Nelle festività di fine anno, anche se a denti stretti, non si rinuncia al buon cibo. Parola dell’imprenditrice Matilde Contento, presidente della provincia di Taranto FIDA (Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione, Confcommercio) che ha fatto riferimento a un’indagine condotta da Confcommercio-Format sui consumi alimentari natalizi pugliesi. “Tra i primi posti nella lista dei regali – ha detto la presidente – e nel carrello della spesa, ci sono senz’altro i prodotti freschi quali sfoglie, formaggi e salumi, fino ai panificati per gli antipasti. Passando poi al salmone, gli ortaggi e la frutta”. Ancora, non mancano le carni tipiche della tavola di Natale e il pesce per la Vigilia. “Il tutto è accompagnato – ha sottolineato Contento, da una “buona bottiglia di vino, rigorosamente pugliese, e dal panettone artigianale”.

Come sono andati gli acquisti a Taranto e provincia

Se è vero che mangiare, con gusto è un concetto a cui rinunciare è impossibile, altrettanto vero è che i tarantini, negli ultimi anni, hanno stretto ancora di più la cinghia. La necessità di risparmiare si riscontra anche sui generi alimentari: infatti, nei settori delle carni e dei prodotti ittici si è registrata una considerevole stagnazione delle vendite tant’è che i prodotti tipici (come gli agnelli, le anguille e i capitoni) sono stati acquistati qualche giorno prima di Natale.

Segnali di notevoli, quanto preoccupanti, cambiamenti. Motivo per cui il Natale tarantino non sarebbe “più quello di una volta” a detta dell’imprenditore e presidente di Confcommercio Taranto Leonardo Giangrande e che ha spiegato come siano cambiate le abitudini dei consumatori tarantini: “Il problema è più strutturale. – ha detto – Anni or sono, la preparazione natalizia iniziava circa 20 giorni prima, perché oltre alla disponibilità c’era anche il piacere di spendere. Negli ultimi anni, invece, la necessità di risparmiare purtroppo ha preso il sopravvento e i consumi sono drasticamente calati. Complici, in primis, le criticità mondiali che si ripercuotono su scala locale come il caro energia, l’inflazione, l’aumento dei mutui, cause che frenano il potere d’acquisto”. Giangrande spiega che con uno stipendio medio di circa 1300/ 1400 euro, a cui si devono sottrarre molteplici tasse e spese “non rimane granché da spendere”.

Le stesse criticità sono state riscontrate anche dall’imprenditore Claudio Fino, componente del direttivo FIDA e della commissione dei giovani imprenditori, categoria in fase di costituzione a Confcommercio Taranto: “Ricordo, anche se ero molto più piccolo – ha risposto – che anni addietro la mia famiglia lavorava il doppio, già nei primi giorni di dicembre”.  Fino ha riferito che le spese quest’anno “si sono mantenute in linea con la scorsa annata, senza eccedere” perché gli utenti “evitano il superfluo preferendo, a esempio, una bottiglia di vino da dieci euro anziché da venti”. A proposito del settore enogastronomico, invece, Fino ha osservato che “negli ultimi anni si è registrato un lieve incremento di vendite della bottiglieria italiana, rispetto a quella francese. Si preferiscono gli spumanti e i prosecchi allo champagne”.

Sul fronte del dolciario, altro settore in cui il componente della FIDA opera, Fino ha dichiarato che sono già in corso “i dolci acquisti per la Befana”, anche se qualche “ritardatario si appresta ad comprare, ancora, i panettoni artigianali”.

A Taranto non è festa senza il pesce in tavola (ancora per poco)

Se ci sono stati dei generi alimentari che hanno sofferto rispetto agli altri? Si. Fino, proprietario anche di una gastronomia, ha notato che ci sarebbe stata una leggera “diminuzione nelle vendite di pesce e di prodotti pregiati come il caviale e il tartufo”. La stessa sorte è toccata anche alle specialità nostrane come le anguille e i capitoni: Vincenzo Guarino di Uila Pesca spiega che rispetto lo scorso anno ci sia stato un “calo delle vendite, sia all’ingrosso che al dettaglio”. Ma se normalmente le anguille costano sui 15 o 17 euro al kg, Guarino ha raccontato che “quest’anno sono arrivate a costare anche a 25 euro al kg”. I risultati? Non tutti gli utenti possono permettersi di spendere queste somme e anche più, e di conseguenza, anziché puntare ai prodotti genuini “si accontentano dei surgelati”. Aumenti che destano stupore e che non sarebbero da sottovalutare, come ha evidenziato il presidente AGCI Emilio Palumbo, soprattutto perché “il calo di consumi dei prodotti ittici ormai è diventato costante, ovvero dura da diversi anni” ha concluso.

Veduta dal Mar Grande

Team Panettone o pandoro?

Uno dei dubbi natalizi più gettonati, senz’altro, è la famosa domanda legata alla coppia “panettone o pandoro: quale piace di più?” Quesito a cui Franco Tamborrino, imprenditore e panificatore da quarant’anni, ha prontamente risposto: “Credo che le persone preferiscano il pandoro, anche se i panettoni artigianali restano tra i più venduti. È un fenomeno che non capirò mai!”. Tamborrino li crea per passione nel suo laboratorio: “Quest’anno ho venduto duecento panettoni – ha proseguito – per mia scelta. Mi diletto, nulla di più. Anche se noto che, in generale, questo settore è in costante crescita perché, man mano, la richiesta dei prodotti artigianali, che indubbiamente sono sinonimo di qualità, sta aumentando a vista d’occhio”.

Panettoni artigianali prodotti da Tamborrino

I primi bilanci

Per Fino e Contento, il bilancio delle spese di quest’anno non è né positivo né negativo, perché è in linea con i risultati raggiunti negli ultimi anni. Tuttavia, la riflessione di Giangrande si spinge al di là dei dati numerici e si focalizza sulle criticità del territorio. Per il presidente di Confcommercio Taranto, fin quando la comunità sarà in balia di tante incertezze, in primis, quelle riguardanti le grandi vertenze, non potranno esserci garanzie di crescita: “Io sono abituato – ha detto – a dire, sempre, quello che penso. Noi, come organizzazione datoriale continueremo a lavorare per il bene della comunità, venendole incontro quanto più possibile, ma abbiamo altrettanto bisogno del supporto delle istituzioni”. Per Giangrande fin quando mancheranno “figure capaci di programmare il futuro”, che siano “davvero autorevoli nel preservare il bene comune”, si potrà fare ben poco.  E la città continuerà a soffrire. “Attualmente – ha concluso il presidente di Confcommercio Taranto – non vedo candidati in grado di cambiare le sorti del nostro territorio. Al di là dei bilanci, che siano positivi o negativi, questa è la mia più grande preoccupazione”.

 

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