Il 2023 ha sicuramente lasciato il segno. Molti settori, segnati dalla crisi vissuta, cercheranno nel nuovo anno di gestire e superare i diversi problemi, così come altri campi fino ad ora sconosciuti proveranno a mantenere costante il successo quasi inaspettato che hanno ottenuto.

A livello locale tra i vari fenomeni scoppiati nel 2023, troviamo l’interessamento da parte della Generazione Z, ad un genere di lettura che apparteneva ad una fetta minoritaria di lettori, i fumetti. Per cercare di capire meglio le dinamiche interne a questa arte in continuo cambiamento abbiamo intervistato Gian Marco De Francisco, direttore e fondatore della Scuola di fumetto e illustrazione Grafite a Taranto, che ci ha spiegato i punti di forza e le debolezze di questo mondo.

Come spiega la nascita del fenomeno del fumetto?

“I ragazzi negli ultimi anni hanno cambiato moltissimo i loro interessi, la cultura “nerd” è diventata cultura pop ed il classico “sfigatello” che leggeva i fumetti si è trasformato in ragazzo cool! I giovani si ritrovano nel racconto di storie che appartengono alla loro attuale quotidianità intimista ed individualista. È così che possiamo definire l’epoca che stanno e che stiamo vivendo. Questa narrazione accompagna la sensibilità del lettore, il quale si riconosce e non si sente giudicato.  vedono riflessa nei fumetti, in particolare nei Manga”.

Questo interesse ha suscitato la curiosità sulla creazione del fumetto e sulla possibilità di diventare fumettista. Da quanto tempo insegnate questo mestiere sul territorio?

“La scuola di Taranto, che ha sede presso l’istituto A. Volta, lavora da 10 anni. Ci siamo sempre stati, ma non avevamo così tani occhi puntati addosso. La formazione che offriamo abbraccia diverse fasce d’età e a livello locale i corsi ospitano 15/20 unità tra ragazzi e adulti. Lo studio non è dedicato solo al disegno con la matita, ma anche ad alcune tecniche come la prospettiva, l’anatomia, lo studio del personaggio, lo sviluppo delle sceneggiature, la creazione delle storie per allenare la creatività, le tecniche di inchiostrazione su carta e tavoletta grafica, l’utilizzo del colore e lo studio delle stesse tecniche in digitale”.

Il tratto inconfondibile di De Francisco

Ci sono delle opportunità lavorative valide per i ragazzi che intraprendono questo percorso di studi?

“Si, da subito ho voluto creare collaborazioni ed ho cercato di instaurare un rapporto solido con le più grandi case editrici nazionali ed estere, proprio perché alla fine del trimestre organizziamo i colloqui professionali. Grazie a questi gli editori visitano le tre sedi della Puglia -Taranto, Bari, Lecce- valutano i lavori e le varie proposte dei nostri allievi. La DogHead casa di produzione per Netflix, tramite questi incontri, ha selezionato 40 nostri ex studenti, che sono stati regolarmente assunti e lavorano oggi sulla serie animata “Zero Calcare” ed altre serie animate”.

C’è il timore che questa diventi una semplice moda passeggera?

“Sicuramente è moda, non sono certo che passerà con tanta facilità. L’unica convinzione che ho è che dobbiamo essere in grado di anticipare il cambiamento che subirà e che sta già subendo, come tutte le cose che viviamo da qualche anno a questa parte. Proprio come il successo dei Manga dovuto al fatto che non tutti sono coinvolti dallo stesso, ma ogniuno riesce a trovare quello giusto per sé. Oggi l’intrattenimento che cercano i ragazzi è sempre più veloce e meno impegnativo, la lettura di un fumetto è più semplice della lettura del libro o romanzo”.

Questa rapidità non potrebbe spingere i giovani a sviluppare un atteggiamento superficiale che si ripercuote, poi, nella vita quotidiana?

“Si questo potrebbe verificarsi. Il libro ti spinge a costruire un mondo ed immaginarti determinate situazioni, mentre il fumetto attraverso i disegni ti definisce già la fantasia nella quale entrerai. Questa modalità di lettura, che può sembrare superficiale, nasconde una grande complessità in quanto mi hanno insegnato che il fumetto si legge tre volte: la prima in maniera fugace, la seconda associando il testo alle immagini e la terza per catturare tutte le finezze che ci sono all’interno”.

Comix 2023 un vero e proprio successo, come si sente a ricevere un feedback così positivo dopo tutti questi anni di lavoro?

“È una grande soddisfazione, avevamo già notato il cambiamento quantitativo subito dopo la pandemia, si percepiva la voglia di rivedersi e di condividere esperienze, ma questo ultimo anno in particolare per la Puglia è stato appagante, abbiamo registrato 22.000 presenze. Un pubblico generalista che anche solo per il piacere e la curiosità di conoscere questo mondo, ha partecipato attivamente alle iniziative. Non c’è stato un ritorno economico importante a livello territoriale, ma si è acceso un riflettore su un settore che per anni è stato messo in un angolo”.

Come referente a livello locale, dato questo grande flusso di gente, sente di avere uno spazio adeguato a valorizzare questa forma di arte?

“Facendo riferimento anche alle altre città che ospitano questi eventi posso affermare che sia Bari che Lecce hanno grandi spazi, palazzetti e teatri che accolgono queste iniziative, per non parlare della Fiera del Levante, mentre qui a Taranto dobbiamo adeguarci a strutture che ormai sono troppo piccole per una platea che continua a crescere. Sentiamo che gli spazi ed i servizi che ci mettono a disposizione iniziano ad essere stretti. So benissimo che problematiche di questo genere non si risolvono in poco tempo e l’Amministrazione necessita di tempi di programmazione più lunghi, ma anche attraverso la semplice partecipazione ad un tavolo di organizzazione, la collaborazione e la conoscenza delle reali necessità si farebbe la differenza”.

Ai ragazzi che, presi dalla “moda del momento” decidono di iniziare un percorso di studi, cosa consiglia?

“In questo mondo vige la meritocrazia che permette la naturale selezione durante gli anni di studio. Ci siamo trovati di fronte alunni che non avevano un vero e proprio talento, che hanno iniziato con l’omino stilizzato fatto male ed hanno terminato gli anni con dei veri capolavori, solo grazie alla dedizione e all’allenamento della passione. Bisogna avere il desiderio di coltivare questo mestiere. A volte il talento non basta, saper disegnare non vuol dire disegnare bene”,

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