di risoluzione proposte dall’esecutore dei lavori, affidandosi alla E&G srl in quanto in detta società opera il prof. Quintilio Napoleoni, professionista già incaricato dalla Sogesid Spa del servizio di supporto specialistico al RUP in fase di approvazione del progetto esecutivo e, pertanto, con approfondita conoscenza di tutti gli aspetti tecnici delle opere in questione. Non è un caso se le prove riguarderanno la funzionalità statica e il marginamento a mare.

A dimostrazione di come la situazione non sia affatto da prendere sotto gamba, sempre lo scorso anno registrammo quanto riportato nella relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Nel corso del sopralluogo del 12 luglio 2022, il collaudatore dell’opera, l’ing. Alfredo Mortellaro, informò la Commissione che l’opera si stava realizzando in grave difformità rispetto al progetto approvato, e che ciò avrebbe comportato grossi rischi di tenuta dei fanghi all’interno della colmata. Il collaudatore, a causa di tali difformità, non avrebbe quindi proceduto al collaudo, a meno di efficace rimedio. Sempre secondo il collaudatore, se l’opera verrà realizzata con queste difformità, sarà elevatissimo il rischio che nel futuro si possano verificare gravi problemi sia di sicurezza e sia di inquinamento per la fuoruscita dei fanghi, che si riverserebbero in mare. La Commissione raccolse le dichiarazioni spontanee del collaudatore informalmente, nel corso del sopralluogo. Ritenendo che tali affermazioni andassero formalizzate e, se del caso, data la gravità della situazione, la magistratura sarebbe dovuta esserne interessata.

La notizia potrebbe, o almeno dovrebbe, interessare da molto vicino anche la holding Yilport, che gestisce in concessione il Molo Polisettoriale. Visto che l’intervento dei dragaggi ha come primario obiettivo quello di consentire l’attracco delle navi con un pescaggio superiore a -16,50 metri, che consentirà l’attracco di porta container fino a 18.000 TEUS rispetto a quelle attuali da 8.000 TEUS. Che sia arrivata la volta buona? Difficile dirlo visto che, ancora oggi, i traffici stentano a decollare e dal 2019 si è ancora in attesa del definitivo rilancio dello scalo ionico. Con il 2024 che potrebbe essere un anno di svolta, in tutti i sensi.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/07/20/svolta-dragaggi-entra-in-gioco-la-fincosit/)

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