Il tentativo, maldestro, del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci di far passare in cavalleria la sua “clamorosa” migrazione ad Italia Viva, meglio noto come il partito di Renzi – “Un partito nazionale che sta giocando una partita importante nello scenario nazionale ed europeo” (4% se va bene, ndc) – come un normalissimo fatto politico, non convince affatto.

Anche quando riafferma, al microfono della collega di Tele Norba, Annamaria Rosato, di sentirsi il sindaco di Taranto (non di Italia Viva), eletto con il 61% dei voti secondo un programma che sta(rebbe) rispettando alla lettera.

Taranto continua, quindi, ad essere un laboratorio politico sui generis, un raro esempio italico di come un partito minoritario riesca a farla sotto al naso dell’ei fu “grande” Partito Democratico, apparso piuttosto sonnolente nell’occasione.

Vicenda unica anche il recupero del fluido Stellato (passato da sinistra a destra e poi in un partico centrista), uno degli artefici della caduta della prima giunta Melucci, il quale con una scaltra opera politica (marchio di fabbrica dei renziani) è riuscito a sfilare il sindaco di Taranto al Pd.

Eh ma “io dal Pd sono stato preso dalla società civile, non provengo da una storia politica strutturata”, la pezza messa dal sindaco Melucci, come se essere eletto in un partito e passarne, mentre si amministra una città, ad un altro (cosa che tra l’altro fanno, abitualmente, tanti consiglieri comunali) fosse una cosa normale.

Eh ma “vorrei ricordare che Italia Viva ha fatto parte della coalizione che mi ha eletto sindaco nel 2022”.

Il sindaco, insomma, prova a rilanciare la palla delle accuse dall’altra parte del campo, rispondendo a chi lo sta criticando aspramente (Pd): “C’è qualcuno che specula sulla libertà di un sindaco di poter fare politica quando, invece, l’unico obiettivo deve essere quello di occuparci della città e stiamo lavorando per questo”.

Insomma, la versione di Melucci non convince, anche quando prova a riabilitare la figura del suo nuovo “capo” politico, riguardo la vicenda dello stabilimento siderurgico ex Ilva: “Matteo Renzi, ha dichiarato che certamente sono stati commessi alcuni errori in passato nei confronti della comunità tarantina e che bisogna mettere mano alla decarbonizzazione”. Magari lo facciamo tornare a Taranto, il Renzi, così a questo giro si prende gli applausi piuttosto che le aspre contestazioni del 2016.

Notiziona finale: Melucci non si candiderà alle prossime elezioni Europee, dice di essere abbastanza stanco della politica. E noi, aggiungiamo, siamo stanchi di questa politica, sempre più con la memoria corta e sempre più fluida…

2 Responses

  1. Melucci ha fortemente contribuito a far si che a Taranto la politica sia vista come acqua ne liscia ne gasata ne ferrarelle.mq l’errore in politica è che si sceglie gente che non ha formazione politica e in questo caso nessuna esperienza amministrativa e di gestione di strutture complesse come è un comune come Taranto. Altro che società civile qui serve capacità politica, saper fare squadra e lungimiranza programmatica a dismisura.

  2. Stupisce parecchio l’assoluta mancata reazione del PD , il primo partito della citta’, che in poche settimane ha subito dei sonori umilianti ceffoni da parte del suo ex sindaco ed invece rimane aggrappato strisciando alla sua gamba.
    È questa la classe politica piddina, nessuno escluso, Di Gregorio compreso che comunque dopo tutte le muine in maggioranza (la chat) c’è rimasto, come la plenipotenziaria Viggiano pubblicamente umiliata ma che continua a mettere per prima i like ai post del sindaco.

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