Si sono riunite presso Piazza Castello diverse associazioni e realtà tarantine che, come hanno affermato all’unisono attraverso una nota stampa, sono in contrapposizione con le dichiarazioni di sindacalisti e politici. Questi vengono descritti come indolenti in quanto peccano di sottomissione nei confronti dei vertici nazionali ai quali non tentano di presentare un piano per la riqualificazione economica e culturale del territorio jonico, mostrando così un totale disinteresse verso cittadini e lavoratori.

In mattinata le realtà quali l’associazione Genitori tarantini, Le Stelle di Lorenzo, Lovely Taranto, Nobilissima Taranto, NOI, PeaceLink, Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente, Apulia International, Contaminazioni, Associazione culturale Gruppo Taranto, Itaca, Progentes, SiAmo Taranto, TarantoLider, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Comitato Donne e Futuro per Taranto Libera, Comitato per il Parco Regionale del Mar Piccolo, Comitato per la Qualità della Vita, Comitato 16 Novembre, Sindacato di classe LMO (Lavoratori Metalmeccanici Organizzati), Taranto Fuori dal Web, Anche questa è Taranto, SOS Cittadino.it, Sindacato Scuola ANIEF, Comitato Quartiere Tamburi e Cooperativa Miticoltori Tarantini si sono riunite sostenendo come l’azienda siderurgica sia morta da tempo e sia già nella bara. Però il coperchio di quest’ultima nessuno lo vuol chiudere e quindi continua ad avvelenare l’ambiente minando la salute umana ed animale. Invece del De Profundis, come nella più becera propaganda ingannevole, si evocano la decarbonizzazione e, ancor di più, una fantomatica produzione con idrogeno verde. Entrambe rappresentano soluzioni, sempre secondo le associazioni sopracitate, improponibili per costi e realizzazione come ha spiegato il professor Carlo Mapelli, ordinario di metallurgia al Politecnico di Milano e già membro del Consiglio di Amministrazione di Acciaierie d’Italia.

SINGOLE DICHIARAZIONI

Stefano Sibilla – rappresentante del sindacato di classe Lavoratori Metalmeccanici Organizzati – ha parlato di “bomba sociale” in quanto l’ex-Ilva è arrivata a fine vita, nonostante ciò venga omesso dai sindacati confederali, e si rischiano 6.000 esuberi. “In questi giorni il ministro Fitto – ha proseguito Sibilla – ha dichiarato che la nazionalizzazione da parte dello Stato Italiano non può avvenire e quindi ci fa capire che si vorrebbe lasciare tutto in mano ad ArcelorMittal.

Simona Fersini – comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti – si è collegata all’appello del sindacalista, circa la questione dell’imminente esplosione di una bomba sociale, invitando a farsi trovare preparati ad affrontare un evento del genere. “Quando scoppia una bomba sociale – le parole di Fersini – non dobbiamo tirarci indietro quando ci sarà da scendere in piazza per difendere la città”. Le abbiamo chiesto, come rappresentante del comitato, quale sia la loro voce in contrapposizione a quella dei sindacalisti e dei politici. La sua risposta: “La nostra voce è sempre la stessa dal 2012. Una fabbrica che va chiusa perché ammazza la città, i tarantini e i lavoratori. Non  può essere decarbonizzata e ambientalizzata ma può essere solamente fermata, chiusa e bonificata, là dove è possibile. Ci sono delle zone lì dentro che fondamentalmente non conosciamo che non possono essere più bonificate ma sarà la natura a fare il suo corso. Lì sotto sono tombati impianti vecchi, è una fabbrica che non ha futuro. Adesso tutti quanti dobbiamo, e qui l’invito che nasce da questa conferenza stampa, unirci perché se è vero che scoppierà una bomba sociale, se è vero che ci saranno 6.000 esuberi, bisognerà fronteggiare questo fronte perché io temo che si possa verificare la stessa situazione del 2012 e dobbiamo essere pronti perché rischiamo di soccombere definitivamente”.

Oltre al siderurgico si è parlato anche di altro quando, ad esempio, ha preso la parola il presidente del comitato per il Parco Regionale del Mar Piccolo, Vito Crisanti. Il primo settembre del 2022 ha sporto denuncia, insieme ad altre associazioni come il WWF di Taranto, al corpo forestale dello Stato in merito a dei lavori che avevano danneggiato la macchia mediterranea e la scogliera in località Blandamura. Crisanti: “a distanza di mesi il tribunale ha posto sotto sequestro l’intero quartiere, per ora i lavori sono bloccati e questo è un fatto molto positivo perché permetterà di verificare se effettivamente i lavori avevano tutte le autorizzazioni o se, in base alla vincolistica esistente, effettivamente quella tipologia di progetto può essere realizzato. Il progetto in questione è quello di un porticciolo con oltre 300 posti barche e tantissimi parcheggi per auto sulla scogliera che prevede la demolizione di tutta la vegetazione esistente”.

In conclusione tutte le associazioni a gran voce hanno ribadito che vogliono che i figli di Taranto e le prossime generazioni possano godere delle stesse opportunità concesse in altre parti d’Italia, prime tra le quali quella di VIVERE sereni con la possibilità di un lavoro dignitoso, pulito e che non faccia ammalare come invece accade ancora oggi.

 

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