Pare facile far festa, eppure meno di due anni fa era impensabile a causa delle misure restrittive conseguenti alla pandemia che ha sconvolto la storia contemporanea. Pare facile far festa, eppure quante volte si trascorrono serate noiose e scontate in contesti “vetrina”, unicamente per poter dire di esserci stati. Pare facile far festa, ma quanto costa divertirsi la sera – e poi ci sono sempre “le stesse facce”. Se l’anafora non è giunta al lettore, specie a quello locale, è sufficiente pensare al repetita iuvant di espressioni come “a Taranto non c’è mai niente da fare”; frasi di un’arrendevolezza altissima che un tarantino consapevole della sua gente può apprezzare.
Eppur si muove. Sono tanti i locali come pub e bar, nonché le organizzazioni variopinte e le associazioni più solide che, negli ultimi tempi, si sono mosse sulla scia di un afflato cittadino assetato di cultura, arte, spettacolo e intrattenimento. Ce n’è per tutti i gusti e non sarebbe affatto corretto scivolare nell’elencazione di tali realtà, in quanto la lista appare ancora apertissima e si rischierebbe di lasciar fuori qualcuno. Di certo, però, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: questa fame atavica di cultura inizia a esser soddisfatta soltanto oggi, ma per ragioni che vengono da molto lontano. Il prototipo della “macchina” si mise in moto con le proteste dei lavoratori ex Ilva di Taranto e il conseguente Concertone del 2013 organizzato dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. Da quel 1° maggio sono passati oltre dieci anni fra rivendicazioni, polemiche, ribellioni, incomprensioni, miracoli, tragedie e un sacco di buona musica, ma è accaduto che la scia artistica è piaciuta parecchio e i germogli si sono moltiplicati, in alcuni casi riuscendo a fiorire.
Fino a buona parte degli anni ’10 del Nuovo Millennio, Taranto era diventata una città realmente depressa con pochissimi luoghi di aggregazione, locali quasi inesistenti ed eventi sporadici, ma adesso l’offerta sembra addirittura superare la domanda, se non fosse per i canonici periodi di rientro di lavoratori e studenti fuorisede, come le festività natalizie. Un catalizzatore importante è stato, poi, il Medimex, che ogni primavera contribuisce a dare alla città un volto più europeo e aperto alle novità, presentandosi come una sorta di “Settimana Santa della musica” non in contrappunto, ma in coro a quella realmente presente nel tessuto sociale cittadino. In questo paesaggio disordinato ancora in costruzione, con numerosi elementi che cercano una precisa collocazione nell’universo, nel 2023 è sicuramente spiccata l’attività promossa da Spazioporto, il Cineporto tarantino di Apulia Film Commission, che ha proposto un’offerta al pubblico a dir poco variegata. Presentazioni di libri, cineforum, dj set, contest, laboratori, performance art e tanti, ma tanti concerti hanno attratto l’attenzione del corriereditaranto.it. A quanto sembra, il 2024 non sarà da meno…

«Ci siamo allineati su un andamento più “compulsivo” degli eventi: ne sentivamo la necessità. Come Afo6 (l’associazione che sta alla base di Spazioporto, ndr) volevamo testare una risposta quasi definitiva alla nostra idea. Siamo partiti nel 2021 in pieno covid, poi un po’ alla volta ci siamo stabilizzati, ma quest’anno sono arrivati i primi risultati sperati. Far sì che il contenitore multiculturale di Spazioporto potesse accogliere tipologie di eventi e di pubblico differenti e tentare di farli convivere fra loro, era un nostro obiettivo». Queste le parole di Sabrina Morea, responsabile dell’area comunicazione di Afo6, in merito all’attività svolta nel 2023, che prosegue: «La cosa bella è quando, effettivamente, vedi giovani e adulti insieme; accomunati da una passione e da un amore condiviso. La nostra intenzione è quella di amplificare ulteriormente la voce di Spazioporto, come contesto legato a Taranto ma aperto ad accogliere spettatori esterni alla città. Ciò sta già avvenendo nel segno di linguaggi musicali nuovi, ma proponendo anche nomi più “grossi” che un club come il nostro può accogliere».
Non un’astrazione ma la verità, come testimoniato da una delle serate più festaiole dell’anno tenutasi a Santo Stefano: “Ground Control to Spazioporto”; un evento ormai divenuto “tradizione”, nonché omaggio all’immenso David Bowie, con una line up che ha visto sul palco numerosi musicisti e un cameo dell’attore e regista Michele Riondino in un’inattesa interpretazione sanguigna di “Rebel Rebel”. Ciò che ha distinto Spazioporto da altri pregevoli contesti della città, è stata proprio la capacità di accorciare le distanze fra star ed emergenti. Ne è teste l’interpretazione di “Life on Mars” del cantautore tarantino Cristiano Cosa, finita nelle storie instagram del collega “big”, nonché conterraneo e ivi presente, Antonio Diodato. Per quanto la società possa essere liquida, non è frequente incontrare i primi classificati a un qualsiasi Festival di Sanremo della storia, che se ne stanno in platea a chiacchierare con i fan (e persino con i giornalisti, sic!) mentre postano le nuove leve sui social. Questo respiro così newyorkese di Spazioporto è la vera essenza dell’arte come necessità, prima che come entità suscettibile di mercato.

«Siamo riusciti a estendere la nostra proposta anche grazie ai bandi cui abbiamo partecipato, e nel 2024 vedremo di lavorare su una scala ancor più larga, restando sempre un punto di riferimento per il pubblico, quanto per gli artisti», prosegue Sabrina Morea, che sottolinea: «L’eco si diffonde nell’ambiente musicale: il feedback che riceviamo è di uno Spazioporto accogliente, tecnicamente preparato e capace di soddisfare le esigenze della sala, dal palcoscenico alla platea».
Afo6 è nota anche per organizzare il Cinzella Festival, di cui è stata svelata la prima data invernale. Il 24 febbraio, infatti, il cantautore Indie-Pop Dente si esibirà sull’ormai ambito proscenio del quartiere Porta Napoli. Un genere che sta tirando molto, specie fra i giovanissimi, ma che come ricorda Morea non resterà l’unico ad essere suonato, ripescando i successi delle atmosfere Jazz e Rock che sono passate da Spazioporto in questi anni. «Stiamo lavorando su più fronti – ammette – c’è entusiasmo. Qualsiasi cosa è perfettibile; vogliamo migliorare ancora mantenendo il giusto equilibrio. Al nostro team non manca la voglia di fare né quella di aprirsi ai linguaggi giovanili e alle esigenze culturali della città e non solo. Condividiamo la passione per quello che facciamo e vogliamo continuare a “mettere insieme” le menti e le generazioni», conclude Sabrina Morea.
Forse il 2024 sarà l’anno della consacrazione di Spazioporto; di certo non quello dell’arrivederci. Quel “capannone” pieno di note vibranti risalta fra gli altri mille abbandonati attorno, nella piena decadenza della periferia meridionale, facendo capolino dal cavalcavia che porta giù in Città Vecchia. Spazioporto sembra guardare non tanto al mare antistante come bellezza da godere, quanto all’orizzonte profondo come sfida da vincere: resta solamente da capire quanto lungo sarà lo sguardo.