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Un leader silenzioso, dentro ma soprattutto fuori dal campo. Matias Antonini è arrivato in riva allo Ionio nella passata stagione sportiva, voluto fortemente dal direttore sportivo Nicola Dionisio. Il centrale brasiliano nativo di Porto Alegre è diventato uno dei pezzi pregiati del Taranto di Capuano.

Il calciatore venticinquenne, ad oggi, è uno degli elementi imprescindibili della squadra rossoblù: ha saltato soltanto una partita nel corso di questa prima parte del campionato, la sciagurata trasferta di Potenza costata ben tre punti contro il Sorrento. Poi sempre presente, anche quando non era in perfette condizioni fisiche: il classe 1998 si può definire tranquillamente un pilastro degli ionici. Antonini è diventato uno degli uomini simbolo di questo Taranto, pronto a prendersi le responsabilità di un intero reparto anche nei momenti più difficili di un campionato.

Lo scorso anno è stata una delle piacevoli scoperte tra i giocatori ingaggiati da Dionisio: le sue qualità fisiche e tecniche (a tratti ricorda Emerson Ramos Borges per personalità e carisma) hanno fatto diventare il calciatore uno dei più amati dalla tifoseria tarantina. Un difensore particolare, col vizio del gol: già quattro reti messe a segno in sedici presenze, in media una realizzazione ogni quattro sfide giocate. Contro Foggia, Benevento e Monterosi aveva trovato le prime tre marcature quest’anno, lunedì scorso nella sfida contro il Monopoli il gol da tre punti che proietta il “suo” Taranto al quinto posto in classifica.

Sì, “suo”, perché Antonini sente la maglia rossoblù cucita al petto: «Cerco sempre di dare il massimo ogni volta che vengo chiamato in campo e gioco per la squadra – ha affermato dopo il successo nel derby contro i biancoverdi – abbiamo obiettivi importanti e stiamo disputando una grande stagione. Il mio futuro? È una domanda da rivolgere al presidente o al mister, ma io qui mi trovo bene».

Nonostante la sua giovane età e sebbene non abbia la fascia di capitano al proprio braccio, Antonini ha tutte le caratteristiche per poter essere un punto di riferimento per il gruppo. I compagni di squadra spesso lo interpellano per avere anche dei consigli tattici o su alcune giocate, come accaduto a Ferrara sul calcio piazzato che ha portato alla rete dell’1-0. Lo stesso Antonini ha svelato di aver consigliato all’esterno la battuta della punizione verso l’area di rigore, con la speranza di una deviazione vincente: incornata proprio del numero cinque degli ionici e tre punti in cassaforte.

Un leader difensivo, una persona che ama molto il dialogo con i compagni di squadra sia nei momenti positivi ma, anche, in quelli negativi: «In difesa bisogna avere tempo per creare la giusta intesa. Ai miei colleghi di reparto ho sempre detto che giorno dopo giorno, con tanto lavoro, saremmo potuti crescere».

Le sconfitte contro Juve Stabia, Sorrento e Casertana hanno permesso al Taranto e ad Antonini di lavorare tanto, soprattutto sotto il profilo psicologico: «Questi ko ci hanno insegnato a rimanere con i piedi per terra: è giusto sognare ma, quando arriviamo sul campo per l’allenamento, dobbiamo lasciare stare tutto e concentrarci unicamente su quanto ci viene chiesto dal mister. È un campionato anche più difficile rispetto allo scorso anno: in quelle partite non siamo stati all’altezza della sfida. Meglio che siano accadute all’inizio di questo percorso affinché si possa fare tesoro degli errori commessi in vista delle prossime occasioni. Ciò fa parte del processo di crescita della nostra squadra. Dobbiamo essere sempre concentrati sul lavoro, a prescindere dai risultati».

*credit foto Paolo Occhinegro

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