Torna il segno meno nelle statistiche sulle merci movimentate dal porto di Taranto nel mese di ottobre. Dopo aver registrato una lenta ma positiva risalita tra giugno e settembre, nel decimo mese dell’anno lo scalo ionico ha movimentato in totale 1.049.588 di merci contro 1.123.304 dell’ottobre dello scorso anno, per una differenza pari a -73.716 che hanno portato al dato finale del -6,6%. 
A pesare in negativo sono state le rinfuse solide (465.107 contro le 547.114 del 2022, con una differenza di -82.007) crollate del -15,0%, segno evidente di come le attività del siderurgico abbiano ancora una peso determinante nell’economia del porto ionico. Resta invece positivo il dato relativo alle rinfuse liquide legate principalmente alle attività della Raffineria ENI (384.158 rispetto alle 338.516 del 2022 con una maggiorazione di 45.642 tonnellate) pari ad un +13%: dati contrastanti che hanno portato al saldo negativo per quanto riguarda il totale delle rinfuse movimentate (-4,1%).
Decisamente in crescita, seppur con numeri largamente inferiori alle enormi potenzialità del Molo Polisettoriale, le statistiche relative alle merci in container (14.621 rispetto alle 2.963 di dodici mesi fa) che schizzano del 393,5%, mentre calano le merci varie (185.702 rispetto alle 234.711 dello scorso anno) del -20,9%: il saldo totale del container (TEU) resta dunque ampiamente positivo (3.168 a confronto dei 443 del 2022) +615,1%, pur ribadendo che parliamo di numeri davvero esigui. La dimostrazione è sempre nei numeri: sia gli sbarchi totali (618.098 rispetto ai 627.981 del 2022, -1,6%) che gli imbarchi totali (431.490 rispetto ai 495.323 del 2022, -12,9%) registrano statistiche negative. Saldo negativo, infine, anche per il totale dei passeggeri delle crociere (7.424 contro i 16.069 dello scorso anno) -54%.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/10/16/il-futuro-del-porto-passa-dal-lavoro/)
Va comunque ricordato che il terzo trimestre del 2023 (luglio, agosto settembre) ha fatto registrare una crescita generale pari al +17,5% (per un totale di 3.995.698 tonnellate di merci movimentate, con un +22,9% di sbarchi e un +10,2% all’imbarco), oltre a 9.254 container che hanno registrato una crescita del +395,4%. Numeri trainati dalle rinfuse liquide (1.091.263 par ad un +48%), dalle rinfuse solide (2.155.195 per un +10,8%), oltre che dalle merci convenzionali containerizzate (29.724 per +111,2%), ed infine dai passeggeri delle crociere (per un totale di 94.673 e un +70% generale). Mentre nel primo semestre di quest’anno il calo è stato pari a -629.779 sul totale generale delle merci movimentate (-8,2% rispetto al primo semestre 2022, 7.072.301 rispetto alle 7.702.080), come riportammo tempo addietro.
Il tutto mentre si è ancora attesa di apprendere se il governo estenderà a tutto il 2025 la proroga per la Taranto Port Workers Agency (TPWA) la cui copertura finanziaria terminerà il 7 marzo 2024 (per mettere in sicurezza il reddito di 338 lavoratori della ei fu Taranto Container Terminal dai 560 lavoratori iniziali iscritti alla suddetta agenzia istituita l’8 settembre 2017). E di conoscere nel dettaglio il piano industriale della San Cataldo Container Terminal (società controllata dal gruppo turco Yilport che ha in concessione il Molo Polisettoriale dal 2019 e che pochi giorni fa ha annunciato di non poter portare a termine le nuove 20 assunzioni annunciate a settembre), visto che il 2024 dovrebbe essere l’anno del rilancio o del definitivo ridimensionamento.
Detto
ciò, i numeri potenziali del porto di Taranto sono decisamente superiori e quindi il margine di crescita non può che essere enorme rispetto ai dati attuali. Né si può pensare che Taranto diventi una sorta di succursale del porto di Bari e che si accontenti di ricevere quelle navi che a causa del grande traffico e del congestionamento del porto barese non hanno spazi in banchina per scaricare i loro container.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/10/20/porto-yilport-rinvia-le-nuove-assunzioni/)
La stessa Yilport ha confermato ultimamente il costante e forte trend di incremento dei traffici: 100% sul 2022 e 340% sul 2021, che però come spesso abbiamo sottolineato rispondono a numeri decisamente bassi: 26.269 Teu nel 2022 (di cui poco più di 19mila Teu riconducibili a trasbordo di container e appena 7.098 Teu a spedizioni in import/export) e nel 2021 11.841 Teu (interamente relativi a transhipment). Performance lontanissime da quelle indicate lo scorso anno dal Comitato di gestione che ricordava come i livelli di traffico devono essere pari al minimo garantito per i primi due anni di concessione, ovvero 105.000 Teu il primo anno e 245.000 il secondo, ribadendo come gli stessi siano svincolati dall’effettuazione dei lavori previsti per il dragaggio dei fondali (a dicembre termineranno i 120 giorni di prova concessi alla Fincosit per capire il da farsi sulla vasca di colmata) argomento di strettissima attualità sul quale torneremo a stretto giro. Numeri differenti rispetto a quelli indicati da Yilport nel suo ultimo piano aggiornato e presentato nella prima metà del 2022, dove si parlava di 163 addetti assunti e 71mila Teu entro fine 2022 e 256 occupati e 141mila Teu nel 2023 in caso di completamento del dragaggio; altrimenti 90mila Teu senza dragaggio del fondale per accogliere navi portacontainer di grande portata.
Certamente le potenzialità dello scalo ionico sono ancora tutte lì, in attesa di essere colte e sfruttate da anni: dai dragaggi che si spera saranno ultimati entro il 2026 allo snodo ferroviario già operativo che collega il terminal all’Italia e all’Europa, alla grande base logistica e l’ampia retroportualità con le concessioni previste dalla ZES sino ad arrivare all’Eco industrial Park (l’ex Distripark), alle possibilità da sfruttare quando e se diventerà operativo il progetto Agromed, sino ad arrivare al possibile futuro come scalo cargo dell’aeroporto di Grottaglie. Senza dimenticare la possibilità di sfruttare gli spazi interni per per costruire le torri eoliche e i relativi specchi d’acqua per eventuali altri vasti off-shore, sfruttando la transizione energetica e l’economia circolare, sfruttando i moltissimi lavori di ammodernamento in corso, ed i progetti finanziati con il PNRRper un importo pari a 178 milioni di euro. Tutto è ancora possibile, ma serve la volontà di tutti perché si possa davvero concretizzare ed evitare che il porto di Taranto resti per sempre una grande incompiuta.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/07/22/il-porto-di-taranto-resta-allancora/)