Crisi di maggioranza: finzione o realtà? Questo è quanto ci si domanda, in questi giorni, lontano dai corridoi di Palazzo di Città. Dopo l’adesione del sindaco Rinaldo Melucci a Italia Viva, formalizzata lo scorso 3 dicembre in occasione dell’assemblea nazionale, continua lo scontento tra le principali forze politiche che compongono la coalizione di centrosinistra Ecosistema Taranto. Dissapori annunciati tra gli estenuanti botta e risposta dalle segreterie provinciali e regionali che non rifletterebbero l’effettiva posizione dei consiglieri di maggioranza, verso il sindaco, e da cui emergono due linee di pensiero diametralmente opposte. Anche se, giochi di potere a parte, la palla è in mano a chi siede tra i banchi della Sala consiliare.

Me contro te, la saga tutta tarantina

Questo è ciò che starebbe accadendo, negli ultimi giorni, nel Partito Democratico e nei Verdi. Tutto è iniziato (anzi, ricominciato?) lo scorso 6 dicembre, quando la consigliera e capogruppo del gruppo PD Bianca Boshnjaku ha espresso, a nome dell’intero gruppo, “l’appoggio al primo cittadino” con “soddisfazione” e una “buona dose di senso di responsabilità e impegno” che hanno permesso di porre fine “alla fase di crisi al Comune di Taranto”. A meno di un’ora di distanza, il segretario cittadino Giuseppe Tursi invece ha annunciato la nuova “fase di condivisione e ascolto” tra i circoli territoriali e da cui è emersa l’insoddisfazione dei “400 tesserati del Circolo PD di Talsano”.

Secondo il circolo del quartiere, il sindaco “negli ultimi mesi, ha mostrato pericolose sbandate politiche, accompagnate da una smisurata ipertrofia dell’io”. Al disappunto (improvviso?) si è unito anche il circolo dem Cannata, che non ha risparmiato critiche verso Melucci, colpevole di aver scambiato il processo di “cambiamento” con la “degenerazione”. Ma non finisce qui: anche i Verdi sono scesi in campo, unendosi al dibattito. Stavolta a esporsi è stato direttamente il consigliere Antonio Lenti che ha pungolato la maggioranza: quest’ultima ha accolto in squadra il partito (Italia Viva) autore dei “famosi decreti Salva-Ilva e del primo scudo penale” e delle “riforme quali il Jobs Act, alla Buona Scuola, quella costituzionale, della Sblocca Italia e delle trivelle”.

Provvedimenti che i Verdi hanno battuto “strenuamente”. Dopo le critiche e le preoccupazioni, Lenti ha puntualizzato: “Sfrutteremo la delega assessorile affidataci, per affrontare non solo una serie di problemi che attanagliano la città, dal decoro urbano ai rifiuti”. Oggi, ha rincarato la dose anche Angelo Bonelli, il portavoce nazionale del partito intervistato da Nuovo Quotidiano di Puglia, che dopo aver criticato il modus operandi del sindaco, “problema che a che fare con l’igiene e l’etica politica”, ha delegato agli iscritti la scelta se rimanere ancora nella coalizione. La decisione è prevedibile.

Italia Viva chiamata in causa ha risposto ai dem e ai Verdi invitandoli al confronto: “Non riteniamo – ha detto Massimiliano Stellato, presidente regionale – di avere la ricetta per arginare la deriva della politica, ma sosteniamo che il confronto e il dialogo possono essere la chiave di volta.
Alle segreterie del Partito Democratico, habituè di tavoli politici à la carte, rinnoviamo l’invito ad incontrarci”. I riformisti hanno ribadito che il loro interesse non riguarderebbe “né i numeri del gruppo consiliare, né posti in giunta, e neppure quelli nei Consigli di amministrazione” piuttosto la “città e i suoi importanti appuntamenti in agenda”, perché i “cittadini attendono i fatti”.

Lo scontro a distanza che ha coinvolto Tursi, Anna Filippetti (segretaria provinciale) Stellato, si è protratto fino a oggi, domenica 10 dicembre, in cui si invitano all’ennesimo “confronto costruttivo” rispetto alle “provocazioni”. Ancora, i circoli PD dei quartieri Talsano, Solito e Paolo VI, su scorta dei segretari hanno attaccato Stellato con una nota, ribadendo che “corre l’obbligo di difendere il partito, la sua dignità ed il rispetto dovuto sia per le scelte politiche, sia per quelle degli elettori tarantini nell’ultima campagna elettorale”. Principio di difesa che alcuni correnti del PD conoscono bene e che un mese fa, hanno prontamente dimostrato quando al suo vicepresidente regionale Francesca Viggiano è stata revocata la nomina di assessore all’Ambiente, mettendo il sindaco davanti a un bivio.

Tuttavia, la vera sorpresa nelle ultime ore è stata la convocazione del sindaco Rinaldo Melucci. Il primo cittadino ha annunciato che questo oggi alle 15.00, terrà una conferenza stampa a Palazzo di Città per comunicazioni “importanti”.

Verso il giorno della verità

Domani sarà una giornata ricca di avvenimenti. In prima mattinata, verso le 9.00, dovrebbe tenersi una riunione di maggioranza a porte chiuse in cui, probabilmente come da indiscrezioni raccolte, il Movimento 5 Stelle potrebbe annunciare la sua fuoriuscita dalla coalizione. Il momento di riflessione al suo interno è forte tanto da aver rimandato a data da destinarsi l’annunciata conferenza stampa che si sarebbe dovuta tenere questa mattina in attesa che nel pomeriggio il sindaco Melucci sveli quelli che sono i suoi piani in un incontro con la stampa dal quale potrebbe emergere un nuovo azzeramento (il terzo del secondo mandato) della giunta proprio in virtù dell’eventuale decisione del M5S di non fa parte della maggioranza. Ma è anche vero che Melucci, in tutti questi anni ha dimostrato di essere amante dei colpi di scena e che stavolta potrebbero far pensare alle dimissioni volontarie. Quest’ultime potrebbero essere necessarie a scuotere la maggioranza, per richiamarla all’ordine e liberarsi dalle pressioni.

Crisi di maggioranza: finzione o realtà?

La risposta, dunque, è evidente. Alle critiche non corrisponderanno i fatti. Anche se due consiglieri (Movimento5Stelle e Verdi) potrebbero passare in opposizione la maggioranza conterebbe sul supporto di Italia Viva (+ 6 consiglieri), Partito Democratico (+5), CON Taranto (+4) e i civici come Salvatore Brisci (Patto per Taranto), Michele Mazzariello (Taranto Popolare), Luca Contrario (Una strada diversa per Taranto) ed Elena Pittaccio (Taranto 2030). Diciannove su diciassette, due in più alla soglia numerica necessaria al numero legale. E non è detto che dall’opposizione possano aggregarsi, in un futuro molto lontano, altri consiglieri dal passato progressista.

Entra ed esci, in cui puntualmente ogni mese, si discute principalmente sui numeri, perché l’amministrazione cercherebbe di arrancare sul cambiamento, che non ha che fare con il bene della comunità, che si potrebbe dimostrare proseguendo i lavori senza polemiche. Diciannove è un numero che, di fatto, non convince ma in pratica non ci sarebbe da preoccuparsi. L’unica ragione per cui l’amministrazione non cadrebbe, probabilmente, risiede nella manovra attuata dallo scorso Governo Draghi: dal 2024 aumenteranno gli stipendi per il personale della pubblica amministrazione.

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