Ne sono passati di anni dall’invenzione dei fratelli Lumière, ma ancora oggi il cinema resta ricoperto da un alone di magia e mistero al quale non si riesce a dire di no, così com’è trascinato dal profumo dei popcorn caldi appena preparati. Negli ultimi tempi, però, anche a causa della pandemia che ha costretto le persone in casa per lunghi periodi, le piattaforme di streaming hanno goduto di una straordinaria impennata di utenti a discapito delle sale cinematografiche, spesso tristemente vuote persino dopo i lockdown. Ma tutto questo, fortunatamente, sembra solo un lontano ricordo, complici i grandi titoli proposti dal mercato nazionale e internazionale e la capacità di reazione degli addetti ai lavori. I dati Cinetel parlano chiaro, e i film sul podio italiano del Box Office 2023 al 20 dicembre sono: “C’è ancora domani” di P. Cortellesi (4.553.169 presenze); “Barbie” di G. Gerwig (4.390.245 presenze), e “Oppenheimer” di C. Nolan (3.747.845 presenze) [clicca sui titoli dei film in blu per leggere le recensioni del corriereditaranto.it]. Una classifica che non vedrà stravolgimenti fino a S. Silvestro, anzi, il film italiano che domina la terna può tendere solo a un’ulteriore crescita, considerando che è ancora presente in tante sale.

Ma i dati non bastano per trarre un consuntivo della stagione cinematografica appena trascorsa, per questo il corriereditaranto.it ha scelto di intervistare Giacomo Castellano, direttore del Casablanca Multicine di San Giorgio Ionico (TA); il più grande cinema della zona con ben nove sale, inaugurato nel 2017.

Quali titoli hanno riscosso particolare successo nel 2023?

Oltre a “C’è ancora domani”, che si è rivelato il film di maggiore incasso, seguito da “Barbie” e “Oppenheimer” che hanno consacrato la stagione estiva, presso il nostro cinema hanno ottenuto risultati molto importanti “Super Mario Bros.” di A. Horvath e M. Jelenic; “L’ultima notte di Amore” di A. Di Stefano e “Palazzina Laf” di M. Riondino.

Netflix, Sky, Now, Infinity TV, Prime Video e la lista potrebbe continuare all’infinito. Le piattaforme hanno, in parte, sostituito “la vecchia maniera” di guardare i film, ma cosa si aspetta oggi il pubblico da un cinema?

In questo periodo siamo tornati ai numeri pre covid; in particolare al Casablanca abbiamo leggermente superato le presenze del 2019 che fu un’annata record. Fino a quel momento, prima dello stop per la pandemia, il settore theatrical migliorava di anno in anno ed era in continua evoluzione, ma adesso le prospettive per il futuro sembrano davvero ottime. Durante il covid il pubblico era indeciso se tornare in sala, perché molti film si potevano trovare in streaming, ma l’offerta cinematografica è di nuovo competitiva. Il prodotto che si apprezza al cinema è, chiaramente, di qualità superiore rispetto a quello che si può guardare a casa, e bisogna continuare ad andare in questa direzione, specie in Italia. Film come “Comandante” di E. De Angelis sono un esempio di quel che intendo, insieme agli altri già citati. La carta sicura resta quella di produrre film che trattano temi attuali, sviluppandoli al meglio: così il successo del cinema italiano è garantito. In definitiva, il pubblico chiede qualità, e forse si dovrebbe pensare di produrre meno e meglio.

Il periodo, economicamente, non è dei miglior per tanti italiani. Come venite incontro ai clienti in questo senso?

Al Casablanca offriamo numerose riduzioni a seconda della fascia oraria, del giorno della settimana e della tipologia di pubblico in base a età e sesso. Il prezzo intero per i film (3D esclusi) è di 7 euro, ma all’infuori di festivi, prefestivi, anteprime ed eventi, il mercoledì ammonta a 5 euro. Con lo stesso criterio, di martedì il biglietto costa 5,50 euro per e donne e la medesima somma vale per gli under 25 il lunedì. Con il corrispettivo di tale tariffa, ogni giorno (escluse anteprime ed eventi), possono accedere alle sale i bambini dai 3 agli 11 anni e gli over 65, o chiunque scelga di assistere a una proiezione che inizia entro le ore 17:50.

Com’è oggi il Natale al cinema? C’era una volta il cinepanettone…

Il fenomeno del cinepanettone non è sparito ma si è trasformato. Sono cambiate le produzioni, così come gli attori… Oggi un cinepanettone potrebbe essere “Santocielo” di F. Amato con Ficarra e Picone o “Come può uno scoglio” di G. Nunziante con Pio e Amedeo. C’è sempre bisogno di un cinema popolare da guardare senza pensieri; con leggerezza, perché il cinema è anche intrattenimento per ogni tipologia di pubblico; dall’intellettuale al commerciale – che può essere percepito non di alta qualità, ma ha il suo perché. Quest’anno, poi, c’è una grande offerta sui titoli natalizi: “Wonka” di P. King; “Wish” di C. Buck e F. Veerasunthorn; “Aquaman e il Regno Perduto” di J. Wan; “Adagio” di S. Sollima; “Ferrari” di M. Mann. A Capodanno, poi, uscirà un film d’animazione molto atteso: “Il ragazzo e l’airone” di H. Miyazaki. A proposito di cinepanettoni, poi, per il 30 dicembre è fissato un evento speciale: riproietteremo in edizione restaurata “Vacanze di Natale” di C. Vanzina del 1983.

Nella grande offerta generalista odierna, riesce a trovare un po’ di spazio il cinema d’autore?

Anche il cinema d’autore ha il suo spazio; forse meno ma se ben realizzato riesce a competere con titoli dall’incasso facile. Quando punta sull’originalità, a dirla tutta, riesce sempre a competere.

Qual è la difficoltà maggiore nel gestire un cinema oggi?

La mia famiglia fa cinema dal 1920, cioè da oltre un secolo. È il caso di dire che siamo nel settore da più tempo di Warner Bros. e Walt Disney! Secondo mio padre non c’era mai stata una crisi cinematografica del livello cui abbiamo assistito negli ultimi anni e, ovviamente, di tutta la famiglia se l’è beccata il sottoscritto… Una crisi superata perché lo dicono i numeri, come ho riferito in precedenza. La partita l’abbiamo vinta, ma sono stati anni davvero duri. A questo si aggiungono le difficoltà di qualsiasi azienda a partire da tasse e carico fiscale, ma a parte questo andrebbe regolamentata un po’ meglio la window, cioè il lasso temporale fra l’uscita del film in sala e la sua pubblicazione sulle piattaforme di streaming. Già nella vicina Francia, per esempio, c’è una disciplina migliore.

C’è un bel ricordo dell’anno cinematografico appena trascorso o qualcosa che ti ha particolarmente colpito?

Sì, su Oppenheimer mi aspettavo un pubblico adulto sia a causa della tematica che in merito al regista, ma sono venuti un sacco di ragazzi sui vent’anni vestiti come il protagonista del film. Per me è stato molto bello vedere queste nuove generazioni che si approcciano a un cinema di qualità elevata, apprezzandolo appieno. Si inizia a vedere un ricambio generazionale, quindi, non solo sui film dei supereroi, ma anche sul Cinema con la “C” maiuscola.

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