Al momento del parto, in ospedale, non servono giudizi colpevolizzanti ma interventi adeguati ed efficaci. Occorre assicurare che il parto resti in anonimato anche dopo le dimissioni. È quanto riporta il Ministero della Salute. La donna che non riconosce e la\il neonata\o sono i due soggetti che la legge deve tutelare, intesi come persone distinte, ognuno con specifici diritti. La legge consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale in cui è nato (DPR 396/2000, art. 30, comma 2) affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. Qualora questa scelta dovesse avvenire in seguito al parto, a Taranto, vi è “Una Culla per la Vita”. Ispirata all’antica Ruota degli Esposti, la Culla è una struttura in cui le madri possono lasciare il loro bimbo in assoluto anonimato.

Come funziona?

La Culla è situata presso l’Ospedale S.S. Annunziata di Taranto (Via Crispi all’angolo con Via Dante). Si preme il pulsante posto al lato della finestra e si attende la sua apertura. Si adagia poi il bambino nella culla all’interno della finestra che si chiuderà subito mettendo al sicuro il neonato. Non appena rilevata la presenza del neonato, si attiva un impianto di videosorveglianza collegato a distanza a più persone e, al contempo, si attivano i necessari dispositivi per il riscaldamento e l’areazione, indispensabili per il piccolo. Il personale che sorveglia la culla lo affiderà ai sanitari e immediatamente si attiverà la procedura impiegata per il neonato non riconosciuto e verrà avviato il procedimento di adozione.

Informare e sensibilizzare

Presso l’Auditorium del Padiglione Vinci, Ospedale SS. Annunziata di Taranto, questa mattina è stato presentato il progetto d’informazione sulla “Culla per la vita”. Tra i presenti: il direttore generale Asl Taranto Vito Gregorio Colacicco, la presidente di Simba ODV Deborah Cinquepalmi, Gianluca Bilancioni e Alessandro Ladiana di Teleperformance e i Dirigenti Scolastici delle scuole tarantine che hanno aderito all’iniziativa.

 

Alla presidente abbiamo chiesto dal 2016, anno d’avvio del servizio, ad oggi, quante bambine e bambini sono stati affidati alla culla per la vita. La sua risposta: “Al momento nessuno! Fortunatamente o sfortunatamente perché temiamo che ci possano essere gli invisibili quindi al momento la culla non è stata utilizzata. La nostra idea è quella di tracciare gli invisibili, i bambini di cui non si ha traccia». L’intenzione dell’associazione, attraverso il progetto d’informazione, è quella di parlare alle scuole. Si vuol comunicare con gli alunni e le alunne affinché si renda loro noto che esiste la Culla e la possibilità di partorire in anonimato. Le abbiamo poi chiesto cosa ha spinto Simba ODV ad avviare, insieme a Teleperformance, questo servizio: “È un progetto – le parole di Cinquepalmi – che abbiamo fondato nel 2016 dopo aver fatto un’indagine e aver visto che ci sono tanti abbandoni nei cassonetti. Abbiamo verificato che ci sono dei luoghi che le mamme in difficoltà prediligono per abbandonare i neonati quali i wc dei bagni pubblici, tra i cani randagi e i cassonetti. Per queste ragioni abbiamo deciso di adottare questo progetto che era un’idea del dott. Oronzo Forleo che ci ha appassionato tanto e così l’abbiamo adottato”.

Vito Gregorio Colacicco ha invece sottolineato che la Culla esiste ed è funzionante ma il progetto presentato ha la presunzione di far in modo che nessuno arrivi ad abbandonare in quanto crede sia un fallimento per la società. Lo è perché si dimostra l’incapacità delle istituzioni a gestire queste situazioni delicate quindi si è raccomandato di andare a ritroso attraverso la sensibilizzazione delle famiglie e delle scuole. In questa maniera, dialogando con i più giovani, si ha modo di capire cosa pensano e fino a che punto si possa parlare di sessualità responsabile. “È importante – ha proseguito il Direttore – anche il ruolo dei Servizi Sociali perché spesso ci sono gli invisibili a cui noi dobbiamo rivolgerci. Gli invisibili sono gli extracomunitari che non hanno il permesso di soggiorno e quindi non possono approcciare a quei percorsi che noi suggeriamo perché hanno paura. Gli invisibili chi sono? Chi vive nella povertà, nelle periferie, chi per un fatto culturale non rivendica i propri diritti e non accede ai servizi messi a disposizione. È dunque importante, in maniera capillare, informare e sensibilizzare coinvolgendo la scuola e tutte le istituzioni. Bisogna però fare attenzione a non delegare tutto alla scuola ma è importante il confronto affinché si possa aiutare chi è in difficoltà”.

 

 

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