“La città è assente, non ci sono iniziative che spingono la gente a ritrovare il piacere di passeggiare per le strade ed acquistare non per necessità, ma per il piacere personale”, “I prezzi sono cresciuti ma il guadagno aggiuntivo è servito principalmente a fronteggiare tutte le spese di fitto, luce, gas e spazzatura del negozio”, “I saldi del 2024 saranno dal 20% al 50% e niente più. Invito la gente a diffidare dei capi in saldo al 70% perché è una vera e propria truffa. Oggi nessun commerciante si può permettersi uno sconto così alto in quanto non si va solo a perdere sulla vendita, ma si rimette di tasca propria”, “Gli acquisti online sono la nostra rovina, il reso gratuito dopo 30 giorni permette a tutti di compare il capo, usarlo e mandarlo indietro”, “I lavori che sono stati fatti in via Liguria nel periodo del Black Friday hanno diminuito notevolmente il flusso della gente, nessuno si avvicinava per via della polvere e del cattivo odore”, “I saldi non funzionano più come una volta. Il periodo è sbagliato, nei primi giorni di gennaio le tasche sono ormai vuote perché si è reduci dagli acquisti del periodo natalizio”.
Queste sono solo alcune delle dichiarazioni che diversi commercianti hanno voluto rilasciare. Le zone campione di questa indagine territoriale sono state Via Liguria, Via Cesare battisti, Via D’acquino ed alcune zone limitrofe. Partendo da queste testimonianze e dal calo delle vendite (del 30%) registrato nel 2023 abbiamo intervistato Mario Raffo Presidente Provinciale Federmoda di Taranto, che ci ha sviscerato le difficoltà che sta vivendo il settore del commercio a livello territoriale.
“Abbiamo chiesto al nostro nazionale di rivedere tutto il nostro sistema, non solo quello dei saldi ma anche le modalità d’acquisto e negli accordi con le aziende perché la situazione è preoccupante” – esordisce Raffo – . Un’ultima indagine sul territorio della Puglia ci mostra che negli ultimi quattro/cinque anni sono state chiuse 600 attività, questo pesa non solo a livello quantitativo, ma anche a livello qualitativo perché sono scomparsi negozi storici che hanno fatto la storia ed il mercato dei vari borghi locali tra cui anche Taranto. È una vera e propria roulette russa, nessuno sa chi sarà il prossimo e questa tensione sta massacrando i lavoratori”.
In questo periodo di crisi quanto ha influito la pressione fiscale?
“Moltissimo, considerate che appena si vende un prodotto il 22% è solo di IVA più tutte le altre spese si arriva al 43%, con un totale del 65% circa di quello che io ho venduto che devo versare allo stato e con la restante parte devo affrontare il normale andamento aziendale che è impossibile. Chiediamo continuamente la diminuzione dei costi e delle spese questo gioverebbe non solo al commerciante ma anche all’acquirente.
È subentrata una sorta di concorrenza sleale in quanto, oggi, le aziende produttrici hanno al 100% un sito online che diventa il primo competitor del suo stesso rivenditore perché quest’ultimo deve fronteggiare diverse spese tra cui chi sarà il prossimo? Quello che oggi arriva per la collezione invernale a luglio tecnicamente l’azienda all’inizio di settembre ha giù pagato tutto”.
Molti esercenti si sono lamentati dei lavori che sono stati fatti, sente che c’è poco interesse da parte dell’Amministrazione locale?
“Ci dovrebbe essere una sinergia tra le associazioni di categoria e l’Amministrazione pubblica e devo dire che questa volta è sfuggita letteralmente al controllo perché i lavori della pista ciclabile su Via Liguria erano stati programmati, ma Confcommercio aveva chiesto di posticiparli all’anno nuovo per salvaguardare il periodo delle festività evitando la mancanza di parcheggi e tutti i disagi che ne seguono all’interno della via. Purtroppo, essendoci anche un bando, andavano conclusi i lavori entro la fine dell’anno 2023, ci era stato solo promesso un periodo breve di esecuzione cosa che, però, non è avvenuta”.
Come si affronta questa situazione di svuotamento delle aree urbane nel commercio?
“Le attività di vicinato sono fondamentali per la sopravvivenza del borgo e ne abbiamo avuto la prova durante il periodo della chiusura forzata dovuta alla pandemia, quando le strade erano deserte, senza le luci dei negozi ed il passeggio della gente. L’atmosfera non solo era triste e deprimente, ma anche poco sicura. Inoltre nelle zone di svuotamento avviene anche il fenomeno della svalutazione degli immobili, cosa che sta accadendo ai locali delle attività che sono state chiuse in via Principe Amedeo e via Mazzini. Di fatto l’amministrazione dovrebbe avere un occhio più attento per quelle che sono le aree urbane senza trascurare la nostra Città Vecchia, che dovrebbe essere un punto di riferimento per tutto il territorio. è stata abbandonata.”
Le vendite online stanno pesando sempre di più, come mai?
“Parlando di collaborazione e di attenzione, negli ultimi anni, si sono modificate le tecniche di acquisto diventando sempre di più individuali. Oggi, le aziende produttrici hanno al 100% un sito online che diventa il primo competitor del suo stesso rivenditore. È subentrata una sorta di concorrenza sleale che non favorisce il negozio fisico”.
Sono state attuate delle strategie di ripresa nel settore del commercio?
“Abbiamo bisogno di affrontare il problema a livello locale e per farlo dobbiamo capire la volontà dell’Amministrazione a modificare questo disagio, necessitiamo di concretezza. Stando ai fatti al momento a Taranto viene svolto un lavoro parziale perché in alcune occasioni veniamo ascoltati, in altre no. Solo i commercianti, che vivono la strada, possono spiegare i reali bisogni”. Ad oggi c’è una condivisione delle difficoltà tra i commercianti e nonostante il 2023 sia stato l’anno peggiore degli ultimi 40 vedo in loro la voglia e un’ambizione di una crescita che potrebbe portare d conseguenza una speranza ad investire su nuove risorse umane”.
