“E’ il momento giusto per lasciarci suggerire dal dolore che l’unica cosa giusta da fare è dire basta! Un momento per chiedere a chi può fermare questo orrore, quanto resta della notte. Un momento per sentire che rumore fanno i nostri cuori chiusi a chiave. Un momento per capire se siamo ancora vivi dietro tutti questi schermi. Abbiamo perso il senso del grave o forse abbiamo perso del tutto il senso”.
La voce registrata di Max Gazzè fa da prologo, in un breve monologo di riflessione sui fatti che stanno accadendo nel mondo di questi tempi, all’esibizione sul palco del Teatro Fusco, tenuta lunedì sera per una delle tappe del suo tour: “Amor Fabulas preludio”.
Il 56 enne cantautore romano veste, inizialmente, i panni di una sorta di Roger Waters italico, accompagnato dall’inseparabile basso (lo strumento del citato ex membro dei Pink Floyd, e non sarà l’unico richiamo alla band inglese, vista l’immagine proiettata di un ingranaggio di orologio, cara alla canzone “Time”).
In oltre due ore di concerto, ci accompagna in un viaggio musicale separato in due parti. La prima quasi onirica, con l’esecuzione di brani da ascoltare da seduti, con suoni ed arrangiamenti nuovi. Inediti, come “Quante lune vuoi” o “Sirio è sparita”, che stanno prendendo forma (una sorta di cantiere musicale aperto con lunghe code strumentali a tratti progressive) prima di terminare nell’annunciato disco in uscita nel 2024 (Amor Fabulas, appunto). Più alcuni pezzi datati del suo repertorio, mai suonati prima dal vivo come “Niente di Nuovo” del 2001 o riarrangiati come “La mente dell’uomo” del 2004. In mezzo il primo cavallo di battaglia “Vento d’Estate”, uno dei brani più attesi dal pubblico.
Il tutto è avvolto ed impreziosito dalla video art proiettata su due teli di tulle – uno davanti e uno dietro alla band: una sorta di sipario nel sipario che ne nasconde la scena.
La seconda parte del concerto, invece, è quella in cui il pubblico trova il suo atteso coinvolgimento ed i musicisti si divertono ad uscire fuori dalla parte loro assegnata (Gazzè ad esempio dà vita ad un apprezzatissimo assolo di basso, suonandolo anche con la tecnica slap , in cui si alternano percussioni e “strappi” con il pollice).
Alla fine di Cara Valentina, il menestrello Gazzè riprende il ritornello del pubblico rimasto strozzato, anzi castrato, (la seriosità del Teatro?) e lo lascia sfogare in differenti variazioni sul tema. E poi le canzoni tanto attese: “La favola di Adamo ed Eva” (contiene snippet di “Oye como va” di Santana), il Solito Sesso (snippet del tema della colonna sonora del film la “Pantera Rosa”), “Ti sembra normale”, “Sotto casa” e “Una musica può fare”.
Non si può far a meno di evidenziare il grande affiatamento sul palco tra Gazzè ed i suoi sei musicisti: i vecchi sodali Cristiano Micalizzi alla batteria, Daniele Fiaschi alla chitarra, Clemente Ferrari alle tastiere, e Max Dedo ai fiati, più i due nuovi innesti, Greta Zuccoli ai cori e Nicola Molino al vibrafono, entrambi polistrumentisti in grado di aggiungere un tocco di originalità agli arrangiamenti dei brani.
Insomma con Il Padrone della festa (Max Gazzè, atteso in concerto il 6 luglio a Roma con i suoi amici Niccolò Fabi e Daniele Silvestri) Una musica può fare…riflettere e divertire.

